La pelle automobilistica racconta subito come viene trattata un’auto. Basta osservare il fianco del sedile guida, la lucidatura anomala del volante o le pieghe secche sui pannelli porta per capire se la protezione interni auto pelle è stata gestita con metodo oppure con prodotti generici, applicati senza criterio. Su una vettura premium, questo dettaglio non è secondario: incide sulla percezione estetica, sul comfort quotidiano e sul mantenimento del valore nel tempo.
Protezione interni auto pelle: perché non basta “nutrire”
Per anni il mercato ha semplificato troppo il tema, riducendolo all’idea di una pelle da “idratare” periodicamente. In realtà, negli interni auto moderni la maggior parte delle superfici utilizza pelli ecologiche con una finitura protettiva superficiale. Questo significa che il problema principale non è solo la secchezza del materiale, ma l’usura dello strato esterno causata da attrito, sudore, trasferimento di colore dai tessuti, raggi UV, sporco grasso e detergenti sbagliati.
Quando si parla di protezione efficace, quindi, bisogna distinguere tra tre fasi diverse: pulizia corretta, mantenimento della finitura estetica e creazione di una barriera contro contaminazioni e usura quotidiana. Confondere queste funzioni porta spesso a un risultato deludente. Un prodotto troppo oleoso può lasciare una mano scivolosa e attirare sporco; un detergente troppo aggressivo può opacizzare o stressare la superficie; un protettivo poco stabile può sembrare efficace solo per pochi giorni.
Su sedili chiari, volanti, braccioli e zone ad alto contatto, la differenza tra manutenzione casuale e protocollo tecnico emerge in fretta. L’auto continua a sembrare pulita, ma la pelle perde uniformità, cambia tatto e si macchia più facilmente.

I nemici reali degli interni in pelle
Chi utilizza l’auto tutti i giorni, soprattutto in contesto urbano, espone gli interni a un mix di aggressioni spesso sottovalutate. Il primo fattore è l’attrito meccanico: entrate e uscite dall’abitacolo consumano soprattutto i supporti laterali del sedile. Poi c’è il trasferimento di colore da jeans e capi scuri, molto visibile sulle pelli beige, crema o grigio chiaro.
Un altro elemento critico è la componente chimica. Sudore, sebo della pelle, residui di creme mani, gel igienizzanti e polveri sottili si depositano sulle superfici e, nel tempo, alterano l’aspetto originario. Nei mesi caldi entra in gioco anche la temperatura interna dell’abitacolo, che accelera l’invecchiamento delle finiture e rende più evidente la perdita di elasticità percepita.
Non tutte le pelli reagiscono allo stesso modo. Una pelle liscia pigmentata ha esigenze diverse rispetto a una finitura più morbida o ad alcantara e superfici ibride. Per questo i trattamenti standardizzati hanno un limite: funzionano solo fino a un certo punto, poi iniziano i compromessi.
Cosa deve fare davvero un buon trattamento protettivo
Un trattamento serio non deve cambiare l’identità della superficie. La pelle deve restare naturale al tatto, con finitura coerente e senza effetto lucido artificiale. Se dopo l’applicazione il sedile appare visibilmente untuoso o troppo scivoloso, il prodotto sta probabilmente lasciando un residuo cosmetico più che una protezione funzionale.
La protezione migliore prevede un coating in grado di creare una duratura barriera repellente quanto invisibile contro sporco, color transfer e agenti di uso quotidiano, semplificando la pulizia successiva. Questo è il punto decisivo: un interno protetto non è solo più bello subito, ma si sporca meno in profondità e permette interventi di manutenzione meno invasivi nel tempo.
Nei contesti premium, il valore sta proprio qui. Non si cerca un risultato scenografico di 48 ore, ma una stabilità estetica superiore, con un decadimento più lento delle superfici più esposte. Volante, sedile guida e appoggiabraccia sono gli indicatori più onesti dell’efficacia di un trattamento.
Protezione interni auto pelle fai da te o professionale
Il fai da te non è sempre da escludere, ma va inquadrato con realismo. Su un’auto recente, già in buone condizioni e con interni poco usurati, una manutenzione attenta e continuativa con prodotti corretti può aiutare a conservare l’aspetto originale. Il limite emerge quando si usano detergenti universali, panni non adatti o applicazioni troppo frequenti di balsami e dressing pensati più per vendere una sensazione di morbidezza che per preservare la finitura.
Il trattamento professionale parte invece da una diagnosi della superficie. Si valuta il tipo di pelle, lo stato reale del coating superficiale, la presenza di lucidature anomale, trasferimenti di colore, residui accumulati e zone ad alto stress. Solo dopo si definisce il ciclo corretto di pulizia e protezione.
Qui il vantaggio non è soltanto il prodotto migliore. Conta altrettanto il protocollo: detergenza calibrata, strumenti appropriati, tempi di posa sotto controllo, rimozione completa dei residui e applicazione uniforme del coating protettivo. Sulle vetture di fascia alta, dove materiali e finiture hanno costi importanti, improvvisare è quasi sempre la scelta meno conveniente.

Come si riconosce un interno che ha già bisogno di un intervento tecnico
Molti proprietari intervengono troppo tardi perché associano il problema solo a tagli, screpolature o danni evidenti. In realtà i primi segnali arrivano prima. La pelle inizia a diventare lucida nei punti dove dovrebbe restare satinata, il sedile trattiene più facilmente lo sporco, il colore appare meno uniforme e il volante perde la sua presa naturale.
Anche l’odore può cambiare. Non si tratta solo di pulizia generale, ma di accumulo di residui organici e chimici che restano intrappolati sulla superficie. Quando questo accade, un semplice passaggio superficiale non basta più: serve una decontaminazione delicata ma profonda, seguita da una protezione adatta.
Se l’abitacolo presenta pelli chiare, uso frequente, percorrenza elevata o guida con abbigliamento tecnico e denim, l’intervallo di manutenzione deve essere più ravvicinato. Non perché il materiale sia fragile, ma perché è sottoposto a uno stress più alto.
Il valore della preparazione, anche sugli interni
Nel car care evoluto, la preparazione della superficie è ciò che separa un trattamento premium da un semplice servizio cosmetico. Lo stesso principio vale per la protezione degli interni. Applicare un protettivo su una pelle non perfettamente pulita significa sigillare impurità, riducendo adesione, uniformità e durata del risultato.
Un protocollo avanzato prevede la rimozione controllata dello sporco annidato nella grana, l’eliminazione dei residui di vecchi prodotti e la normalizzazione della finitura prima della protezione. È un lavoro meno visibile della lucidatura esterna, ma altrettanto tecnico. Ed è proprio lì che si costruisce la differenza tra un abitacolo semplicemente pulito e un abitacolo realmente preservato.
Per questo, in un centro specializzato come Ceramic Pro Milano, la protezione degli interni viene affrontata con la stessa logica applicata alle superfici esterne: analisi, preparazione, applicazione corretta e obiettivo di durata misurabile. È un approccio più rigoroso, ma coerente con chi pretende standard elevati su ogni parte del veicolo.
Quanto dura la protezione della pelle
La durata dipende, oltre che naturalmente dalla qualità del prodotto, da uso dell’auto, colore degli interni, abitudini del proprietario e qualità della manutenzione successiva. Un’auto del weekend con interni scuri e utilizzo limitato conserverà il trattamento più a lungo rispetto a una daily car con sedili chiari, tragitti urbani e continui accessi a bordo.
È qui che serve onestà tecnica: nessun protettivo rende la pelle invulnerabile. Riduce l’assorbimento di sporco, rallenta l’usura estetica e facilita la pulizia, ma non annulla il consumo meccanico. Se il sedile guida viene sollecitato ogni giorno nello stesso punto, la superficie continuerà a vivere quel carico. La differenza è che lo farà con una barriera in più e con una gestione della manutenzione molto più efficiente.
Per ottenere continuità nel risultato, il trattamento iniziale deve essere accompagnato da detergenza corretta e richiami periodici quando necessari. È una logica di conservazione, non di riparazione tardiva.

Errori comuni che peggiorano la pelle invece di proteggerla
L’errore più diffuso è usare prodotti troppo ricchi e lucidanti, perché danno un riscontro visivo immediato, che però modifica la finitura originale del materiale. Su interni moderni, inoltre, quell’effetto spesso tradisce un eccesso di residuo. Subito dopo arrivano i detergenti multiuso molto forti, le spazzole troppo rigide e i panni sporchi o di qualità insufficiente.
Un altro errore è pulire raramente e in modo aggressivo, invece di mantenere con regolarità. Lo sporco lasciato accumulare richiede interventi più energici, che a loro volta aumentano il rischio di stressare la finitura. Anche l’abitudine di trattare solo quando l’interno appare già compromesso è controproducente: la protezione dà il meglio quando viene applicata su una superficie ancora sana.
Su vetture di pregio, attendere il danno visibile significa quasi sempre pagare di più dopo, in termini di correzione o ripristino estetico.
Quando il trattamento ha più senso
Il momento ideale è presto, possibilmente quando l’auto è nuova o appena acquistata usata in ottime condizioni. In quella fase la pelle non ha ancora assorbito contaminazioni persistenti e la protezione può lavorare al massimo della sua efficacia. Anche dopo una sanificazione approfondita o un detailing interno completo, l’applicazione di un protettivo è una scelta logica, perché consolida il risultato ottenuto.
Ha molto senso anche prima della stagione calda, soprattutto per auto che restano spesso parcheggiate all’aperto, e prima di un utilizzo intensivo. Chi guida spesso in città, trasporta passeggeri, indossa denim scuro o usa l’auto come estensione del proprio ambiente professionale beneficia in modo evidente di una protezione ben eseguita.
La pelle bella non è solo una questione di pulizia. È il risultato di un sistema fatto di materiali, uso reale e protocollo corretto. Se l’abitacolo della tua auto merita lo stesso livello di attenzione riservato alla carrozzeria, la differenza si vede ogni volta che apri la porta.
La pelle automobilistica racconta subito come viene trattata un’auto. Basta osservare il fianco del sedile guida, la lucidatura anomala del volante o le pieghe secche sui pannelli porta per capire se la protezione interni auto pelle è stata gestita con metodo oppure con prodotti generici, applicati senza criterio. Su una vettura premium, questo dettaglio non è secondario: incide sulla percezione estetica, sul comfort quotidiano e sul mantenimento del valore nel tempo.
Protezione interni auto pelle: perché non basta “nutrire”
Per anni il mercato ha semplificato troppo il tema, riducendolo all’idea di una pelle da “idratare” periodicamente. In realtà, negli interni auto moderni la maggior parte delle superfici utilizza pelli ecologiche con una finitura protettiva superficiale. Questo significa che il problema principale non è solo la secchezza del materiale, ma l’usura dello strato esterno causata da attrito, sudore, trasferimento di colore dai tessuti, raggi UV, sporco grasso e detergenti sbagliati.
Quando si parla di protezione efficace, quindi, bisogna distinguere tra tre fasi diverse: pulizia corretta, mantenimento della finitura estetica e creazione di una barriera contro contaminazioni e usura quotidiana. Confondere queste funzioni porta spesso a un risultato deludente. Un prodotto troppo oleoso può lasciare una mano scivolosa e attirare sporco; un detergente troppo aggressivo può opacizzare o stressare la superficie; un protettivo poco stabile può sembrare efficace solo per pochi giorni.
Su sedili chiari, volanti, braccioli e zone ad alto contatto, la differenza tra manutenzione casuale e protocollo tecnico emerge in fretta. L’auto continua a sembrare pulita, ma la pelle perde uniformità, cambia tatto e si macchia più facilmente.

I nemici reali degli interni in pelle
Chi utilizza l’auto tutti i giorni, soprattutto in contesto urbano, espone gli interni a un mix di aggressioni spesso sottovalutate. Il primo fattore è l’attrito meccanico: entrate e uscite dall’abitacolo consumano soprattutto i supporti laterali del sedile. Poi c’è il trasferimento di colore da jeans e capi scuri, molto visibile sulle pelli beige, crema o grigio chiaro.
Un altro elemento critico è la componente chimica. Sudore, sebo della pelle, residui di creme mani, gel igienizzanti e polveri sottili si depositano sulle superfici e, nel tempo, alterano l’aspetto originario. Nei mesi caldi entra in gioco anche la temperatura interna dell’abitacolo, che accelera l’invecchiamento delle finiture e rende più evidente la perdita di elasticità percepita.
Non tutte le pelli reagiscono allo stesso modo. Una pelle liscia pigmentata ha esigenze diverse rispetto a una finitura più morbida o ad alcantara e superfici ibride. Per questo i trattamenti standardizzati hanno un limite: funzionano solo fino a un certo punto, poi iniziano i compromessi.
Cosa deve fare davvero un buon trattamento protettivo
Un trattamento serio non deve cambiare l’identità della superficie. La pelle deve restare naturale al tatto, con finitura coerente e senza effetto lucido artificiale. Se dopo l’applicazione il sedile appare visibilmente untuoso o troppo scivoloso, il prodotto sta probabilmente lasciando un residuo cosmetico più che una protezione funzionale.
La protezione migliore prevede un coating in grado di creare una duratura barriera repellente quanto invisibile contro sporco, color transfer e agenti di uso quotidiano, semplificando la pulizia successiva. Questo è il punto decisivo: un interno protetto non è solo più bello subito, ma si sporca meno in profondità e permette interventi di manutenzione meno invasivi nel tempo.
Nei contesti premium, il valore sta proprio qui. Non si cerca un risultato scenografico di 48 ore, ma una stabilità estetica superiore, con un decadimento più lento delle superfici più esposte. Volante, sedile guida e appoggiabraccia sono gli indicatori più onesti dell’efficacia di un trattamento.
Protezione interni auto pelle fai da te o professionale
Il fai da te non è sempre da escludere, ma va inquadrato con realismo. Su un’auto recente, già in buone condizioni e con interni poco usurati, una manutenzione attenta e continuativa con prodotti corretti può aiutare a conservare l’aspetto originale. Il limite emerge quando si usano detergenti universali, panni non adatti o applicazioni troppo frequenti di balsami e dressing pensati più per vendere una sensazione di morbidezza che per preservare la finitura.
Il trattamento professionale parte invece da una diagnosi della superficie. Si valuta il tipo di pelle, lo stato reale del coating superficiale, la presenza di lucidature anomale, trasferimenti di colore, residui accumulati e zone ad alto stress. Solo dopo si definisce il ciclo corretto di pulizia e protezione.
Qui il vantaggio non è soltanto il prodotto migliore. Conta altrettanto il protocollo: detergenza calibrata, strumenti appropriati, tempi di posa sotto controllo, rimozione completa dei residui e applicazione uniforme del coating protettivo. Sulle vetture di fascia alta, dove materiali e finiture hanno costi importanti, improvvisare è quasi sempre la scelta meno conveniente.

Come si riconosce un interno che ha già bisogno di un intervento tecnico
Molti proprietari intervengono troppo tardi perché associano il problema solo a tagli, screpolature o danni evidenti. In realtà i primi segnali arrivano prima. La pelle inizia a diventare lucida nei punti dove dovrebbe restare satinata, il sedile trattiene più facilmente lo sporco, il colore appare meno uniforme e il volante perde la sua presa naturale.
Anche l’odore può cambiare. Non si tratta solo di pulizia generale, ma di accumulo di residui organici e chimici che restano intrappolati sulla superficie. Quando questo accade, un semplice passaggio superficiale non basta più: serve una decontaminazione delicata ma profonda, seguita da una protezione adatta.
Se l’abitacolo presenta pelli chiare, uso frequente, percorrenza elevata o guida con abbigliamento tecnico e denim, l’intervallo di manutenzione deve essere più ravvicinato. Non perché il materiale sia fragile, ma perché è sottoposto a uno stress più alto.
Il valore della preparazione, anche sugli interni
Nel car care evoluto, la preparazione della superficie è ciò che separa un trattamento premium da un semplice servizio cosmetico. Lo stesso principio vale per la protezione degli interni. Applicare un protettivo su una pelle non perfettamente pulita significa sigillare impurità, riducendo adesione, uniformità e durata del risultato.
Un protocollo avanzato prevede la rimozione controllata dello sporco annidato nella grana, l’eliminazione dei residui di vecchi prodotti e la normalizzazione della finitura prima della protezione. È un lavoro meno visibile della lucidatura esterna, ma altrettanto tecnico. Ed è proprio lì che si costruisce la differenza tra un abitacolo semplicemente pulito e un abitacolo realmente preservato.
Per questo, in un centro specializzato come Ceramic Pro Milano, la protezione degli interni viene affrontata con la stessa logica applicata alle superfici esterne: analisi, preparazione, applicazione corretta e obiettivo di durata misurabile. È un approccio più rigoroso, ma coerente con chi pretende standard elevati su ogni parte del veicolo.
Quanto dura la protezione della pelle
La durata dipende, oltre che naturalmente dalla qualità del prodotto, da uso dell’auto, colore degli interni, abitudini del proprietario e qualità della manutenzione successiva. Un’auto del weekend con interni scuri e utilizzo limitato conserverà il trattamento più a lungo rispetto a una daily car con sedili chiari, tragitti urbani e continui accessi a bordo.
È qui che serve onestà tecnica: nessun protettivo rende la pelle invulnerabile. Riduce l’assorbimento di sporco, rallenta l’usura estetica e facilita la pulizia, ma non annulla il consumo meccanico. Se il sedile guida viene sollecitato ogni giorno nello stesso punto, la superficie continuerà a vivere quel carico. La differenza è che lo farà con una barriera in più e con una gestione della manutenzione molto più efficiente.
Per ottenere continuità nel risultato, il trattamento iniziale deve essere accompagnato da detergenza corretta e richiami periodici quando necessari. È una logica di conservazione, non di riparazione tardiva.

Errori comuni che peggiorano la pelle invece di proteggerla
L’errore più diffuso è usare prodotti troppo ricchi e lucidanti, perché danno un riscontro visivo immediato, che però modifica la finitura originale del materiale. Su interni moderni, inoltre, quell’effetto spesso tradisce un eccesso di residuo. Subito dopo arrivano i detergenti multiuso molto forti, le spazzole troppo rigide e i panni sporchi o di qualità insufficiente.
Un altro errore è pulire raramente e in modo aggressivo, invece di mantenere con regolarità. Lo sporco lasciato accumulare richiede interventi più energici, che a loro volta aumentano il rischio di stressare la finitura. Anche l’abitudine di trattare solo quando l’interno appare già compromesso è controproducente: la protezione dà il meglio quando viene applicata su una superficie ancora sana.
Su vetture di pregio, attendere il danno visibile significa quasi sempre pagare di più dopo, in termini di correzione o ripristino estetico.
Quando il trattamento ha più senso
Il momento ideale è presto, possibilmente quando l’auto è nuova o appena acquistata usata in ottime condizioni. In quella fase la pelle non ha ancora assorbito contaminazioni persistenti e la protezione può lavorare al massimo della sua efficacia. Anche dopo una sanificazione approfondita o un detailing interno completo, l’applicazione di un protettivo è una scelta logica, perché consolida il risultato ottenuto.
Ha molto senso anche prima della stagione calda, soprattutto per auto che restano spesso parcheggiate all’aperto, e prima di un utilizzo intensivo. Chi guida spesso in città, trasporta passeggeri, indossa denim scuro o usa l’auto come estensione del proprio ambiente professionale beneficia in modo evidente di una protezione ben eseguita.
La pelle bella non è solo una questione di pulizia. È il risultato di un sistema fatto di materiali, uso reale e protocollo corretto. Se l’abitacolo della tua auto merita lo stesso livello di attenzione riservato alla carrozzeria, la differenza si vede ogni volta che apri la porta.
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FAQ
LEGGI QUI LE RISPOSTE AD ALCUNE TRA LE DOMANDE PIU’ FREQUENTI:
Cos’è la nanotecnologia?
E’ un ramo della scienza che si occupa del controllo e della manipolazione della materia su scala dimensionale nanometrica (un miliardesimo di metro). A livello “nano”, i comportamenti e le caratteristiche della materia si modificano in modo notevole con proprietà e funzionalità che vanno fondamentalmente in due direzioni: o sono notevolmente migliorate o sono completamente nuove.
Cos’è Ceramic Pro?
E’ un liquido trasparente a base di biossido di silicio composto di nanomolecole. Una volta applicato, le nanomolecole riempiono gli spazi vuoti esistenti sulla superficie fino a formare una barriera che isola il substrato originale dai contaminanti del mondo esterno.
Ceramic Pro può danneggiare la mia auto?
No. Ceramic Pro è assolutamente sicuro, per qualsiasi superficie. Non danneggia vernice o trasparente e non inficia la garanzia originale della tua auto.
Ceramic Pro può nel tempo crepare, pelare o ingiallire?
No. Tutti i prodotti Ceramic Pro sono sottoposti a severi test da parte di SGS, che ne garantiscono l’assoluta affidabilità anche in questo senso.
Ceramic Pro è un’alternativa alla cera?
Sì, una alternativa di gran lunga più performante, sotto tutti i punti di vista, e durevole. Una volta applicato il Ceramic Pro non c’è più bisogno di alcuna cera o altro protettivo. La manutenzione a tuo carico richiede solo lavaggio con acqua e detersivo neutro.
Posso acquistare e applicare da solo Ceramic Pro?
No. Il Ceramic Pro può essere venduto ed applicato esclusivamente da centri certificati ed autorizzati. Ogni altra soluzione, oltre a rischiare di creare danni alla superficie e compromettere il risultato finale, fa decadere ogni diritto alla garanzia.
È applicabile anche su veicoli opachi?
Sì. Anzi, proprio perché i trasparenti opachi sono particolarmente problematici in tema di mantenimento e manutenzione, l’applicazione del Ceramic Pro è ancora più utile e funzionale.
La protezione contro i graffi è assoluta?
La durezza del Ceramic Pro è tre volte superiore a quella di un tradizionale trasparente. Ciò aumenta notevolmente la resistenza della superficie, ma, nonostante ciò, non è possibile fornire una garanzia assoluta contro graffi, scheggiature e abrasioni. Eventuali difetti eventualmente creatisi al di sopra dello strato di base verniciante, però, possono essere molto più facilmente ripristinati.
Che tipo di manutenzione è necessaria?
Per una corretta manutenzione è sufficiente lavare a mano periodicamente la vettura, con solo detergente neutro. Oltre a questo è necessario svolgere, presso il nostro centro, il ciclo di mantenimento annuale.
In cosa consiste l’attività di mantenimento?
Si tratta di un passaggio annuale presso il nostro centro al fine di una verifica dello stato della protezione ed il ripristino di eventuali particelle superficiali di prodotto deteriorate. Il prezzo di tale attività è già incluso nel costo del pacchetto acquistato.
Viene fornita una garanzia con Ceramic Pro?
Sì, per il periodo indicato in funzione del tipo di trattamento (da due anni fino a vita). La validità della garanzia è subordinata alla puntuale esecuzione del ciclo di mantenimento.
Quanto costa Ceramic Pro?
Dipende dal pacchetto scelto, dalle dimensioni e dalle condizioni del veicolo da trattare. Per dare comunque un riferimento, si parte dai 600 Euro fino ad arrivare a circa 3000 per la protezione a vita.
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E’ un ramo della scienza che si occupa del controllo e della manipolazione della materia su scala dimensionale nanometrica (un miliardesimo di metro). A livello “nano”, i comportamenti e le caratteristiche della materia si modificano in modo notevole con proprietà e funzionalità che vanno fondamentalmente in due direzioni: o sono notevolmente migliorate o sono completamente nuove.
Cos’è Ceramic Pro?
E’ un liquido trasparente a base di biossido di silicio composto di nanomolecole. Una volta applicato, le nanomolecole riempiono gli spazi vuoti esistenti sulla superficie fino a formare una barriera che isola il substrato originale dai contaminanti del mondo esterno.
Ceramic Pro può danneggiare la mia auto?
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No. Tutti i prodotti Ceramic Pro sono sottoposti a severi test da parte di SGS, che ne garantiscono l’assoluta affidabilità anche in questo senso.
Ceramic Pro è un’alternativa alla cera?
Sì, una alternativa di gran lunga più performante, sotto tutti i punti di vista, e durevole. Una volta applicato il Ceramic Pro non c’è più bisogno di alcuna cera o altro protettivo. La manutenzione a tuo carico richiede solo lavaggio con acqua e detersivo neutro.
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È applicabile anche su veicoli opachi?
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La protezione contro i graffi è assoluta?
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Che tipo di manutenzione è necessaria?
Per una corretta manutenzione è sufficiente lavare a mano periodicamente la vettura, con solo detergente neutro. Oltre a questo è necessario svolgere, presso il nostro centro, il ciclo di mantenimento annuale.
In cosa consiste l’attività di mantenimento?
Si tratta di un passaggio annuale presso il nostro centro al fine di una verifica dello stato della protezione ed il ripristino di eventuali particelle superficiali di prodotto deteriorate. Il prezzo di tale attività è già incluso nel costo del pacchetto acquistato.
Viene fornita una garanzia con Ceramic Pro?
Sì, per il periodo indicato in funzione del tipo di trattamento (da due anni fino a vita). La validità della garanzia è subordinata alla puntuale esecuzione del ciclo di mantenimento.
Quanto costa Ceramic Pro?
Dipende dal pacchetto scelto, dalle dimensioni e dalle condizioni del veicolo da trattare. Per dare comunque un riferimento, si parte dai 600 Euro fino ad arrivare a circa 3000 per la protezione a vita.
