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“Si può togliere?” È la prima domanda di chi trova un graffio sulla propria auto. E la risposta onesta è: dipende dalla profondità. Alcuni graffi si eliminano completamente, altri si riducono, altri ancora non si tolgono senza riverniciare. Capire in quale categoria rientra il segno che hai davanti è il primo passo — perché evita sia le aspettative sbagliate sia i rimedi fai-da-te che rischiano di peggiorare la situazione.

In questa guida vediamo come riconoscere i diversi tipi di graffio, cosa si può fare realmente per ciascuno e quando, invece, l’unica strada corretta è un intervento di carrozzeria. Senza promesse gonfiate: solo ciò che la tecnica permette davvero. Fa parte del nostro approfondimento sulla lucidatura e correzione della vernice, a cui puoi tornare per il quadro d’insieme.

Come capire quanto è profondo un graffio: tre prove semplici

Prima di decidere cosa fare, conviene farsi un’idea della profondità. Ci sono tre modi semplici, che insieme danno un quadro abbastanza affidabile — sono le stesse prove che un professionista fa istintivamente prima ancora di iniziare a lavorare sulla vernice.

Il test dell’unghia. Si passa delicatamente l’unghia perpendicolare al graffio. Se scorre liscia senza impuntarsi, il segno è superficiale e interessa solo lo strato trasparente. Se l’unghia si aggancia, il graffio è più profondo e ha raggiunto o superato il trasparente, arrivando verso il colore.

Guardare il colore dentro il graffio. È forse l’indizio più rivelatore, perché la vernice di un’auto è fatta di strati sovrapposti e ogni strato ha un colore diverso. Un graffio che appare come una sottile linea biancastra o argentea, che scintilla sui bordi sotto la luce, è quasi sempre nel solo trasparente. Se invece all’interno del solco si intravede il colore della carrozzeria, il graffio ha raggiunto lo strato di colore. E se si vede una riga grigia, bianca opaca o addirittura un luccichio metallico, il segno è arrivato ancora più in profondità — fino al primer o alla lamiera — e a quel punto si è ormai oltre il campo della correzione.

La prova dell’acqua. È un metodo semplice e sorprendentemente affidabile, usato anche dai professionisti. Si bagna il graffio con un po’ d’acqua e si osserva. Se il segno quasi sparisce quando è bagnato, è superficiale: l’acqua riempie temporaneamente il solco e ridirige la luce, esattamente come farebbe una lucidatura — segno che il danno è solo nel trasparente e il colore sotto è intatto. Se invece il graffio resta ben visibile anche da bagnato, significa che è profondo: l’acqua non riesce a nasconderlo perché il danno ha raggiunto il colore o il primer.

Nessuna di queste prove, da sola, è una diagnosi definitiva — quella richiede occhio esperto e, a volte, la misurazione dello spessore della vernice. Ma usate insieme danno un’idea realistica di cosa aspettarsi, prima ancora di rivolgersi a un professionista.

Test dell'unghia per valutare la profondità di un graffio alla vernice dell'auto

I tre livelli del graffio (e cosa si può fare per ciascuno)

Semplificando, i graffi si possono raggruppare in tre livelli, ciascuno con una risposta tecnica diversa.

Livello 1 — Graffi leggeri e superficiali

Sono i micrograffi da lavaggio, i cosiddetti swirl (le ragnatele visibili sotto il sole, soprattutto sulle tinte scure), gli aloni e le piccole opacità. Interessano solo la parte più esterna del trasparente. Questi segni si eliminano con la lucidatura: un’azione abrasiva controllata che asporta pochissimi micron e riporta la superficie liscia e riflettente. È il caso più frequente e, nella maggior parte delle situazioni, il più soddisfacente da risolvere. Sulle auto scure, dove questi difetti si notano di più, abbiamo dedicato un approfondimento specifico ai micrograffi sulle auto nere.

Livello 2 — Graffi medi o aree estese, ancora nel trasparente

Quando il graffio è più marcato, la sola lucidatura leggera non basta: serve rimuovere più materiale. È il territorio dei cosiddetti RIDS — acronimo inglese di Random Isolated Deep Scratches, cioè “graffi profondi, isolati e casuali”. Il nome descrive bene di cosa si tratta: a differenza degli swirl, che formano una trama diffusa e regolare, i RIDS sono righe singole, più profonde, senza un disegno preciso — quelle che noti isolate su un pannello quando ci passa sopra la luce. Nascono da contatti accidentali: una chiave, un ramo, un detrito, uno sfregamento.

Hanno una caratteristica che vale la pena conoscere: spesso restano nascosti sotto la trama fitta dei micrograffi più leggeri, ed emergono proprio durante la lucidatura. Quando si rimuovono i segni superficiali, i RIDS che prima erano camuffati saltano all’occhio. È il motivo per cui un professionista serio, prima di iniziare, avverte che potrebbero comparire graffi più profondi non ancora visibili: non è un peggioramento causato dal lavoro, ma qualcosa che c’era già e si rivela.

Finché il segno resta all’interno dello strato trasparente, c’è ancora margine per intervenire senza riverniciare. Qui il professionista ha due strade, e la scelta dipende dalla situazione.

La prima è la lucidatura con abrasivo aggressivo (compound): la lucidatrice, con paste da taglio, asporta il trasparente in modo mirato. La seconda è la carteggiatura a bagnato: si lavora con abrasivi finissimi e acqua per abbassare in modo controllato il graffio o l’area rovinata.

Prima di tutto, un chiarimento, perché la parola “carteggiatura” spaventa e viene spesso confusa. Esistono due carteggiature diverse. Quella a secco si usa per preparare il fondo prima di riverniciare, o per rimuovere del tutto il trasparente: è un lavoro da carrozzeria, propedeutico alla verniciatura. Quella a bagnato è un’altra cosa: resta dentro il trasparente, non arriva al colore, ed è sempre seguita da una rilucidatura che riporta il gloss. Non è verniciatura — è correzione.

Il punto importante è che carteggiatura a bagnato e lucidatura con compound non sono in gerarchia: sono due tecniche alternative, con lo stesso obiettivo — asportare i micron di trasparente necessari ad assorbire il graffio — ma con pro e contro diversi.

Il limite della carteggiatura è il minor controllo sull’abrasione: la quantità di materiale rimosso dipende quasi esclusivamente dalla grana dell’abrasivo, mentre con la lucidatrice si può modulare l’aggressività agendo su velocità di rotazione, orbita e pressione. Il suo vantaggio è che i segni lasciati da una carteggiatura fine sono più piccoli e uniformi di quelli di un compound aggressivo, e quindi più facili da eliminare nella successiva fase di finitura (la lucidatura di rifinitura, o polishing).

Proprio per il controllo fine che richiede, la carteggiatura a bagnato è una tecnica che affonda le radici nel mondo della carrozzeria più che in quello del detailing. Non tutti i professionisti dell’estetica la padroneggiano: richiede strumenti specifici e una sensibilità che si matura lavorando sulla vernice a un livello più profondo. Non è un caso che le competenze per eseguirla in sicurezza arrivino proprio da quel mondo.

Per questo la carteggiatura a bagnato non è una scelta automatica, e ci sono casi in cui è meglio evitarla: su vernici particolarmente deboli, su un trasparente già rovinato o consumato da precedenti lavorazioni, o in zone critiche come spigoli e nervature, dove il trasparente è più sottile e il rischio di attraversarlo è alto. È in queste valutazioni — quale tecnica, dove, con quale intensità — che si vede l’esperienza, più che nell’esecuzione in sé. E vale sempre la regola di fondo: si asporta il minimo indispensabile, perché il trasparente non si rigenera.

Va detto con onestà che non tutti i RIDS si eliminano del tutto. Quando il graffio è profondo, rimuoverlo completamente richiederebbe di asportare troppo trasparente — più di quanto sia prudente. In questi casi l’intervento corretto non è inseguire la sparizione totale a ogni costo, ma attenuare il segno il più possibile — arrotondandone gli spigoli in modo che catturi meno la luce e diventi molto meno visibile — preservando il trasparente che serve a proteggere la vernice negli anni. Un risultato onesto e duraturo vale più di una perfezione apparente ottenuta consumando margine che non tornerà.

Livello 3 — Graffi profondi che arrivano al colore

Se il test dell’unghia mostra che il graffio si aggancia con decisione, se si intravede un colore diverso all’interno del solco (il primer o la lamiera), o se c’è una vera scheggiatura, allora il segno ha superato il trasparente. In questi casi la verità va detta con chiarezza: non esiste correzione, lucidatura o carteggiatura che possa eliminarlo. Riportare la superficie al suo stato originale richiede un intervento di verniciatura, che è terreno della carrozzeria.

Qui vogliamo essere trasparenti anche su un altro punto: quando un graffio richiede la carrozzeria, lo diciamo e, se serve, indichiamo a chi rivolgersi — senza alcun ritorno per noi. Non riceviamo provvigioni e non ci occupiamo di verniciatura: consigliare la strada giusta, anche quando non è la nostra, fa parte del modo in cui pensiamo il rapporto con chi ci affida la propria auto.

Rimuovere graffi profondi con lucidatura

I rimedi fai-da-te: cosa aspettarsi (e cosa temere)

Cercando “come togliere i graffi dall’auto” si trovano decine di soluzioni fai-da-te: paste abrasive, pennarelli, kit di lucidatura. Vale la pena qualche parola onesta, perché non sono tutti uguali e alcuni fanno più danni di quelli che promettono di riparare.

Su un graffio davvero superficiale, un prodotto di finitura usato con delicatezza può dare un miglioramento. Il problema nasce con le paste abrasive aggressive e con l’uso della lucidatrice in mani inesperte: su un graffio profondo non funzionano (il segno è oltre la loro portata), e nel tentativo di insistere si rischia di assottigliare il trasparente, creare aloni e ologrammi, o allargare il danno. I pennarelli e i kit “ritocco” non eliminano il graffio: al massimo lo camuffano riempiendolo di vernice, con un risultato che raramente regge nel tempo o alla vista ravvicinata.

La regola pratica: più il graffio è profondo, meno il fai-da-te aiuta e più aumenta il rischio di peggiorare. Su un’auto di valore, il margine tra migliorare e rovinare è sottile — e recuperare da un fai-da-te andato male costa spesso più che affrontare il problema bene fin dall’inizio.

In sintesi

Non tutti i graffi sono uguali, e la differenza tra “si toglie” e “non si toglie” sta nella profondità. I segni leggeri si risolvono con la lucidatura; quelli medi, se restano nel trasparente, con la carteggiatura a bagnato e la successiva rilucidatura; quelli che arrivano al colore richiedono la carrozzeria, ed è giusto saperlo prima di spendere tempo e denaro in soluzioni che non possono funzionare. Capire a quale livello appartiene il graffio che hai davanti è il modo migliore per scegliere l’intervento giusto — o per sapere quando l’intervento giusto è un altro.

“Si può togliere?” È la prima domanda di chi trova un graffio sulla propria auto. E la risposta onesta è: dipende dalla profondità. Alcuni graffi si eliminano completamente, altri si riducono, altri ancora non si tolgono senza riverniciare. Capire in quale categoria rientra il segno che hai davanti è il primo passo — perché evita sia le aspettative sbagliate sia i rimedi fai-da-te che rischiano di peggiorare la situazione.

In questa guida vediamo come riconoscere i diversi tipi di graffio, cosa si può fare realmente per ciascuno e quando, invece, l’unica strada corretta è un intervento di carrozzeria. Senza promesse gonfiate: solo ciò che la tecnica permette davvero. Fa parte del nostro approfondimento sulla lucidatura e correzione della vernice, a cui puoi tornare per il quadro d’insieme.

Come capire quanto è profondo un graffio: tre prove semplici

Prima di decidere cosa fare, conviene farsi un’idea della profondità. Ci sono tre modi semplici, che insieme danno un quadro abbastanza affidabile — sono le stesse prove che un professionista fa istintivamente prima ancora di iniziare a lavorare sulla vernice.

Il test dell’unghia. Si passa delicatamente l’unghia perpendicolare al graffio. Se scorre liscia senza impuntarsi, il segno è superficiale e interessa solo lo strato trasparente. Se l’unghia si aggancia, il graffio è più profondo e ha raggiunto o superato il trasparente, arrivando verso il colore.

Guardare il colore dentro il graffio. È forse l’indizio più rivelatore, perché la vernice di un’auto è fatta di strati sovrapposti e ogni strato ha un colore diverso. Un graffio che appare come una sottile linea biancastra o argentea, che scintilla sui bordi sotto la luce, è quasi sempre nel solo trasparente. Se invece all’interno del solco si intravede il colore della carrozzeria, il graffio ha raggiunto lo strato di colore. E se si vede una riga grigia, bianca opaca o addirittura un luccichio metallico, il segno è arrivato ancora più in profondità — fino al primer o alla lamiera — e a quel punto si è ormai oltre il campo della correzione.

La prova dell’acqua. È un metodo semplice e sorprendentemente affidabile, usato anche dai professionisti. Si bagna il graffio con un po’ d’acqua e si osserva. Se il segno quasi sparisce quando è bagnato, è superficiale: l’acqua riempie temporaneamente il solco e ridirige la luce, esattamente come farebbe una lucidatura — segno che il danno è solo nel trasparente e il colore sotto è intatto. Se invece il graffio resta ben visibile anche da bagnato, significa che è profondo: l’acqua non riesce a nasconderlo perché il danno ha raggiunto il colore o il primer.

Nessuna di queste prove, da sola, è una diagnosi definitiva — quella richiede occhio esperto e, a volte, la misurazione dello spessore della vernice. Ma usate insieme danno un’idea realistica di cosa aspettarsi, prima ancora di rivolgersi a un professionista.

Test dell'unghia per valutare la profondità di un graffio alla vernice dell'auto

I tre livelli del graffio (e cosa si può fare per ciascuno)

Semplificando, i graffi si possono raggruppare in tre livelli, ciascuno con una risposta tecnica diversa.

Livello 1 — Graffi leggeri e superficiali

Sono i micrograffi da lavaggio, i cosiddetti swirl (le ragnatele visibili sotto il sole, soprattutto sulle tinte scure), gli aloni e le piccole opacità. Interessano solo la parte più esterna del trasparente. Questi segni si eliminano con la lucidatura: un’azione abrasiva controllata che asporta pochissimi micron e riporta la superficie liscia e riflettente. È il caso più frequente e, nella maggior parte delle situazioni, il più soddisfacente da risolvere. Sulle auto scure, dove questi difetti si notano di più, abbiamo dedicato un approfondimento specifico ai micrograffi sulle auto nere.

Livello 2 — Graffi medi o aree estese, ancora nel trasparente

Quando il graffio è più marcato, la sola lucidatura leggera non basta: serve rimuovere più materiale. È il territorio dei cosiddetti RIDS — acronimo inglese di Random Isolated Deep Scratches, cioè “graffi profondi, isolati e casuali”. Il nome descrive bene di cosa si tratta: a differenza degli swirl, che formano una trama diffusa e regolare, i RIDS sono righe singole, più profonde, senza un disegno preciso — quelle che noti isolate su un pannello quando ci passa sopra la luce. Nascono da contatti accidentali: una chiave, un ramo, un detrito, uno sfregamento.

Hanno una caratteristica che vale la pena conoscere: spesso restano nascosti sotto la trama fitta dei micrograffi più leggeri, ed emergono proprio durante la lucidatura. Quando si rimuovono i segni superficiali, i RIDS che prima erano camuffati saltano all’occhio. È il motivo per cui un professionista serio, prima di iniziare, avverte che potrebbero comparire graffi più profondi non ancora visibili: non è un peggioramento causato dal lavoro, ma qualcosa che c’era già e si rivela.

Finché il segno resta all’interno dello strato trasparente, c’è ancora margine per intervenire senza riverniciare. Qui il professionista ha due strade, e la scelta dipende dalla situazione.

La prima è la lucidatura con abrasivo aggressivo (compound): la lucidatrice, con paste da taglio, asporta il trasparente in modo mirato. La seconda è la carteggiatura a bagnato: si lavora con abrasivi finissimi e acqua per abbassare in modo controllato il graffio o l’area rovinata.

Prima di tutto, un chiarimento, perché la parola “carteggiatura” spaventa e viene spesso confusa. Esistono due carteggiature diverse. Quella a secco si usa per preparare il fondo prima di riverniciare, o per rimuovere del tutto il trasparente: è un lavoro da carrozzeria, propedeutico alla verniciatura. Quella a bagnato è un’altra cosa: resta dentro il trasparente, non arriva al colore, ed è sempre seguita da una rilucidatura che riporta il gloss. Non è verniciatura — è correzione.

Il punto importante è che carteggiatura a bagnato e lucidatura con compound non sono in gerarchia: sono due tecniche alternative, con lo stesso obiettivo — asportare i micron di trasparente necessari ad assorbire il graffio — ma con pro e contro diversi.

Il limite della carteggiatura è il minor controllo sull’abrasione: la quantità di materiale rimosso dipende quasi esclusivamente dalla grana dell’abrasivo, mentre con la lucidatrice si può modulare l’aggressività agendo su velocità di rotazione, orbita e pressione. Il suo vantaggio è che i segni lasciati da una carteggiatura fine sono più piccoli e uniformi di quelli di un compound aggressivo, e quindi più facili da eliminare nella successiva fase di finitura (la lucidatura di rifinitura, o polishing).

Proprio per il controllo fine che richiede, la carteggiatura a bagnato è una tecnica che affonda le radici nel mondo della carrozzeria più che in quello del detailing. Non tutti i professionisti dell’estetica la padroneggiano: richiede strumenti specifici e una sensibilità che si matura lavorando sulla vernice a un livello più profondo. Non è un caso che le competenze per eseguirla in sicurezza arrivino proprio da quel mondo.

Per questo la carteggiatura a bagnato non è una scelta automatica, e ci sono casi in cui è meglio evitarla: su vernici particolarmente deboli, su un trasparente già rovinato o consumato da precedenti lavorazioni, o in zone critiche come spigoli e nervature, dove il trasparente è più sottile e il rischio di attraversarlo è alto. È in queste valutazioni — quale tecnica, dove, con quale intensità — che si vede l’esperienza, più che nell’esecuzione in sé. E vale sempre la regola di fondo: si asporta il minimo indispensabile, perché il trasparente non si rigenera.

Va detto con onestà che non tutti i RIDS si eliminano del tutto. Quando il graffio è profondo, rimuoverlo completamente richiederebbe di asportare troppo trasparente — più di quanto sia prudente. In questi casi l’intervento corretto non è inseguire la sparizione totale a ogni costo, ma attenuare il segno il più possibile — arrotondandone gli spigoli in modo che catturi meno la luce e diventi molto meno visibile — preservando il trasparente che serve a proteggere la vernice negli anni. Un risultato onesto e duraturo vale più di una perfezione apparente ottenuta consumando margine che non tornerà.

Livello 3 — Graffi profondi che arrivano al colore

Se il test dell’unghia mostra che il graffio si aggancia con decisione, se si intravede un colore diverso all’interno del solco (il primer o la lamiera), o se c’è una vera scheggiatura, allora il segno ha superato il trasparente. In questi casi la verità va detta con chiarezza: non esiste correzione, lucidatura o carteggiatura che possa eliminarlo. Riportare la superficie al suo stato originale richiede un intervento di verniciatura, che è terreno della carrozzeria.

Qui vogliamo essere trasparenti anche su un altro punto: quando un graffio richiede la carrozzeria, lo diciamo e, se serve, indichiamo a chi rivolgersi — senza alcun ritorno per noi. Non riceviamo provvigioni e non ci occupiamo di verniciatura: consigliare la strada giusta, anche quando non è la nostra, fa parte del modo in cui pensiamo il rapporto con chi ci affida la propria auto.

Rimuovere graffi profondi con lucidatura

I rimedi fai-da-te: cosa aspettarsi (e cosa temere)

Cercando “come togliere i graffi dall’auto” si trovano decine di soluzioni fai-da-te: paste abrasive, pennarelli, kit di lucidatura. Vale la pena qualche parola onesta, perché non sono tutti uguali e alcuni fanno più danni di quelli che promettono di riparare.

Su un graffio davvero superficiale, un prodotto di finitura usato con delicatezza può dare un miglioramento. Il problema nasce con le paste abrasive aggressive e con l’uso della lucidatrice in mani inesperte: su un graffio profondo non funzionano (il segno è oltre la loro portata), e nel tentativo di insistere si rischia di assottigliare il trasparente, creare aloni e ologrammi, o allargare il danno. I pennarelli e i kit “ritocco” non eliminano il graffio: al massimo lo camuffano riempiendolo di vernice, con un risultato che raramente regge nel tempo o alla vista ravvicinata.

La regola pratica: più il graffio è profondo, meno il fai-da-te aiuta e più aumenta il rischio di peggiorare. Su un’auto di valore, il margine tra migliorare e rovinare è sottile — e recuperare da un fai-da-te andato male costa spesso più che affrontare il problema bene fin dall’inizio.

In sintesi

Non tutti i graffi sono uguali, e la differenza tra “si toglie” e “non si toglie” sta nella profondità. I segni leggeri si risolvono con la lucidatura; quelli medi, se restano nel trasparente, con la carteggiatura a bagnato e la successiva rilucidatura; quelli che arrivano al colore richiedono la carrozzeria, ed è giusto saperlo prima di spendere tempo e denaro in soluzioni che non possono funzionare. Capire a quale livello appartiene il graffio che hai davanti è il modo migliore per scegliere l’intervento giusto — o per sapere quando l’intervento giusto è un altro.

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FAQ

LEGGI QUI LE RISPOSTE AD ALCUNE TRA LE DOMANDE PIU’ FREQUENTI:

Cos’è la nanotecnologia?

E’ un ramo della scienza che si occupa del controllo e della manipolazione della materia su scala dimensionale nanometrica (un miliardesimo di metro). A livello “nano”,  i comportamenti e le caratteristiche della materia si modificano in modo notevole con proprietà e funzionalità che vanno fondamentalmente in due direzioni: o sono notevolmente migliorate o sono completamente nuove.

Cos’è Ceramic Pro?

E’ un liquido trasparente a base di biossido di silicio composto di nanomolecole. Una volta applicato, le nanomolecole riempiono gli spazi vuoti esistenti sulla superficie fino a formare una barriera che isola il substrato originale dai contaminanti del mondo esterno. 

Ceramic Pro può danneggiare la mia auto?

No. Ceramic Pro è assolutamente sicuro, per qualsiasi superficie. Non danneggia vernice o trasparente e non inficia la garanzia originale della tua auto.

Ceramic Pro può nel tempo crepare, pelare o ingiallire?

No. Tutti i prodotti Ceramic Pro sono sottoposti a severi test da parte di SGS, che ne garantiscono l’assoluta affidabilità anche in questo senso.

Ceramic Pro è un’alternativa alla cera?

Sì, una alternativa di gran lunga più performante, sotto tutti i punti di vista, e durevole. Una volta applicato il Ceramic Pro non c’è più bisogno di alcuna cera o altro protettivo. La manutenzione a tuo carico richiede solo lavaggio con acqua e detersivo neutro.

Posso acquistare e applicare da solo Ceramic Pro?

No. Il Ceramic Pro può essere venduto ed applicato esclusivamente da centri certificati ed autorizzati. Ogni altra soluzione, oltre a rischiare di creare danni alla superficie e compromettere il risultato finale, fa decadere ogni diritto alla garanzia.

È applicabile anche su veicoli opachi?

Sì. Anzi, proprio perché i trasparenti opachi sono particolarmente problematici in tema di mantenimento e manutenzione, l’applicazione del Ceramic Pro è ancora più utile e funzionale.

La protezione contro i graffi è assoluta?

La durezza del Ceramic Pro è tre volte superiore a quella di un tradizionale trasparente. Ciò aumenta notevolmente la resistenza della superficie, ma, nonostante ciò, non è possibile fornire una garanzia assoluta contro graffi, scheggiature e abrasioni. Eventuali difetti eventualmente creatisi al di sopra dello strato di base verniciante, però, possono essere molto più facilmente ripristinati.

Che tipo di manutenzione è necessaria?

Per una corretta manutenzione è sufficiente lavare a mano periodicamente la vettura, con solo detergente neutro. Oltre a questo è necessario svolgere, presso il nostro centro, il ciclo di mantenimento annuale.

In cosa consiste l’attività di mantenimento?

Si tratta di un passaggio annuale presso il nostro centro al fine di una verifica dello stato della protezione ed il ripristino di eventuali particelle superficiali di prodotto deteriorate. Il prezzo di tale attività è già incluso nel costo del pacchetto acquistato.

Viene fornita una garanzia con Ceramic Pro?

Sì, per il periodo indicato in funzione del tipo di trattamento (da due anni fino a vita). La validità della garanzia è subordinata alla puntuale esecuzione del ciclo di mantenimento.

Quanto costa Ceramic Pro?

Dipende dal pacchetto scelto, dalle dimensioni e dalle condizioni del veicolo da trattare. Per dare comunque un riferimento, si parte dai 600 Euro fino ad arrivare a circa 3000 per la protezione a vita.

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Cos’è la nanotecnologia?

E’ un ramo della scienza che si occupa del controllo e della manipolazione della materia su scala dimensionale nanometrica (un miliardesimo di metro). A livello “nano”,  i comportamenti e le caratteristiche della materia si modificano in modo notevole con proprietà e funzionalità che vanno fondamentalmente in due direzioni: o sono notevolmente migliorate o sono completamente nuove.

Cos’è Ceramic Pro?

E’ un liquido trasparente a base di biossido di silicio composto di nanomolecole. Una volta applicato, le nanomolecole riempiono gli spazi vuoti esistenti sulla superficie fino a formare una barriera che isola il substrato originale dai contaminanti del mondo esterno. 

Ceramic Pro può danneggiare la mia auto?

No. Ceramic Pro è assolutamente sicuro, per qualsiasi superficie. Non danneggia vernice o trasparente e non inficia la garanzia originale della tua auto.

Ceramic Pro può nel tempo crepare, pelare o ingiallire?

No. Tutti i prodotti Ceramic Pro sono sottoposti a severi test da parte di SGS, che ne garantiscono l’assoluta affidabilità anche in questo senso.

Ceramic Pro è un’alternativa alla cera?

Sì, una alternativa di gran lunga più performante, sotto tutti i punti di vista, e durevole. Una volta applicato il Ceramic Pro non c’è più bisogno di alcuna cera o altro protettivo. La manutenzione a tuo carico richiede solo lavaggio con acqua e detersivo neutro.

Posso acquistare e applicare da solo Ceramic Pro?

No. Il Ceramic Pro può essere venduto ed applicato esclusivamente da centri certificati ed autorizzati. Ogni altra soluzione, oltre a rischiare di creare danni alla superficie e compromettere il risultato finale, fa decadere ogni diritto alla garanzia.

È applicabile anche su veicoli opachi?

Sì. Anzi, proprio perché i trasparenti opachi sono particolarmente problematici in tema di mantenimento e manutenzione, l’applicazione del Ceramic Pro è ancora più utile e funzionale.

La protezione contro i graffi è assoluta?

La durezza del Ceramic Pro è tre volte superiore a quella di un tradizionale trasparente. Ciò aumenta notevolmente la resistenza della superficie, ma, nonostante ciò, non è possibile fornire una garanzia assoluta contro graffi, scheggiature e abrasioni. Eventuali difetti eventualmente creatisi al di sopra dello strato di base verniciante, però, possono essere molto più facilmente ripristinati.

Che tipo di manutenzione è necessaria?

Per una corretta manutenzione è sufficiente lavare a mano periodicamente la vettura, con solo detergente neutro. Oltre a questo è necessario svolgere, presso il nostro centro, il ciclo di mantenimento annuale.

In cosa consiste l’attività di mantenimento?

Si tratta di un passaggio annuale presso il nostro centro al fine di una verifica dello stato della protezione ed il ripristino di eventuali particelle superficiali di prodotto deteriorate. Il prezzo di tale attività è già incluso nel costo del pacchetto acquistato.

Viene fornita una garanzia con Ceramic Pro?

Sì, per il periodo indicato in funzione del tipo di trattamento (da due anni fino a vita). La validità della garanzia è subordinata alla puntuale esecuzione del ciclo di mantenimento.

Quanto costa Ceramic Pro?

Dipende dal pacchetto scelto, dalle dimensioni e dalle condizioni del veicolo da trattare. Per dare comunque un riferimento, si parte dai 600 Euro fino ad arrivare a circa 3000 per la protezione a vita.