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“Sembra una magia.” È la reazione più comune davanti alla nanotecnologia, ed è anche il motivo per cui conviene diffidare di chi te la racconta proprio così. Noi ce ne occupiamo dal 2013 — quando in Italia la si applicava ancora pochissimo — e proprio perché abbiamo iniziato quando non c’era molto da cui imparare, abbiamo dovuto affrontarla nel modo opposto a quello della magia: in modo rigidamente razionale. Studiare, confrontare, capire cosa funziona e cosa no — e risalire dai prodotti alla teoria, perché il cosa non esiste senza un perché. Quel fenomeno che pare prodigioso, del resto, non ha nulla di magico: è un comportamento che in natura esiste già, osservabile e spiegabile. In questa guida spieghiamo cosa significa davvero la nanotecnologia su un’auto, come funziona e — con altrettanta onestà — cosa non bisogna aspettarsi.

Cos’è la nanotecnologia applicata all’auto

La prima cosa da chiarire è anche quella che più spesso viene fraintesa: la nanotecnologia non è un prodotto, è un processo. Non esiste “la” boccetta di nanotecnologia: esistono prodotti realizzati attraverso un vero e proprio processo nanotecnologico che lavora la materia su scala nanometrica — dimensioni migliaia di volte più piccole dello spessore di un capello. È una distinzione che sembra sottile ma cambia tutto, perché sposta l’attenzione dal nome sulla confezione a come quel prodotto è fatto e a come viene applicato.

Perché lavorare la materia a quelle dimensioni fa la differenza? Perché alla scala nanometrica la materia cambia comportamento: le sue qualità si potenziano e, in certi casi, ne emergono di completamente nuove. Lo stesso materiale che a dimensioni normali si comporta in un modo, ridotto a scala nano può diventare più resistente, aderire più saldamente, respingere l’acqua in modo più marcato. È questo il motivo per cui un trattamento nanotecnologico riesce a proteggere una vernice meglio di quanto farebbe lo stesso principio a dimensioni ordinarie — e riguarda proprio le proprietà che contano su una carrozzeria: durezza, forza del legame, repellenza.

Questo fenomeno, per quanto possa sembrare da laboratorio, la natura lo mette in scena da sempre. L’esempio più noto è il fiore di loto: le sue foglie restano pulite anche in acque fangose perché la loro superficie, osservata da vicino, non è affatto liscia ma finemente strutturata, al punto che l’acqua non riesce ad aderirvi e scivola via portando con sé lo sporco. È il celebre “effetto loto”, e descrive bene ciò che un buon trattamento ottiene sulla vernice: una superficie su cui acqua e contaminanti fanno molta più fatica a fermarsi.

Tutto questo si traduce in una differenza concreta, quella che si vede più facilmente rispetto a una cera tradizionale. Una cera si appoggia sopra la vernice e se ne va con qualche lavaggio. Un trattamento nanotecnologico, invece, sfrutta proprio quelle proprietà potenziate per formare un legame stabile con lo strato più esterno della carrozzeria, creando una pellicola protettiva continua e duratura — senza microporosità dove sporco e contaminanti possano annidarsi.

Preparazione della carrozzeria prima del trattamento nanotecnologico

Da cosa dipende un buon risultato

Un trattamento nanotecnologico dà il meglio quando si incontrano due condizioni, di pari peso: la qualità del prodotto e la qualità della preparazione. È un punto su cui vale la pena essere chiari, perché spesso se ne racconta solo metà. Il prodotto migliore, applicato su una superficie preparata male, rende una frazione di ciò che potrebbe; e una preparazione impeccabile non compensa un formulato scadente. Nessuna delle due basta da sola: il risultato dipende dalla preparazione tanto quanto dal prodotto.

La ragione è semplice. Perché il rivestimento possa legarsi in modo stabile alla vernice, la superficie deve essere davvero pulita: qualsiasi residuo — anche invisibile a occhio nudo — si frappone tra il prodotto e la carrozzeria e indebolisce il legame. È il motivo per cui un trattamento serio non è mai un’applicazione veloce, ma il risultato di una preparazione accurata, che può richiedere più tempo del trattamento stesso. La superficie va decontaminata e corretta prima che il rivestimento venga steso.

Non entriamo qui nel dettaglio di ciascuna fase — la decontaminazione della carrozzeria e la cura della vernice prima della protezione le abbiamo approfondite negli articoli dedicati. Basti dire che è in questa parte del lavoro, più che nell’applicazione in sé, che si decide la differenza tra un trattamento che dura e uno che delude. Ed è anche il motivo per cui, nel nostro modo di lavorare, chi prepara la superficie e chi applica il trattamento sono le stesse persone: la preparazione non è un passaggio da delegare, è metà del risultato.

Cosa fa davvero (e cosa no): protezione, estetica, manutenzione

I vantaggi di un trattamento nanotecnologico rispondono a tre bisogni diversi, ed è utile guardarli separatamente, soppesando pro e contro in ciascun ambito — perché in ognuno c’è qualcosa che il trattamento fa bene e qualcosa che, onestamente, non fa.

Protezione. È il beneficio più evidente: il rivestimento difende la vernice dai contaminanti chimici e ambientali — smog, escrementi degli uccelli, resina degli alberi, salsedine — e dai raggi UV che con il tempo opacizzano il colore. Ma non è una corazza: non ferma una sassata in autostrada, non evita il graffio profondo, non sostituisce una pellicola dove serve una vera barriera fisica. È una protezione chimica, non meccanica — ed è importante saperlo per non aspettarsi ciò che non può dare.

Estetica. Sulla resa visiva il trattamento fa molto: esalta la profondità e il tono del colore, aumenta la brillantezza, rende la superficie più uniforme e piacevole al tatto. Ciò che non fa è trasformare una vernice già rovinata: non nasconde i graffi esistenti né corregge i difetti presenti. Anzi, se ci sono imperfezioni vanno risolte prima, in fase di preparazione — perché il rivestimento, essendo trasparente, non maschera i problemi, semmai li sigilla sotto di sé.

Manutenzione. Nella gestione quotidiana la differenza si sente: l’auto resta pulita più a lungo e i lavaggi diventano più rapidi ed efficaci, perché lo sporco fatica ad aderire e viene via con meno sforzo. Quello che il trattamento non è — e qui molti si illudono — è un “fai una volta e dimentica”: la sua efficacia si mantiene nel tempo solo se accompagnata da lavaggi eseguiti nel modo giusto. Trascurata, anche la protezione migliore rende meno di quanto potrebbe.

Il punto è questo: un buon trattamento fa molto in tutti e tre gli ambiti, ma proprio per questo conviene drizzare le antenne davanti a chi promette che faccia tutto. Quando qualcuno assicura che “nulla potrà più scalfire la vernice”, sta promettendo più di quanto la tecnologia possa mantenere.

Nanotecnologia, coating ceramico, nano-ceramico: che differenza c’è

Chi si informa incontra presto una piccola confusione di termini: nanotecnologia, coating ceramico, trattamento nano-ceramico. Non sono sinonimi esatti, ma nemmeno mondi separati. “Nanotecnologia” indica l’approccio — lavorare la materia su scala nanometrica; “coating ceramico” indica una specifica famiglia di questi trattamenti. In pratica, un coating ceramico è un’applicazione della nanotecnologia alla protezione dell’auto.

Vale la pena chiarire un punto su cui c’è parecchio equivoco, spesso alimentato dal marketing. La parola “ceramico” non indica che dentro ci sia della ceramica come la immaginiamo: la base della gran parte di questi prodotti è il biossido di silicio — la silice, lo stesso composto di quarzo e vetro — che una volta indurito forma una struttura dura e vetrosa sulla vernice. “Ceramico” è quindi un’etichetta che descrive il comportamento del rivestimento, non un ingrediente ceramico in senso stretto. Non è un inganno — il risultato è reale — ma sapere di cosa si parla aiuta a non farsi impressionare dai nomi e a valutare ciò che conta davvero: la qualità della formulazione e, come abbiamo visto, della preparazione.

Una precisazione, infine, sulla confusione più comune di tutte: quella tra coating e pellicola protettiva (PPF). Sono cose diverse — il primo è una protezione chimica, la seconda una barriera fisica — e la scelta tra i due, o la loro combinazione, dipende da cosa si vuole proteggere e da come si usa l’auto. È un tema che merita spazio a sé: lo abbiamo trattato nell’articolo sulla differenza tra PPF e coating, insieme ai criteri per scegliere un coating.

Quanto dura e quanto costa: cosa aspettarsi

Sono le due domande più naturali, e la risposta onesta è che non esiste un numero valido per tutti. Durata e costo dipendono dalle variabili che abbiamo visto — lo stato di partenza della vernice, la preparazione necessaria, il tipo di trattamento e il livello di protezione scelto — e vanno valutati sulla singola auto. Ad entrambe abbiamo dedicato un approfondimento a parte: uno su quanto dura davvero un trattamento e cosa ne influenza la tenuta nel tempo, e uno su quanto costa e su cosa incide sul prezzo. Sono il posto giusto dove farsi un’idea concreta prima di richiedere una valutazione.

In sintesi

La nanotecnologia applicata all’auto non è una formula magica né un’etichetta di marketing: è un modo maturo e concreto di proteggere la vernice, con vantaggi reali e limiti altrettanto reali. Capire cosa fa — e cosa non fa — è il primo passo per scegliere con consapevolezza, senza farsi guidare dalle promesse più rumorose.

Ma la scelta giusta non dipende solo dallo stato della vernice: dipende da come usi l’auto e dai rischi a cui è esposta. Un’auto che dorme in box e una che vive all’aperto, una che percorre autostrada e una che resta in città, hanno esigenze diverse — e sono proprio questi criteri a determinare quale soluzione ha davvero senso e quali risultati è lecito aspettarsi nel tempo. Per questo il modo migliore per decidere è partire da una valutazione diretta della vernice e da un’analisi delle tue esigenze reali.

“Sembra una magia.” È la reazione più comune davanti alla nanotecnologia, ed è anche il motivo per cui conviene diffidare di chi te la racconta proprio così. Noi ce ne occupiamo dal 2013 — quando in Italia la si applicava ancora pochissimo — e proprio perché abbiamo iniziato quando non c’era molto da cui imparare, abbiamo dovuto affrontarla nel modo opposto a quello della magia: in modo rigidamente razionale. Studiare, confrontare, capire cosa funziona e cosa no — e risalire dai prodotti alla teoria, perché il cosa non esiste senza un perché. Quel fenomeno che pare prodigioso, del resto, non ha nulla di magico: è un comportamento che in natura esiste già, osservabile e spiegabile. In questa guida spieghiamo cosa significa davvero la nanotecnologia su un’auto, come funziona e — con altrettanta onestà — cosa non bisogna aspettarsi.

Cos’è la nanotecnologia applicata all’auto

La prima cosa da chiarire è anche quella che più spesso viene fraintesa: la nanotecnologia non è un prodotto, è un processo. Non esiste “la” boccetta di nanotecnologia: esistono prodotti realizzati attraverso un vero e proprio processo nanotecnologico che lavora la materia su scala nanometrica — dimensioni migliaia di volte più piccole dello spessore di un capello. È una distinzione che sembra sottile ma cambia tutto, perché sposta l’attenzione dal nome sulla confezione a come quel prodotto è fatto e a come viene applicato.

Perché lavorare la materia a quelle dimensioni fa la differenza? Perché alla scala nanometrica la materia cambia comportamento: le sue qualità si potenziano e, in certi casi, ne emergono di completamente nuove. Lo stesso materiale che a dimensioni normali si comporta in un modo, ridotto a scala nano può diventare più resistente, aderire più saldamente, respingere l’acqua in modo più marcato. È questo il motivo per cui un trattamento nanotecnologico riesce a proteggere una vernice meglio di quanto farebbe lo stesso principio a dimensioni ordinarie — e riguarda proprio le proprietà che contano su una carrozzeria: durezza, forza del legame, repellenza.

Questo fenomeno, per quanto possa sembrare da laboratorio, la natura lo mette in scena da sempre. L’esempio più noto è il fiore di loto: le sue foglie restano pulite anche in acque fangose perché la loro superficie, osservata da vicino, non è affatto liscia ma finemente strutturata, al punto che l’acqua non riesce ad aderirvi e scivola via portando con sé lo sporco. È il celebre “effetto loto”, e descrive bene ciò che un buon trattamento ottiene sulla vernice: una superficie su cui acqua e contaminanti fanno molta più fatica a fermarsi.

Tutto questo si traduce in una differenza concreta, quella che si vede più facilmente rispetto a una cera tradizionale. Una cera si appoggia sopra la vernice e se ne va con qualche lavaggio. Un trattamento nanotecnologico, invece, sfrutta proprio quelle proprietà potenziate per formare un legame stabile con lo strato più esterno della carrozzeria, creando una pellicola protettiva continua e duratura — senza microporosità dove sporco e contaminanti possano annidarsi.

Preparazione della carrozzeria prima del trattamento nanotecnologico

Da cosa dipende un buon risultato

Un trattamento nanotecnologico dà il meglio quando si incontrano due condizioni, di pari peso: la qualità del prodotto e la qualità della preparazione. È un punto su cui vale la pena essere chiari, perché spesso se ne racconta solo metà. Il prodotto migliore, applicato su una superficie preparata male, rende una frazione di ciò che potrebbe; e una preparazione impeccabile non compensa un formulato scadente. Nessuna delle due basta da sola: il risultato dipende dalla preparazione tanto quanto dal prodotto.

La ragione è semplice. Perché il rivestimento possa legarsi in modo stabile alla vernice, la superficie deve essere davvero pulita: qualsiasi residuo — anche invisibile a occhio nudo — si frappone tra il prodotto e la carrozzeria e indebolisce il legame. È il motivo per cui un trattamento serio non è mai un’applicazione veloce, ma il risultato di una preparazione accurata, che può richiedere più tempo del trattamento stesso. La superficie va decontaminata e corretta prima che il rivestimento venga steso.

Non entriamo qui nel dettaglio di ciascuna fase — la decontaminazione della carrozzeria e la cura della vernice prima della protezione le abbiamo approfondite negli articoli dedicati. Basti dire che è in questa parte del lavoro, più che nell’applicazione in sé, che si decide la differenza tra un trattamento che dura e uno che delude. Ed è anche il motivo per cui, nel nostro modo di lavorare, chi prepara la superficie e chi applica il trattamento sono le stesse persone: la preparazione non è un passaggio da delegare, è metà del risultato.

Cosa fa davvero (e cosa no): protezione, estetica, manutenzione

I vantaggi di un trattamento nanotecnologico rispondono a tre bisogni diversi, ed è utile guardarli separatamente, soppesando pro e contro in ciascun ambito — perché in ognuno c’è qualcosa che il trattamento fa bene e qualcosa che, onestamente, non fa.

Protezione. È il beneficio più evidente: il rivestimento difende la vernice dai contaminanti chimici e ambientali — smog, escrementi degli uccelli, resina degli alberi, salsedine — e dai raggi UV che con il tempo opacizzano il colore. Ma non è una corazza: non ferma una sassata in autostrada, non evita il graffio profondo, non sostituisce una pellicola dove serve una vera barriera fisica. È una protezione chimica, non meccanica — ed è importante saperlo per non aspettarsi ciò che non può dare.

Estetica. Sulla resa visiva il trattamento fa molto: esalta la profondità e il tono del colore, aumenta la brillantezza, rende la superficie più uniforme e piacevole al tatto. Ciò che non fa è trasformare una vernice già rovinata: non nasconde i graffi esistenti né corregge i difetti presenti. Anzi, se ci sono imperfezioni vanno risolte prima, in fase di preparazione — perché il rivestimento, essendo trasparente, non maschera i problemi, semmai li sigilla sotto di sé.

Manutenzione. Nella gestione quotidiana la differenza si sente: l’auto resta pulita più a lungo e i lavaggi diventano più rapidi ed efficaci, perché lo sporco fatica ad aderire e viene via con meno sforzo. Quello che il trattamento non è — e qui molti si illudono — è un “fai una volta e dimentica”: la sua efficacia si mantiene nel tempo solo se accompagnata da lavaggi eseguiti nel modo giusto. Trascurata, anche la protezione migliore rende meno di quanto potrebbe.

Il punto è questo: un buon trattamento fa molto in tutti e tre gli ambiti, ma proprio per questo conviene drizzare le antenne davanti a chi promette che faccia tutto. Quando qualcuno assicura che “nulla potrà più scalfire la vernice”, sta promettendo più di quanto la tecnologia possa mantenere.

Nanotecnologia, coating ceramico, nano-ceramico: che differenza c’è

Chi si informa incontra presto una piccola confusione di termini: nanotecnologia, coating ceramico, trattamento nano-ceramico. Non sono sinonimi esatti, ma nemmeno mondi separati. “Nanotecnologia” indica l’approccio — lavorare la materia su scala nanometrica; “coating ceramico” indica una specifica famiglia di questi trattamenti. In pratica, un coating ceramico è un’applicazione della nanotecnologia alla protezione dell’auto.

Vale la pena chiarire un punto su cui c’è parecchio equivoco, spesso alimentato dal marketing. La parola “ceramico” non indica che dentro ci sia della ceramica come la immaginiamo: la base della gran parte di questi prodotti è il biossido di silicio — la silice, lo stesso composto di quarzo e vetro — che una volta indurito forma una struttura dura e vetrosa sulla vernice. “Ceramico” è quindi un’etichetta che descrive il comportamento del rivestimento, non un ingrediente ceramico in senso stretto. Non è un inganno — il risultato è reale — ma sapere di cosa si parla aiuta a non farsi impressionare dai nomi e a valutare ciò che conta davvero: la qualità della formulazione e, come abbiamo visto, della preparazione.

Una precisazione, infine, sulla confusione più comune di tutte: quella tra coating e pellicola protettiva (PPF). Sono cose diverse — il primo è una protezione chimica, la seconda una barriera fisica — e la scelta tra i due, o la loro combinazione, dipende da cosa si vuole proteggere e da come si usa l’auto. È un tema che merita spazio a sé: lo abbiamo trattato nell’articolo sulla differenza tra PPF e coating, insieme ai criteri per scegliere un coating.

Quanto dura e quanto costa: cosa aspettarsi

Sono le due domande più naturali, e la risposta onesta è che non esiste un numero valido per tutti. Durata e costo dipendono dalle variabili che abbiamo visto — lo stato di partenza della vernice, la preparazione necessaria, il tipo di trattamento e il livello di protezione scelto — e vanno valutati sulla singola auto. Ad entrambe abbiamo dedicato un approfondimento a parte: uno su quanto dura davvero un trattamento e cosa ne influenza la tenuta nel tempo, e uno su quanto costa e su cosa incide sul prezzo. Sono il posto giusto dove farsi un’idea concreta prima di richiedere una valutazione.

In sintesi

La nanotecnologia applicata all’auto non è una formula magica né un’etichetta di marketing: è un modo maturo e concreto di proteggere la vernice, con vantaggi reali e limiti altrettanto reali. Capire cosa fa — e cosa non fa — è il primo passo per scegliere con consapevolezza, senza farsi guidare dalle promesse più rumorose.

Ma la scelta giusta non dipende solo dallo stato della vernice: dipende da come usi l’auto e dai rischi a cui è esposta. Un’auto che dorme in box e una che vive all’aperto, una che percorre autostrada e una che resta in città, hanno esigenze diverse — e sono proprio questi criteri a determinare quale soluzione ha davvero senso e quali risultati è lecito aspettarsi nel tempo. Per questo il modo migliore per decidere è partire da una valutazione diretta della vernice e da un’analisi delle tue esigenze reali.

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FAQ

LEGGI QUI LE RISPOSTE AD ALCUNE TRA LE DOMANDE PIU’ FREQUENTI:

Cos’è la nanotecnologia?

E’ un ramo della scienza che si occupa del controllo e della manipolazione della materia su scala dimensionale nanometrica (un miliardesimo di metro). A livello “nano”,  i comportamenti e le caratteristiche della materia si modificano in modo notevole con proprietà e funzionalità che vanno fondamentalmente in due direzioni: o sono notevolmente migliorate o sono completamente nuove.

Cos’è Ceramic Pro?

E’ un liquido trasparente a base di biossido di silicio composto di nanomolecole. Una volta applicato, le nanomolecole riempiono gli spazi vuoti esistenti sulla superficie fino a formare una barriera che isola il substrato originale dai contaminanti del mondo esterno. 

Ceramic Pro può danneggiare la mia auto?

No. Ceramic Pro è assolutamente sicuro, per qualsiasi superficie. Non danneggia vernice o trasparente e non inficia la garanzia originale della tua auto.

Ceramic Pro può nel tempo crepare, pelare o ingiallire?

No. Tutti i prodotti Ceramic Pro sono sottoposti a severi test da parte di SGS, che ne garantiscono l’assoluta affidabilità anche in questo senso.

Ceramic Pro è un’alternativa alla cera?

Sì, una alternativa di gran lunga più performante, sotto tutti i punti di vista, e durevole. Una volta applicato il Ceramic Pro non c’è più bisogno di alcuna cera o altro protettivo. La manutenzione a tuo carico richiede solo lavaggio con acqua e detersivo neutro.

Posso acquistare e applicare da solo Ceramic Pro?

No. Il Ceramic Pro può essere venduto ed applicato esclusivamente da centri certificati ed autorizzati. Ogni altra soluzione, oltre a rischiare di creare danni alla superficie e compromettere il risultato finale, fa decadere ogni diritto alla garanzia.

È applicabile anche su veicoli opachi?

Sì. Anzi, proprio perché i trasparenti opachi sono particolarmente problematici in tema di mantenimento e manutenzione, l’applicazione del Ceramic Pro è ancora più utile e funzionale.

La protezione contro i graffi è assoluta?

La durezza del Ceramic Pro è tre volte superiore a quella di un tradizionale trasparente. Ciò aumenta notevolmente la resistenza della superficie, ma, nonostante ciò, non è possibile fornire una garanzia assoluta contro graffi, scheggiature e abrasioni. Eventuali difetti eventualmente creatisi al di sopra dello strato di base verniciante, però, possono essere molto più facilmente ripristinati.

Che tipo di manutenzione è necessaria?

Per una corretta manutenzione è sufficiente lavare a mano periodicamente la vettura, con solo detergente neutro. Oltre a questo è necessario svolgere, presso il nostro centro, il ciclo di mantenimento annuale.

In cosa consiste l’attività di mantenimento?

Si tratta di un passaggio annuale presso il nostro centro al fine di una verifica dello stato della protezione ed il ripristino di eventuali particelle superficiali di prodotto deteriorate. Il prezzo di tale attività è già incluso nel costo del pacchetto acquistato.

Viene fornita una garanzia con Ceramic Pro?

Sì, per il periodo indicato in funzione del tipo di trattamento (da due anni fino a vita). La validità della garanzia è subordinata alla puntuale esecuzione del ciclo di mantenimento.

Quanto costa Ceramic Pro?

Dipende dal pacchetto scelto, dalle dimensioni e dalle condizioni del veicolo da trattare. Per dare comunque un riferimento, si parte dai 600 Euro fino ad arrivare a circa 3000 per la protezione a vita.

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E’ un ramo della scienza che si occupa del controllo e della manipolazione della materia su scala dimensionale nanometrica (un miliardesimo di metro). A livello “nano”,  i comportamenti e le caratteristiche della materia si modificano in modo notevole con proprietà e funzionalità che vanno fondamentalmente in due direzioni: o sono notevolmente migliorate o sono completamente nuove.

Cos’è Ceramic Pro?

E’ un liquido trasparente a base di biossido di silicio composto di nanomolecole. Una volta applicato, le nanomolecole riempiono gli spazi vuoti esistenti sulla superficie fino a formare una barriera che isola il substrato originale dai contaminanti del mondo esterno. 

Ceramic Pro può danneggiare la mia auto?

No. Ceramic Pro è assolutamente sicuro, per qualsiasi superficie. Non danneggia vernice o trasparente e non inficia la garanzia originale della tua auto.

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No. Tutti i prodotti Ceramic Pro sono sottoposti a severi test da parte di SGS, che ne garantiscono l’assoluta affidabilità anche in questo senso.

Ceramic Pro è un’alternativa alla cera?

Sì, una alternativa di gran lunga più performante, sotto tutti i punti di vista, e durevole. Una volta applicato il Ceramic Pro non c’è più bisogno di alcuna cera o altro protettivo. La manutenzione a tuo carico richiede solo lavaggio con acqua e detersivo neutro.

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No. Il Ceramic Pro può essere venduto ed applicato esclusivamente da centri certificati ed autorizzati. Ogni altra soluzione, oltre a rischiare di creare danni alla superficie e compromettere il risultato finale, fa decadere ogni diritto alla garanzia.

È applicabile anche su veicoli opachi?

Sì. Anzi, proprio perché i trasparenti opachi sono particolarmente problematici in tema di mantenimento e manutenzione, l’applicazione del Ceramic Pro è ancora più utile e funzionale.

La protezione contro i graffi è assoluta?

La durezza del Ceramic Pro è tre volte superiore a quella di un tradizionale trasparente. Ciò aumenta notevolmente la resistenza della superficie, ma, nonostante ciò, non è possibile fornire una garanzia assoluta contro graffi, scheggiature e abrasioni. Eventuali difetti eventualmente creatisi al di sopra dello strato di base verniciante, però, possono essere molto più facilmente ripristinati.

Che tipo di manutenzione è necessaria?

Per una corretta manutenzione è sufficiente lavare a mano periodicamente la vettura, con solo detergente neutro. Oltre a questo è necessario svolgere, presso il nostro centro, il ciclo di mantenimento annuale.

In cosa consiste l’attività di mantenimento?

Si tratta di un passaggio annuale presso il nostro centro al fine di una verifica dello stato della protezione ed il ripristino di eventuali particelle superficiali di prodotto deteriorate. Il prezzo di tale attività è già incluso nel costo del pacchetto acquistato.

Viene fornita una garanzia con Ceramic Pro?

Sì, per il periodo indicato in funzione del tipo di trattamento (da due anni fino a vita). La validità della garanzia è subordinata alla puntuale esecuzione del ciclo di mantenimento.

Quanto costa Ceramic Pro?

Dipende dal pacchetto scelto, dalle dimensioni e dalle condizioni del veicolo da trattare. Per dare comunque un riferimento, si parte dai 600 Euro fino ad arrivare a circa 3000 per la protezione a vita.