La differenza tra un PPF che resta invisibile e performante nel tempo e uno che inizia presto a perdere resa si vede spesso nel momento più semplice: il lavaggio. Il lavaggio auto con PPF non è complicato, ma richiede metodo, prodotti adeguati e qualche attenzione in più rispetto a una carrozzeria non protetta. Chi ha scelto una pellicola protettiva lo ha fatto per preservare vernice, estetica e valore del veicolo. Sarebbe un controsenso ridurne la durata con una manutenzione sbagliata.
Il punto chiave è questo: il PPF non rende l’auto indistruttibile e non autorizza trattamenti aggressivi. Al contrario, una protezione di alto livello esprime il massimo quando viene mantenuta con la stessa precisione con cui è stata installata. Sporco stradale, residui ferrosi, calcare, insetti e contaminazioni urbane possono compromettere l’aspetto superficiale della pellicola se non vengono gestiti correttamente.
Questa pagina fa parte di come si mantiene un’auto con coating, PPF o wrapping, e si occupa degli errori che una pellicola paga più della vernice.
Come cambia il lavaggio auto con PPF
Un’auto protetta con Paint Protection Film ha una superficie diversa dalla vernice nuda. La pellicola è progettata per assorbire impatti leggeri, resistere ad aggressioni chimiche e, in molti casi, autorigenerare microsegni superficiali con il calore. Questo però non significa che tolleri spazzole dure, detergenti troppo alcalini o asciugature approssimative.
Il lavaggio deve rispettare tre obiettivi:
- il primo è rimuovere lo sporco senza creare attrito inutile;
- il secondo è non stressare bordi, giunzioni e zone sensibili del film;
- il terzo è evitare residui chimici che nel tempo possono alterare gloss, trasparenza e idrofobicità superficiale.
Su vetture premium e sportive questo aspetto conta ancora di più. Le superfici sono spesso più complesse, con prese d’aria, modanature, elementi lucidi e pannelli ad alto impatto visivo. Se il lavaggio è eseguito male, il difetto si nota subito.

Quando lavare un’auto appena protetta con PPF
Dopo l’installazione del film è necessario rispettare i tempi indicati dal professionista. In generale, nei primi giorni la pellicola sta completando la propria stabilizzazione adesiva e il lavaggio deve essere evitato. Anticipare i tempi può interferire con i bordi, soprattutto se si usano getti ad alta pressione o prodotti non idonei.
Se la pellicola installata ha applicato un coating è opportuno essere ancora più attenti ed in particolare asciugare sempre la vettura, in caso di pioggia, prima di ricoverarla in garage. La polimerizzazione completa dei rivestimenti nanoceramici, in genere, richiede un tempo di 1-2 settimane, durante le quali la superficie è più sensibile a elementi chimici aggressivi quale il calcare, che possono produrre danni complessi da rimuovere, soprattutto se l’asciugatura avviene al sole.
Anche dopo questo periodo iniziale, la regola resta la stessa: meglio un lavaggio accurato e regolare che interventi sporadici con sporco ormai stratificato. In ambiente urbano, tra smog, pioggia acida, polveri dei freni e depositi minerali, lasciare contaminazioni sulla superficie troppo a lungo è sempre una scelta sfavorevole.
Sia il PPF che i coating, infatti, funzionano grazie a una superficie liscia e a bassa energia superficiale. I depositi di contaminanti creano una “crosta” che interrompe questo effetto: l’acqua smette di formare gocce e inizia a lasciare aloni. Una volta che l’idrofobicità cala, lo sporco aderisce molto più facilmente.
Con il tempo i depositi si accumulano nei micropori del coating o del PPF, producendo perdita di brillantezza e trasparenza, dando un effetto “velato” o lattiginoso, soprattutto visibile sui colori scuri.
Lavaggio a mano o autolavaggio?
La risposta è scontata, ma la domanda va posta.
Se l’obiettivo è conservare il PPF nelle migliori condizioni, l’autolavaggio con spazzole è l’opzione da escludere categoricamente. Le spazzole trattengono contaminazioni raccolte da altri veicoli e possono generare segni superficiali, opacità e stress meccanico sui bordi del film. Anche quando il PPF possiede proprietà self-healing, questo non deve essere interpretato come una licenza a sottoporlo a usura evitabile. Molti produttori di pellicole prevedono l’annullamento della garanzia in caso di lavaggi eseguiti in maniera non corretta ed in particolare attraverso l’utilizzo di spazzole automatiche.
Il lavaggio a mano è la soluzione preferibile. Consente di controllare pressione, contatto, pulizia degli accessori e qualità dei prodotti. E soprattutto permette di lavorare con più delicatezza nelle aree dove la pellicola incontra spigoli, sensori, badge e profili. E’ generalmente ammissibile l’utilizzo di getti d’acqua ad alta pressione con l’accortezza di mantenersi con la lancia ad una certa distanza dalla superficie (almeno 50 cm.) e soprattutto dai bordi.
L’utilizzo delle piazzole self service spesso è una scelta necessaria, ma vanno selezionate in funzione della qualità di strumenti e prodotti messi a disposizione, dal momento che, normalmente, non consentono l’utilizzo dei propri. Non dovrebbe essere un problema, ad esempio, fornire la scheda tecnica, o almeno informazioni adeguate, circa i detergenti per prelavaggio e lavaggio.
Il metodo corretto per il lavaggio auto con PPF
Un buon lavaggio parte sempre dal prelavaggio. Questa fase scioglie e ammorbidisce lo sporco più grossolano, riducendo il rischio di trascinarlo sulla superficie durante il contatto manuale. Su un PPF è particolarmente utile per limitare microabrasioni e mantenere la finitura uniforme.
Dopo il prelavaggio si passa al risciacquo e poi al lavaggio con shampoo neutro, guanto in microfibra di qualità e tecnica a due secchi. Non è un rituale estetico: è un protocollo concreto per separare sporco e soluzione pulita, abbassando il rischio di creare segni. Le zone basse dell’auto, più contaminate, vanno trattate per ultime.
E’ sempre preferibile, quando si agisce sulla, superficie, utilizzare movimenti lineari e non circolari: permette un maggior controllo sulla pressione esercitata e riduce l’attrito localizzato. Il guanto non “ruota” sempre sullo stesso punto, distribuendo meglio lo sporco e la lubrificazione.
La pressione dell’acqua deve essere gestita con intelligenza. Un getto troppo vicino ai bordi del PPF può sollecitare la pellicola in modo improprio, soprattutto su installazioni recenti o in presenza di spigoli complessi. La distanza conta tanto quanto la pressione stessa.
L’asciugatura è spesso sottovalutata, ma è decisiva. Lasciare asciugare l’acqua all’aria favorisce macchie di calcare, molto visibili soprattutto su pellicole lucide e tinte scure. Meglio usare panni in microfibra ad alta capacità assorbente, puliti e dedicati, tamponando o accompagnando l’acqua senza pressione eccessiva.
Ciò è preferibile anche quando si utilizzano impianti con acqua osmotica, soprattutto se non se ne conoscono le capacità di filtrazione (che non sono sempre le stesse) e lo stato di manutenzione. In ogni caso l’acqua osmotica non è mai completamente demineralizzata: valori che possono essere considerati adeguati non devono superare i 20 PPM (20 PPM = 20 parti di minerali ogni 1.000.000 di parti di acqua). Non è scontato nei lavaggi self service.

Prodotti adatti e prodotti da evitare
Sul PPF funzionano meglio detergenti pH neutro (ideale tra pH 6 e 8) o comunque formulati per superfici protette. L’obiettivo non è solo pulire, ma farlo senza impoverire la finitura superficiale e senza lasciare residui aggressivi. Gli shampoo troppo sgrassanti possono essere efficaci sullo sporco pesante, ma sul lungo periodo non sono la scelta più equilibrata per una manutenzione ordinaria.
Va fatta una distinzione utile: un conto è il lavaggio di mantenimento, un conto è la decontaminazione. Se ci sono insetti tenaci, resina, calcare o fallout ferroso, servono prodotti specifici. Ma specifico non significa indiscriminato. Alcuni decontaminanti richiedono esperienza nei tempi di posa e nel risciacquo, perché un uso scorretto può opacizzare o stressare la superficie.
Da evitare, salvo indicazione tecnica precisa, solventi forti, detergenti alcalini (pH >9) o acidi, spugne abrasive polish, cere e quick detailer non idonei al film. Molti danni non sono immediati: compaiono nel tempo sotto forma di ingiallimento localizzato, perdita di brillantezza o differenze visive tra pannelli.
Gli errori più comuni che accorciano la vita del PPF
Il primo errore è lavare troppo poco. Sembra paradossale, ma lasciare sporco e contaminazioni sulla superficie per settimane espone il film a un carico chimico continuo. Insetti e guano, per esempio, vanno rimossi il prima possibile.
Il secondo errore è confondere resistenza e invulnerabilità. Il PPF protegge, ma non annulla la necessità di tecnica. Spazzole, panni sporchi e pressione eccessiva restano fattori di rischio.
Il terzo errore è usare prodotti sbagliati nel tentativo di ottenere un risultato più rapido. Molti detergenti molto aggressivi danno una sensazione iniziale di pulizia profonda, ma il prezzo si paga in stabilità estetica e durata.
Infine c’è l’errore della fretta. Lavare un’auto protetta sotto il sole, su superficie calda o con acqua che asciuga troppo in fretta significa aumentare il rischio di aloni e macchie minerali. Un buon risultato nasce da condizioni controllate, non da interventi improvvisati.
PPF lucido, opaco o con coating sopra: cosa cambia
Non tutti i film si mantengono nello stesso modo. Un PPF lucido punta sulla massima trasparenza e profondità visiva, quindi qualsiasi alone, deposito di calcare o microsegno superficiale tende a emergere più facilmente sotto certe luci. Serve maggiore attenzione in asciugatura e nella scelta dei panni.
Il PPF opaco richiede ancora più disciplina. Qui non si cerca brillantezza, ma uniformità della finitura. Prodotti sbagliati o protettivi non compatibili possono alterare l’effetto satinato, creando zone più scure o più lucide.
Se sopra il PPF è stato applicato anche un coating dedicato, il lavaggio può diventare ancora più semplice grazie a maggiore scorrevolezza e idrofobicità. Ma anche in questo caso il vantaggio non elimina la necessità di un protocollo corretto. Un coating aiuta la manutenzione, non sostituisce la manutenzione.
Perché la manutenzione professionale fa la differenza
Su veicoli di valore, la manutenzione non dovrebbe essere trattata come un dettaglio secondario. Il professionista non si limita a lavare: valuta stato della pellicola, livello di contaminazione, presenza di macchie minerali, condizioni dei bordi e comportamento della superficie. Questo permette di intervenire prima che un difetto leggero diventi un problema visibile.
In un centro specializzato come Ceramic Pro Milano, il lavaggio e la manutenzione si inseriscono in un approccio più ampio, orientato alla conservazione del risultato estetico e prestazionale nel tempo. È una differenza sostanziale rispetto a un lavaggio generico: non si pulisce soltanto l’auto, si preserva un investimento tecnico.
Per chi utilizza l’auto ogni giorno tra traffico, polveri sottili, pioggia e contaminazioni urbane, programmare controlli e lavaggi corretti è spesso la scelta più efficiente. Non per formalità, ma per evitare che trascuratezza e abitudini sbagliate annullino parte del vantaggio ottenuto con il PPF.
Una pellicola protettiva di qualità dà il meglio quando anche la manutenzione è all’altezza. E il vero lusso, alla fine, non è soltanto avere un’auto protetta: è vederla restare impeccabile nel tempo, senza compromessi.
La differenza tra un PPF che resta invisibile e performante nel tempo e uno che inizia presto a perdere resa si vede spesso nel momento più semplice: il lavaggio. Il lavaggio auto con PPF non è complicato, ma richiede metodo, prodotti adeguati e qualche attenzione in più rispetto a una carrozzeria non protetta. Chi ha scelto una pellicola protettiva lo ha fatto per preservare vernice, estetica e valore del veicolo. Sarebbe un controsenso ridurne la durata con una manutenzione sbagliata.
Il punto chiave è questo: il PPF non rende l’auto indistruttibile e non autorizza trattamenti aggressivi. Al contrario, una protezione di alto livello esprime il massimo quando viene mantenuta con la stessa precisione con cui è stata installata. Sporco stradale, residui ferrosi, calcare, insetti e contaminazioni urbane possono compromettere l’aspetto superficiale della pellicola se non vengono gestiti correttamente.
Questa pagina fa parte di come si mantiene un’auto con coating, PPF o wrapping, e si occupa degli errori che una pellicola paga più della vernice.
Come cambia il lavaggio auto con PPF
Un’auto protetta con Paint Protection Film ha una superficie diversa dalla vernice nuda. La pellicola è progettata per assorbire impatti leggeri, resistere ad aggressioni chimiche e, in molti casi, autorigenerare microsegni superficiali con il calore. Questo però non significa che tolleri spazzole dure, detergenti troppo alcalini o asciugature approssimative.
Il lavaggio deve rispettare tre obiettivi:
- il primo è rimuovere lo sporco senza creare attrito inutile;
- il secondo è non stressare bordi, giunzioni e zone sensibili del film;
- il terzo è evitare residui chimici che nel tempo possono alterare gloss, trasparenza e idrofobicità superficiale.
Su vetture premium e sportive questo aspetto conta ancora di più. Le superfici sono spesso più complesse, con prese d’aria, modanature, elementi lucidi e pannelli ad alto impatto visivo. Se il lavaggio è eseguito male, il difetto si nota subito.

Quando lavare un’auto appena protetta con PPF
Dopo l’installazione del film è necessario rispettare i tempi indicati dal professionista. In generale, nei primi giorni la pellicola sta completando la propria stabilizzazione adesiva e il lavaggio deve essere evitato. Anticipare i tempi può interferire con i bordi, soprattutto se si usano getti ad alta pressione o prodotti non idonei.
Se la pellicola installata ha applicato un coating è opportuno essere ancora più attenti ed in particolare asciugare sempre la vettura, in caso di pioggia, prima di ricoverarla in garage. La polimerizzazione completa dei rivestimenti nanoceramici, in genere, richiede un tempo di 1-2 settimane, durante le quali la superficie è più sensibile a elementi chimici aggressivi quale il calcare, che possono produrre danni complessi da rimuovere, soprattutto se l’asciugatura avviene al sole.
Anche dopo questo periodo iniziale, la regola resta la stessa: meglio un lavaggio accurato e regolare che interventi sporadici con sporco ormai stratificato. In ambiente urbano, tra smog, pioggia acida, polveri dei freni e depositi minerali, lasciare contaminazioni sulla superficie troppo a lungo è sempre una scelta sfavorevole.
Sia il PPF che i coating, infatti, funzionano grazie a una superficie liscia e a bassa energia superficiale. I depositi di contaminanti creano una “crosta” che interrompe questo effetto: l’acqua smette di formare gocce e inizia a lasciare aloni. Una volta che l’idrofobicità cala, lo sporco aderisce molto più facilmente.
Con il tempo i depositi si accumulano nei micropori del coating o del PPF, producendo perdita di brillantezza e trasparenza, dando un effetto “velato” o lattiginoso, soprattutto visibile sui colori scuri.
Lavaggio manuale o autolavaggio
La risposta è scontata, ma la domanda va posta.
Se l’obiettivo è conservare il PPF nelle migliori condizioni, l’autolavaggio con spazzole è l’opzione da escludere categoricamente. Le spazzole trattengono contaminazioni raccolte da altri veicoli e possono generare segni superficiali, opacità e stress meccanico sui bordi del film. Anche quando il PPF possiede proprietà self-healing, questo non deve essere interpretato come una licenza a sottoporlo a usura evitabile. Molti produttori di pellicole prevedono l’annullamento della garanzia in caso di lavaggi eseguiti in maniera non corretta ed in particolare attraverso l’utilizzo di spazzole automatiche.
Il lavaggio a mano è la soluzione preferibile. Consente di controllare pressione, contatto, pulizia degli accessori e qualità dei prodotti. E soprattutto permette di lavorare con più delicatezza nelle aree dove la pellicola incontra spigoli, sensori, badge e profili. E’ generalmente ammissibile l’utilizzo di getti d’acqua ad alta pressione con l’accortezza di mantenersi con la lancia ad una certa distanza dalla superficie (almeno 50 cm.) e soprattutto dai bordi.
L’utilizzo delle piazzole self service spesso è una scelta necessaria, ma vanno selezionate in funzione della qualità di strumenti e prodotti messi a disposizione, dal momento che, normalmente, non consentono l’utilizzo dei propri. Non dovrebbe essere un problema, ad esempio, fornire la scheda tecnica, o almeno informazioni adeguate, circa i detergenti per prelavaggio e lavaggio.
Il metodo corretto per il lavaggio auto con PPF
Un buon lavaggio parte sempre dal prelavaggio. Questa fase scioglie e ammorbidisce lo sporco più grossolano, riducendo il rischio di trascinarlo sulla superficie durante il contatto manuale. Su un PPF è particolarmente utile per limitare microabrasioni e mantenere la finitura uniforme.
Dopo il prelavaggio si passa al risciacquo e poi al lavaggio con shampoo neutro, guanto in microfibra di qualità e tecnica a due secchi. Non è un rituale estetico: è un protocollo concreto per separare sporco e soluzione pulita, abbassando il rischio di creare segni. Le zone basse dell’auto, più contaminate, vanno trattate per ultime.
E’ sempre preferibile, quando si agisce sulla, superficie, utilizzare movimenti lineari e non circolari: permette un maggior controllo sulla pressione esercitata e riduce l’attrito localizzato. Il guanto non “ruota” sempre sullo stesso punto, distribuendo meglio lo sporco e la lubrificazione.
La pressione dell’acqua deve essere gestita con intelligenza. Un getto troppo vicino ai bordi del PPF può sollecitare la pellicola in modo improprio, soprattutto su installazioni recenti o in presenza di spigoli complessi. La distanza conta tanto quanto la pressione stessa.
L’asciugatura è spesso sottovalutata, ma è decisiva. Lasciare asciugare l’acqua all’aria favorisce macchie di calcare, molto visibili soprattutto su pellicole lucide e tinte scure. Meglio usare panni in microfibra ad alta capacità assorbente, puliti e dedicati, tamponando o accompagnando l’acqua senza pressione eccessiva.
Ciò è preferibile anche quando si utilizzano impianti con acqua osmotica, soprattutto se non se ne conoscono le capacità di filtrazione (che non sono sempre le stesse) e lo stato di manutenzione. In ogni caso l’acqua osmotica non è mai completamente demineralizzata: valori che possono essere considerati adeguati non devono superare i 20 PPM (20 PPM = 20 parti di minerali ogni 1.000.000 di parti di acqua). Non è scontato nei lavaggi self service.

Prodotti adatti e prodotti da evitare
Sul PPF funzionano meglio detergenti pH neutro (ideale tra pH 6 e 8) o comunque formulati per superfici protette. L’obiettivo non è solo pulire, ma farlo senza impoverire la finitura superficiale e senza lasciare residui aggressivi. Gli shampoo troppo sgrassanti possono essere efficaci sullo sporco pesante, ma sul lungo periodo non sono la scelta più equilibrata per una manutenzione ordinaria.
Va fatta una distinzione utile: un conto è il lavaggio di mantenimento, un conto è la decontaminazione. Se ci sono insetti tenaci, resina, calcare o fallout ferroso, servono prodotti specifici. Ma specifico non significa indiscriminato. Alcuni decontaminanti richiedono esperienza nei tempi di posa e nel risciacquo, perché un uso scorretto può opacizzare o stressare la superficie.
Da evitare, salvo indicazione tecnica precisa, solventi forti, detergenti alcalini (pH >9) o acidi, spugne abrasive polish, cere e quick detailer non idonei al film. Molti danni non sono immediati: compaiono nel tempo sotto forma di ingiallimento localizzato, perdita di brillantezza o differenze visive tra pannelli.
Gli errori più comuni che accorciano la vita del PPF
Il primo errore è lavare troppo poco. Sembra paradossale, ma lasciare sporco e contaminazioni sulla superficie per settimane espone il film a un carico chimico continuo. Insetti e guano, per esempio, vanno rimossi il prima possibile.
Il secondo errore è confondere resistenza e invulnerabilità. Il PPF protegge, ma non annulla la necessità di tecnica. Spazzole, panni sporchi e pressione eccessiva restano fattori di rischio.
Il terzo errore è usare prodotti sbagliati nel tentativo di ottenere un risultato più rapido. Molti detergenti molto aggressivi danno una sensazione iniziale di pulizia profonda, ma il prezzo si paga in stabilità estetica e durata.
Infine c’è l’errore della fretta. Lavare un’auto protetta sotto il sole, su superficie calda o con acqua che asciuga troppo in fretta significa aumentare il rischio di aloni e macchie minerali. Un buon risultato nasce da condizioni controllate, non da interventi improvvisati.
PPF lucido, opaco o con coating sopra: cosa cambia
Non tutti i film si mantengono nello stesso modo. Un PPF lucido punta sulla massima trasparenza e profondità visiva, quindi qualsiasi alone, deposito di calcare o microsegno superficiale tende a emergere più facilmente sotto certe luci. Serve maggiore attenzione in asciugatura e nella scelta dei panni.
Il PPF opaco richiede ancora più disciplina. Qui non si cerca brillantezza, ma uniformità della finitura. Prodotti sbagliati o protettivi non compatibili possono alterare l’effetto satinato, creando zone più scure o più lucide.
Se sopra il PPF è stato applicato anche un coating dedicato, il lavaggio può diventare ancora più semplice grazie a maggiore scorrevolezza e idrofobicità. Ma anche in questo caso il vantaggio non elimina la necessità di un protocollo corretto. Un coating aiuta la manutenzione, non sostituisce la manutenzione.
Perché la manutenzione professionale fa la differenza
Su veicoli di valore, la manutenzione non dovrebbe essere trattata come un dettaglio secondario. Il professionista non si limita a lavare: valuta stato della pellicola, livello di contaminazione, presenza di macchie minerali, condizioni dei bordi e comportamento della superficie. Questo permette di intervenire prima che un difetto leggero diventi un problema visibile.
In un centro specializzato come Ceramic Pro Milano, il lavaggio e la manutenzione si inseriscono in un approccio più ampio, orientato alla conservazione del risultato estetico e prestazionale nel tempo. È una differenza sostanziale rispetto a un lavaggio generico: non si pulisce soltanto l’auto, si preserva un investimento tecnico.
Per chi utilizza l’auto ogni giorno tra traffico, polveri sottili, pioggia e contaminazioni urbane, programmare controlli e lavaggi corretti è spesso la scelta più efficiente. Non per formalità, ma per evitare che trascuratezza e abitudini sbagliate annullino parte del vantaggio ottenuto con il PPF.
Una pellicola protettiva di qualità dà il meglio quando anche la manutenzione è all’altezza. E il vero lusso, alla fine, non è soltanto avere un’auto protetta: è vederla restare impeccabile nel tempo, senza compromessi.
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FAQ
LEGGI QUI LE RISPOSTE AD ALCUNE TRA LE DOMANDE PIU’ FREQUENTI:
Cos’è la nanotecnologia?
E’ un ramo della scienza che si occupa del controllo e della manipolazione della materia su scala dimensionale nanometrica (un miliardesimo di metro). A livello “nano”, i comportamenti e le caratteristiche della materia si modificano in modo notevole con proprietà e funzionalità che vanno fondamentalmente in due direzioni: o sono notevolmente migliorate o sono completamente nuove.
Cos’è Ceramic Pro?
E’ un liquido trasparente a base di biossido di silicio composto di nanomolecole. Una volta applicato, le nanomolecole riempiono gli spazi vuoti esistenti sulla superficie fino a formare una barriera che isola il substrato originale dai contaminanti del mondo esterno.
Ceramic Pro può danneggiare la mia auto?
No. Ceramic Pro è assolutamente sicuro, per qualsiasi superficie. Non danneggia vernice o trasparente e non inficia la garanzia originale della tua auto.
Ceramic Pro può nel tempo crepare, pelare o ingiallire?
No. Tutti i prodotti Ceramic Pro sono sottoposti a severi test da parte di SGS, che ne garantiscono l’assoluta affidabilità anche in questo senso.
Ceramic Pro è un’alternativa alla cera?
Sì, una alternativa di gran lunga più performante, sotto tutti i punti di vista, e durevole. Una volta applicato il Ceramic Pro non c’è più bisogno di alcuna cera o altro protettivo. La manutenzione a tuo carico richiede solo lavaggio con acqua e detersivo neutro.
Posso acquistare e applicare da solo Ceramic Pro?
No. Il Ceramic Pro può essere venduto ed applicato esclusivamente da centri certificati ed autorizzati. Ogni altra soluzione, oltre a rischiare di creare danni alla superficie e compromettere il risultato finale, fa decadere ogni diritto alla garanzia.
È applicabile anche su veicoli opachi?
Sì. Anzi, proprio perché i trasparenti opachi sono particolarmente problematici in tema di mantenimento e manutenzione, l’applicazione del Ceramic Pro è ancora più utile e funzionale.
La protezione contro i graffi è assoluta?
La durezza del Ceramic Pro è tre volte superiore a quella di un tradizionale trasparente. Ciò aumenta notevolmente la resistenza della superficie, ma, nonostante ciò, non è possibile fornire una garanzia assoluta contro graffi, scheggiature e abrasioni. Eventuali difetti eventualmente creatisi al di sopra dello strato di base verniciante, però, possono essere molto più facilmente ripristinati.
Che tipo di manutenzione è necessaria?
Per una corretta manutenzione è sufficiente lavare a mano periodicamente la vettura, con solo detergente neutro. Oltre a questo è necessario svolgere, presso il nostro centro, il ciclo di mantenimento annuale.
In cosa consiste l’attività di mantenimento?
Si tratta di un passaggio annuale presso il nostro centro al fine di una verifica dello stato della protezione ed il ripristino di eventuali particelle superficiali di prodotto deteriorate. Il prezzo di tale attività è già incluso nel costo del pacchetto acquistato.
Viene fornita una garanzia con Ceramic Pro?
Sì, per il periodo indicato in funzione del tipo di trattamento (da due anni fino a vita). La validità della garanzia è subordinata alla puntuale esecuzione del ciclo di mantenimento.
Quanto costa Ceramic Pro?
Dipende dal pacchetto scelto, dalle dimensioni e dalle condizioni del veicolo da trattare. Per dare comunque un riferimento, si parte dai 600 Euro fino ad arrivare a circa 3000 per la protezione a vita.
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FAQ
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Cos’è la nanotecnologia?
E’ un ramo della scienza che si occupa del controllo e della manipolazione della materia su scala dimensionale nanometrica (un miliardesimo di metro). A livello “nano”, i comportamenti e le caratteristiche della materia si modificano in modo notevole con proprietà e funzionalità che vanno fondamentalmente in due direzioni: o sono notevolmente migliorate o sono completamente nuove.
Cos’è Ceramic Pro?
E’ un liquido trasparente a base di biossido di silicio composto di nanomolecole. Una volta applicato, le nanomolecole riempiono gli spazi vuoti esistenti sulla superficie fino a formare una barriera che isola il substrato originale dai contaminanti del mondo esterno.
Ceramic Pro può danneggiare la mia auto?
No. Ceramic Pro è assolutamente sicuro, per qualsiasi superficie. Non danneggia vernice o trasparente e non inficia la garanzia originale della tua auto.
Ceramic Pro può nel tempo crepare, pelare o ingiallire?
No. Tutti i prodotti Ceramic Pro sono sottoposti a severi test da parte di SGS, che ne garantiscono l’assoluta affidabilità anche in questo senso.
Ceramic Pro è un’alternativa alla cera?
Sì, una alternativa di gran lunga più performante, sotto tutti i punti di vista, e durevole. Una volta applicato il Ceramic Pro non c’è più bisogno di alcuna cera o altro protettivo. La manutenzione a tuo carico richiede solo lavaggio con acqua e detersivo neutro.
Posso acquistare e applicare da solo Ceramic Pro?
No. Il Ceramic Pro può essere venduto ed applicato esclusivamente da centri certificati ed autorizzati. Ogni altra soluzione, oltre a rischiare di creare danni alla superficie e compromettere il risultato finale, fa decadere ogni diritto alla garanzia.
È applicabile anche su veicoli opachi?
Sì. Anzi, proprio perché i trasparenti opachi sono particolarmente problematici in tema di mantenimento e manutenzione, l’applicazione del Ceramic Pro è ancora più utile e funzionale.
La protezione contro i graffi è assoluta?
La durezza del Ceramic Pro è tre volte superiore a quella di un tradizionale trasparente. Ciò aumenta notevolmente la resistenza della superficie, ma, nonostante ciò, non è possibile fornire una garanzia assoluta contro graffi, scheggiature e abrasioni. Eventuali difetti eventualmente creatisi al di sopra dello strato di base verniciante, però, possono essere molto più facilmente ripristinati.
Che tipo di manutenzione è necessaria?
Per una corretta manutenzione è sufficiente lavare a mano periodicamente la vettura, con solo detergente neutro. Oltre a questo è necessario svolgere, presso il nostro centro, il ciclo di mantenimento annuale.
In cosa consiste l’attività di mantenimento?
Si tratta di un passaggio annuale presso il nostro centro al fine di una verifica dello stato della protezione ed il ripristino di eventuali particelle superficiali di prodotto deteriorate. Il prezzo di tale attività è già incluso nel costo del pacchetto acquistato.
Viene fornita una garanzia con Ceramic Pro?
Sì, per il periodo indicato in funzione del tipo di trattamento (da due anni fino a vita). La validità della garanzia è subordinata alla puntuale esecuzione del ciclo di mantenimento.
Quanto costa Ceramic Pro?
Dipende dal pacchetto scelto, dalle dimensioni e dalle condizioni del veicolo da trattare. Per dare comunque un riferimento, si parte dai 600 Euro fino ad arrivare a circa 3000 per la protezione a vita.
