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Chi sta pensando di cambiare colore alla propria auto, prima o poi arriva a questa domanda: se avvolgo la carrozzeria con una pellicola, quando la tolgo troverò la vernice rovinata? È la paura che blocca più decisioni, ed è una paura sana — perché sotto quella pellicola c’è un valore che non si vuole compromettere.

La risposta breve che si trova quasi ovunque è “no, il wrapping non rovina la vernice”. È rassicurante, ed è anche il tipo di risposta che dà chi la vende. La risposta vera è un po’ più lunga, e molto più utile: il wrapping, fatto e rimosso come si deve, non danneggia una vernice sana. Ma può far emergere una debolezza che era già lì. La differenza tra le due cose non sta nella pellicola: sta in cosa c’è sotto, e in chi la applica.

Se stai valutando un cambio colore e vuoi il quadro completo — le tre strade possibili, cosa cambia tra loro, quanto durano e quanto costano — parti da cosa sapere prima di cambiare colore all’auto.

Cosa succede davvero tra pellicola e vernice

Una pellicola per wrapping aderisce alla carrozzeria con un adesivo studiato per tenere per anni e poi staccarsi in modo pulito. Su una vernice originale, integra e in salute, questo adesivo fa il suo mestiere: rimane saldo finché serve, e al momento della rimozione — con il calore giusto e la mano giusta — lascia la superficie come l’ha trovata. La vernice di fabbrica, del resto, nasce per durare: è realizzata con prodotti, tecniche e processi industriali che una carrozzeria non può riprodurre — perché appartengono alla catena di montaggio, non all’officina. È il legame più solido che quella vernice avrà nella sua vita.

Il problema non è quindi la pellicola in sé. Il problema nasce quando la superficie sotto non è più quella di fabbrica, o non è più in salute. Ed è qui che vale la pena capire, invece di rassicurarsi.

Strati pellicola wrapping auto

La superficie ha una storia

Il caso più frequente è la vernice rifatta. Un’auto che ha subito un intervento in carrozzeria — un paraurti riverniciato dopo un urto, una fiancata risistemata — ha, in quel punto, una vernice con una storia diversa da quella originale. E qui serve precisione, perché è facile dire una sciocchezza in un verso o nell’altro. Non è lo stesso sistema della verniciatura di fabbrica — prodotti, tecniche e processi del ripristino sono un’altra cosa, perché l’officina non è la catena di montaggio. Ma “diverso” non vuol dire “peggiore”: una riverniciatura eseguita a regola d’arte è pienamente affidabile per adesione e tenuta, perché i prodotti usati dalle carrozzerie sono approvati dai costruttori e, se le prescrizioni sono rispettate, il risultato raggiunge lo standard previsto. E qui sta il punto vero: l’approvazione riguarda il prodotto, non certifica la singola mano di vernice. Con gli stessi identici prodotti, un ciclo eseguito fuori specifica dà una vernice con adesione o maturazione diverse. E la differenza non si vede a occhio: due riverniciature possono sembrare uguali e comportarsi in modo opposto sotto stress — per esempio, quando si rimuove una pellicola.

Non è un giudizio sulle carrozzerie: le buone officine lavorano a regola d’arte. È che nessuna etichetta certifica come è stata eseguita quella singola applicazione — e questo lo si può solo verificare, non dare per scontato. È lo stesso principio che vale per la pellicola: il prodotto giusto non garantisce il risultato, lo garantisce l’esecuzione. Per questo la superficie va letta prima di agire — sia quando si applica, sia soprattutto quando si rimuove.

Non è l’unico caso. Una vernice ossidata, con il trasparente indebolito, è già in sofferenza per conto suo: la pellicola non la peggiora, ma la rimozione può portare via ciò che era in sofferenza. E una scheggiatura non riparata, anche lieve, è, prima di tutto, un problema di tenuta: un bordo scoperto a cui l’adesivo si aggancia, e togliendo la pellicola quel piccolo cratere può allargarsi. C’è poi una ragione in più per sistemarla prima, ed è estetica: la pellicola è sottile e si conforma a ciò che sta sotto — non riempie il difetto, ci si infila dentro e ne ricalca il profilo. Su una carrozzeria dal colore nuovo e uniforme quel piccolo avvallamento risalta di più, non di meno — perché tutto intorno è impeccabile, e con le finiture lucide il solco spezza il riflesso della luce. Il colore nuovo non nasconde la scheggiatura: la mette in cornice. Due motivi che portano alla stessa conclusione: prima si ripara, poi si applica.

E c’è un caso che vale la pena conoscere, perché è meno intuitivo: il trasparente assottigliato. Il clear coat — lo strato limpido che sta sopra il colore — ha uno spessore limitato, e può ridursi nel tempo: per l’azione prolungata dei raggi UV, o per cicli di lucidatura ripetuti che, un passaggio dopo l’altro, ne asportano una parte. Un trasparente ridotto al minimo è più fragile: sotto lo stress di una rimozione può reagire diversamente da uno integro. Non è visibile a occhio nudo — si valuta con strumenti che ne misurano lo spessore — ed è un’altra delle cose che un’ispezione seria controlla prima di procedere, invece di scoprirle dopo.

Il filo comune è sempre lo stesso: il wrapping non crea il danno. Al più, rende visibile una condizione che era già presente. Ed è esattamente per questo che un professionista serio, prima di parlare di colori, legge la superficie: com’è fatta, che storia ha, in che stato è. Non è pignoleria, e non è diffidenza verso chi ha lavorato prima: quella verifica è parte del lavoro. È il momento in cui si decide cosa si può promettere, e come procedere. Nel nostro metodo, l’ispezione preliminare non è un passaggio formale: è dove si evita gran parte dei problemi di cui parla questo articolo.

Il momento più delicato: la rimozione

C’è un dettaglio che quasi nessuno racconta, e che ribalta l’intuizione comune. Gran parte dei problemi da wrapping non nasce quando la pellicola si mette, ma quando si toglie — e quasi sempre per fretta.

Una pellicola va rimossa con il calore, che ammorbidisce l’adesivo e lo convince a lasciare la presa. Tirata a freddo, di forza, può portarsi dietro quello che trova. Lo stesso vale per una pellicola lasciata oltre la sua vita utile: l’adesivo, con gli anni, indurisce e si lega più tenacemente, e ciò che si sarebbe staccato senza problemi al momento giusto diventa difficile — e rischioso — se lo si ignora troppo a lungo.

Ed è qui che conviene fare attenzione a un equivoco. “Quanto dura” un wrapping non è solo una questione di estetica: è anche sapere entro quando conviene rimuoverlo perché la rimozione resti pulita. E questa finestra è un dato tecnico, non lo slogan sulla durata. C’è differenza tra la durata realistica che un produttore serio dichiara e il numero gonfiato che fa vendere: chi si fida di un “dura dieci anni” e lascia la pellicola fino allo scadere può trovarsi con un adesivo ormai difficile da togliere. La domanda giusta, quindi, non è “quanto dura al massimo?”, ma “entro quando conviene toglierla, e perché?” — e la risposta dovrebbe essere un tempo tecnico, non una promessa commerciale.

C’è poi un fattore che dipende da chi la pellicola ce l’ha addosso ogni giorno: la manutenzione. Il modo in cui si lava un’auto wrappata influisce sull’adesivo nel tempo. Lavaggi troppo aggressivi, o un getto ad alta pressione puntato da vicino sui bordi, tendono a far cedere il film proprio ai margini, dove è più esposto; prodotti sbagliati e calore eccessivo possono alterare il comportamento della colla. Vale anche il contrario, ed è la parte buona: una manutenzione corretta preserva l’adesivo — e con lui la possibilità di una rimozione pulita a fine vita. Anche il “come lo mantengo” fa parte del “quanto durerà bene”, ed è la parte su cui il proprietario può incidere di più.

Questo spiega perché la stessa pellicola, sulla stessa auto, può lasciare due esiti opposti a seconda di chi la toglie. Non è il prodotto a fare la differenza in quel momento: è la mano.

Rimozione pellicola wrapping auto

Cosa può restare e come si rimedia

“Rovinare la vernice” mette insieme cose molto diverse: dalla traccia che si toglie con un panno al pannello da riverniciare. Vale la pena distinguerle, perché la gravità — e il costo — cambiano moltissimo. Ecco i tre esiti possibili al momento della rimozione, dal più innocuo al più serio.

Cosa resta Perchè Come si rimedia
Residuo di colla Anche una pellicola di qualità tolta bene, a volte, lascia minime tracce di adesivo Solventi dedicati e panno; nei casi ostici, una lucidatura. Nessun danno alla vernice

Pellicola “cementata”

Film vecchio, cotto dal sole o scadente: si è saldato al trasparente e non si stacca Asportazione meccanica con dischi abrasivi; a volte carteggiatura e riapplicazione del trasparente
Trasparente o colore trascinati via La superficie era già compromessa, o il film è stato lasciato per molto tempo oltre il dovuto Carteggiatura e riverniciatura della zona

Il primo è ordinaria amministrazione: si risolve con pulizia e, nel peggiore dei casi, una leggera lucidatura localizzata. La vernice sotto resta sana. Gli altri due sono il conto salato e sono l’esito di superficie già compromessa, film scadente, o di una pellicola lasciata troppo oltre la sua finestra di rimozione. Cioè, di nuovo, di scelte fatte prima: che prodotto, e per quanto tempo. È esattamente ciò che l’ispezione preliminare e una finestra di rimozione onesta — quella tecnica, non lo slogan — servono a tenere lontano.

L’altro momento: l’applicazione

C’è però un secondo momento in cui la vernice è in gioco, ed è quello che quasi nessuno mette in chiaro — il più insidioso, perché alcuni danni non nascono dalla rimozione ma dall’applicazione, e restano nascosti sotto la pellicola per tutta la sua vita, per riaffiorare intatti solo quando la si toglie. Il cliente ritira l’auto perfetta, e scopre il problema anni dopo.

Il primo riguarda il taglio della pellicola. Un cambio colore con il vinile si rifila in posa, direttamente sull’auto — il film va teso e adattato alle forme della carrozzeria, e i bordi vanno coperti perché un margine scoperto lascerebbe intravedere la tinta originale. La buona notizia è che il vinile si taglia con facilità, quasi come il burro: molto più docile di un PPF, che è spesso ed elastico e va inciso con ben altra precisione. Per questo, col vinile, il rischio di intaccare la vernice è più basso — ma non azzerato. Se la lama arriva al trasparente, lascia un solco sottile che nessuno vede finché la pellicola è lì, e che riaffiora solo alla rimozione.

Quanto sia alto quel rischio dipende dalla mano, ma anche dalla tecnica. Chi, nei punti più critici, smonta i pezzi e avvolge i bordi, rifila la pellicola mentre è ancora sollevata, prima di farla aderire: la lama lavora sul film libero, e la vernice sotto non la sfiora nemmeno. Chi invece taglia a filo, per far prima, passa la lama sulla pellicola già appoggiata sulla lamiera — con il trasparente un millimetro sotto. Non è la pellicola a decidere il rischio: sono il metodo e il tempo che ci si mette.

Il secondo è più sottile: il promotore di adesione usato dove non serve. Esistono prodotti che aumentano la presa della pellicola nei punti critici — le creste dei paraurti, gli incavi delle maniglie — e usati lì, con misura, sono legittimi. Ma stesi su ampie superfici per compensare una tecnica di applicazione scadente, creano un legame troppo aggressivo: e alla rimozione è quel legame, non la pellicola, a strappare via la vernice. È un difetto d’origine che presenta il conto molto più tardi.

Il filo, di nuovo, è lo stesso di tutto l’articolo: ciò che conta davvero non si vede a occhio il giorno della consegna. Si vede anni dopo, quando l’auto torna com’era. Ed è per questo che, nel wrapping, chi applica pesa quanto la pellicola che applica.

Il criterio da portarsi a casa

Quindi: il wrapping rovina la vernice? No, se la vernice è sana e il lavoro è fatto bene. Sì — o meglio, la mette a nudo — se sotto c’era già una fragilità, o se chi lo rimuove ha fretta.

Il che sposta la domanda dal prodotto alla competenza. Non serve chiedere “la pellicola rovina la vernice?” — la pellicola giusta, no. Serve chiedere altro a chi te la applica:

“Prima di partire, come valutate lo stato della mia vernice? Quanto tempo può rimanere installata la pellicola? Come devo agire per una corretta manutenzione? E come la togliete, quando sarà il momento?”

Dalla risposta saprai molto più di quanto ti direbbe qualsiasi scheda prodotto. Perché sulla tua auto non lavora una pellicola. Lavorano delle mani.

Chi sta pensando di cambiare colore alla propria auto, prima o poi arriva a questa domanda: se avvolgo la carrozzeria con una pellicola, quando la tolgo troverò la vernice rovinata? È la paura che blocca più decisioni, ed è una paura sana — perché sotto quella pellicola c’è un valore che non si vuole compromettere.

La risposta breve che si trova quasi ovunque è “no, il wrapping non rovina la vernice”. È rassicurante, ed è anche il tipo di risposta che dà chi la vende. La risposta vera è un po’ più lunga, e molto più utile: il wrapping, fatto e rimosso come si deve, non danneggia una vernice sana. Ma può far emergere una debolezza che era già lì. La differenza tra le due cose non sta nella pellicola: sta in cosa c’è sotto, e in chi la applica.

Se stai valutando un cambio colore e vuoi il quadro completo — le tre strade possibili, cosa cambia tra loro, quanto durano e quanto costano — parti da cosa sapere prima di cambiare colore all’auto.

Cosa succede davvero tra pellicola e vernice

Una pellicola per wrapping aderisce alla carrozzeria con un adesivo studiato per tenere per anni e poi staccarsi in modo pulito. Su una vernice originale, integra e in salute, questo adesivo fa il suo mestiere: rimane saldo finché serve, e al momento della rimozione — con il calore giusto e la mano giusta — lascia la superficie come l’ha trovata. La vernice di fabbrica, del resto, nasce per durare: è realizzata con prodotti, tecniche e processi industriali che una carrozzeria non può riprodurre — perché appartengono alla catena di montaggio, non all’officina. È il legame più solido che quella vernice avrà nella sua vita.

Il problema non è quindi la pellicola in sé. Il problema nasce quando la superficie sotto non è più quella di fabbrica, o non è più in salute. Ed è qui che vale la pena capire, invece di rassicurarsi.

Strati pellicola wrapping auto

La superficie ha una storia

Il caso più frequente è la vernice rifatta. Un’auto che ha subito un intervento in carrozzeria — un paraurti riverniciato dopo un urto, una fiancata risistemata — ha, in quel punto, una vernice con una storia diversa da quella originale. E qui serve precisione, perché è facile dire una sciocchezza in un verso o nell’altro. Non è lo stesso sistema della verniciatura di fabbrica — prodotti, tecniche e processi del ripristino sono un’altra cosa, perché l’officina non è la catena di montaggio. Ma “diverso” non vuol dire “peggiore”: una riverniciatura eseguita a regola d’arte è pienamente affidabile per adesione e tenuta, perché i prodotti usati dalle carrozzerie sono approvati dai costruttori e, se le prescrizioni sono rispettate, il risultato raggiunge lo standard previsto. E qui sta il punto vero: l’approvazione riguarda il prodotto, non certifica la singola mano di vernice.Con gli stessi identici prodotti, un ciclo eseguito fuori specifica dà una vernice con adesione o maturazione diverse. E la differenza non si vede a occhio: due riverniciature possono sembrare uguali e comportarsi in modo opposto sotto stress — per esempio, quando si rimuove una pellicola.

Non è un giudizio sulle carrozzerie: le buone officine lavorano a regola d’arte. È che nessuna etichetta certifica come è stata eseguita quella singola applicazione — e questo lo si può solo verificare, non dare per scontato. È lo stesso principio che vale per la pellicola: il prodotto giusto non garantisce il risultato, lo garantisce l’esecuzione. Per questo la superficie va letta prima di agire — sia quando si applica, sia soprattutto quando si rimuove.

Non è l’unico caso. Una vernice ossidata, con il trasparente indebolito, è già in sofferenza per conto suo: la pellicola non la peggiora, ma la rimozione può portare via ciò che era in sofferenza. E una scheggiatura non riparata, anche lieve, è, prima di tutto, un problema di tenuta: un bordo scoperto a cui l’adesivo si aggancia, e togliendo la pellicola quel piccolo cratere può allargarsi. C’è poi una ragione in più per sistemarla prima, ed è estetica: la pellicola è sottile e si conforma a ciò che sta sotto — non riempie il difetto, ci si infila dentro e ne ricalca il profilo. Su una carrozzeria dal colore nuovo e uniforme quel piccolo avvallamento risalta di più, non di meno — perché tutto intorno è impeccabile, e con le finiture lucide il solco spezza il riflesso della luce. Il colore nuovo non nasconde la scheggiatura: la mette in cornice. Due motivi che portano alla stessa conclusione: prima si ripara, poi si applica.

E c’è un caso che vale la pena conoscere, perché è meno intuitivo: il trasparente assottigliato. Il clear coat — lo strato limpido che sta sopra il colore — ha uno spessore limitato, e può ridursi nel tempo: per l’azione prolungata dei raggi UV, o per cicli di lucidatura ripetuti che, un passaggio dopo l’altro, ne asportano una parte. Un trasparente ridotto al minimo è più fragile: sotto lo stress di una rimozione può reagire diversamente da uno integro. Non è visibile a occhio nudo — si valuta con strumenti che ne misurano lo spessore — ed è un’altra delle cose che un’ispezione seria controlla prima di procedere, invece di scoprirle dopo.

Il filo comune è sempre lo stesso: il wrapping non crea il danno. Al più, rende visibile una condizione che era già presente. Ed è esattamente per questo che un professionista serio, prima di parlare di colori, legge la superficie: com’è fatta, che storia ha, in che stato è. Non è pignoleria, e non è diffidenza verso chi ha lavorato prima: quella verifica è parte del lavoro. È il momento in cui si decide cosa si può promettere, e come procedere. Nel nostro metodo, l’ispezione preliminare non è un passaggio formale: è dove si evita gran parte dei problemi di cui parla questo articolo.

Il momento più delicato: la rimozione

C’è un dettaglio che quasi nessuno racconta, e che ribalta l’intuizione comune. Gran parte dei problemi da wrapping non nasce quando la pellicola si mette, ma quando si toglie — e quasi sempre per fretta.

Una pellicola va rimossa con il calore, che ammorbidisce l’adesivo e lo convince a lasciare la presa. Tirata a freddo, di forza, può portarsi dietro quello che trova. Lo stesso vale per una pellicola lasciata oltre la sua vita utile: l’adesivo, con gli anni, indurisce e si lega più tenacemente, e ciò che si sarebbe staccato senza problemi al momento giusto diventa difficile — e rischioso — se lo si ignora troppo a lungo.

Ed è qui che conviene fare attenzione a un equivoco. “Quanto dura” un wrapping non è solo una questione di estetica: è anche sapere entro quando conviene rimuoverlo perché la rimozione resti pulita. E questa finestra è un dato tecnico, non lo slogan sulla durata. C’è differenza tra la durata realistica che un produttore serio dichiara e il numero gonfiato che fa vendere: chi si fida di un “dura dieci anni” e lascia la pellicola fino allo scadere può trovarsi con un adesivo ormai difficile da togliere. La domanda giusta, quindi, non è “quanto dura al massimo?”, ma “entro quando conviene toglierla, e perché?” — e la risposta dovrebbe essere un tempo tecnico, non una promessa commerciale.

C’è poi un fattore che dipende da chi la pellicola ce l’ha addosso ogni giorno: la manutenzione. Il modo in cui si lava un’auto wrappata influisce sull’adesivo nel tempo. Lavaggi troppo aggressivi, o un getto ad alta pressione puntato da vicino sui bordi, tendono a far cedere il film proprio ai margini, dove è più esposto; prodotti sbagliati e calore eccessivo possono alterare il comportamento della colla. Vale anche il contrario, ed è la parte buona: una manutenzione corretta preserva l’adesivo — e con lui la possibilità di una rimozione pulita a fine vita. Anche il “come lo mantengo” fa parte del “quanto durerà bene”, ed è la parte su cui il proprietario può incidere di più.

Questo spiega perché la stessa pellicola, sulla stessa auto, può lasciare due esiti opposti a seconda di chi la toglie. Non è il prodotto a fare la differenza in quel momento: è la mano.

Rimozione pellicola wrapping auto

Cosa può restare e come si rimedia

“Rovinare la vernice” mette insieme cose molto diverse: dalla traccia che si toglie con un panno al pannello da riverniciare. Vale la pena distinguerle, perché la gravità — e il costo — cambiano moltissimo. Ecco i tre esiti possibili al momento della rimozione, dal più innocuo al più serio.

Cosa resta Perchè Come si rimedia
Residuo di colla Anche una pellicola di qualità tolta bene, a volte, lascia minime tracce di adesivo Solventi dedicati e panno; nei casi ostici, una lucidatura. Nessun danno alla vernice

Pellicola “cementata”

Film vecchio, cotto dal sole o scadente: si è saldato al trasparente e non si stacca Asportazione meccanica con dischi abrasivi; a volte carteggiatura e riapplicazione del trasparente
Trasparente o colore trascinati via La superficie era già compromessa, o il film è stato lasciato per molto tempo oltre il dovuto Carteggiatura e riverniciatura della zona

Il primo è ordinaria amministrazione: si risolve con pulizia e, nel peggiore dei casi, una leggera lucidatura localizzata. La vernice sotto resta sana. Gli altri due sono il conto salato e sono l’esito di superficie già compromessa, film scadente, o di una pellicola lasciata troppo oltre la sua finestra di rimozione. Cioè, di nuovo, di scelte fatte prima: che prodotto, e per quanto tempo. È esattamente ciò che l’ispezione preliminare e una finestra di rimozione onesta — quella tecnica, non lo slogan — servono a tenere lontano.

L’altro momento: l’applicazione

C’è però un secondo momento in cui la vernice è in gioco, ed è quello che quasi nessuno mette in chiaro — il più insidioso, perché alcuni danni non nascono dalla rimozione ma dall’applicazione, e restano nascosti sotto la pellicola per tutta la sua vita, per riaffiorare intatti solo quando la si toglie. Il cliente ritira l’auto perfetta, e scopre il problema anni dopo.

Il primo riguarda il taglio della pellicola. Un cambio colore con il vinile si rifila in posa, direttamente sull’auto — il film va teso e adattato alle forme della carrozzeria, e i bordi vanno coperti perché un margine scoperto lascerebbe intravedere la tinta originale. La buona notizia è che il vinile si taglia con facilità, quasi come il burro: molto più docile di un PPF, che è spesso ed elastico e va inciso con ben altra precisione. Per questo, col vinile, il rischio di intaccare la vernice è più basso — ma non azzerato. Se la lama arriva al trasparente, lascia un solco sottile che nessuno vede finché la pellicola è lì, e che riaffiora solo alla rimozione.

Quanto sia alto quel rischio dipende dalla mano, ma anche dalla tecnica. Chi, nei punti più critici, smonta i pezzi e avvolge i bordi, rifila la pellicola mentre è ancora sollevata, prima di farla aderire: la lama lavora sul film libero, e la vernice sotto non la sfiora nemmeno. Chi invece taglia a filo, per far prima, passa la lama sulla pellicola già appoggiata sulla lamiera — con il trasparente un millimetro sotto. Non è la pellicola a decidere il rischio: sono il metodo e il tempo che ci si mette.

Il secondo è più sottile: il promotore di adesione usato dove non serve. Esistono prodotti che aumentano la presa della pellicola nei punti critici — le creste dei paraurti, gli incavi delle maniglie — e usati lì, con misura, sono legittimi. Ma stesi su ampie superfici per compensare una tecnica di applicazione scadente, creano un legame troppo aggressivo: e alla rimozione è quel legame, non la pellicola, a strappare via la vernice. È un difetto d’origine che presenta il conto molto più tardi.

Il filo, di nuovo, è lo stesso di tutto l’articolo: ciò che conta davvero non si vede a occhio il giorno della consegna. Si vede anni dopo, quando l’auto torna com’era. Ed è per questo che, nel wrapping, chi applica pesa quanto la pellicola che applica.

Il criterio da portarsi a casa

Quindi: il wrapping rovina la vernice? No, se la vernice è sana e il lavoro è fatto bene. Sì — o meglio, la mette a nudo — se sotto c’era già una fragilità, o se chi lo rimuove ha fretta.

Il che sposta la domanda dal prodotto alla competenza. Non serve chiedere “la pellicola rovina la vernice?” — la pellicola giusta, no. Serve chiedere altro a chi te la applica:

“Prima di partire, come valutate lo stato della mia vernice? Quanto tempo può rimanere installata la pellicola? Come devo agire per una corretta manutenzione? E come la togliete, quando sarà il momento?”

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FAQ

LEGGI QUI LE RISPOSTE AD ALCUNE TRA LE DOMANDE PIU’ FREQUENTI:

Cos’è la nanotecnologia?

E’ un ramo della scienza che si occupa del controllo e della manipolazione della materia su scala dimensionale nanometrica (un miliardesimo di metro). A livello “nano”,  i comportamenti e le caratteristiche della materia si modificano in modo notevole con proprietà e funzionalità che vanno fondamentalmente in due direzioni: o sono notevolmente migliorate o sono completamente nuove.

Cos’è Ceramic Pro?

E’ un liquido trasparente a base di biossido di silicio composto di nanomolecole. Una volta applicato, le nanomolecole riempiono gli spazi vuoti esistenti sulla superficie fino a formare una barriera che isola il substrato originale dai contaminanti del mondo esterno. 

Ceramic Pro può danneggiare la mia auto?

No. Ceramic Pro è assolutamente sicuro, per qualsiasi superficie. Non danneggia vernice o trasparente e non inficia la garanzia originale della tua auto.

Ceramic Pro può nel tempo crepare, pelare o ingiallire?

No. Tutti i prodotti Ceramic Pro sono sottoposti a severi test da parte di SGS, che ne garantiscono l’assoluta affidabilità anche in questo senso.

Ceramic Pro è un’alternativa alla cera?

Sì, una alternativa di gran lunga più performante, sotto tutti i punti di vista, e durevole. Una volta applicato il Ceramic Pro non c’è più bisogno di alcuna cera o altro protettivo. La manutenzione a tuo carico richiede solo lavaggio con acqua e detersivo neutro.

Posso acquistare e applicare da solo Ceramic Pro?

No. Il Ceramic Pro può essere venduto ed applicato esclusivamente da centri certificati ed autorizzati. Ogni altra soluzione, oltre a rischiare di creare danni alla superficie e compromettere il risultato finale, fa decadere ogni diritto alla garanzia.

È applicabile anche su veicoli opachi?

Sì. Anzi, proprio perché i trasparenti opachi sono particolarmente problematici in tema di mantenimento e manutenzione, l’applicazione del Ceramic Pro è ancora più utile e funzionale.

La protezione contro i graffi è assoluta?

La durezza del Ceramic Pro è tre volte superiore a quella di un tradizionale trasparente. Ciò aumenta notevolmente la resistenza della superficie, ma, nonostante ciò, non è possibile fornire una garanzia assoluta contro graffi, scheggiature e abrasioni. Eventuali difetti eventualmente creatisi al di sopra dello strato di base verniciante, però, possono essere molto più facilmente ripristinati.

Che tipo di manutenzione è necessaria?

Per una corretta manutenzione è sufficiente lavare a mano periodicamente la vettura, con solo detergente neutro. Oltre a questo è necessario svolgere, presso il nostro centro, il ciclo di mantenimento annuale.

In cosa consiste l’attività di mantenimento?

Si tratta di un passaggio annuale presso il nostro centro al fine di una verifica dello stato della protezione ed il ripristino di eventuali particelle superficiali di prodotto deteriorate. Il prezzo di tale attività è già incluso nel costo del pacchetto acquistato.

Viene fornita una garanzia con Ceramic Pro?

Sì, per il periodo indicato in funzione del tipo di trattamento (da due anni fino a vita). La validità della garanzia è subordinata alla puntuale esecuzione del ciclo di mantenimento.

Quanto costa Ceramic Pro?

Dipende dal pacchetto scelto, dalle dimensioni e dalle condizioni del veicolo da trattare. Per dare comunque un riferimento, si parte dai 600 Euro fino ad arrivare a circa 3000 per la protezione a vita.

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E’ un ramo della scienza che si occupa del controllo e della manipolazione della materia su scala dimensionale nanometrica (un miliardesimo di metro). A livello “nano”,  i comportamenti e le caratteristiche della materia si modificano in modo notevole con proprietà e funzionalità che vanno fondamentalmente in due direzioni: o sono notevolmente migliorate o sono completamente nuove.

Cos’è Ceramic Pro?

E’ un liquido trasparente a base di biossido di silicio composto di nanomolecole. Una volta applicato, le nanomolecole riempiono gli spazi vuoti esistenti sulla superficie fino a formare una barriera che isola il substrato originale dai contaminanti del mondo esterno. 

Ceramic Pro può danneggiare la mia auto?

No. Ceramic Pro è assolutamente sicuro, per qualsiasi superficie. Non danneggia vernice o trasparente e non inficia la garanzia originale della tua auto.

Ceramic Pro può nel tempo crepare, pelare o ingiallire?

No. Tutti i prodotti Ceramic Pro sono sottoposti a severi test da parte di SGS, che ne garantiscono l’assoluta affidabilità anche in questo senso.

Ceramic Pro è un’alternativa alla cera?

Sì, una alternativa di gran lunga più performante, sotto tutti i punti di vista, e durevole. Una volta applicato il Ceramic Pro non c’è più bisogno di alcuna cera o altro protettivo. La manutenzione a tuo carico richiede solo lavaggio con acqua e detersivo neutro.

Posso acquistare e applicare da solo Ceramic Pro?

No. Il Ceramic Pro può essere venduto ed applicato esclusivamente da centri certificati ed autorizzati. Ogni altra soluzione, oltre a rischiare di creare danni alla superficie e compromettere il risultato finale, fa decadere ogni diritto alla garanzia.

È applicabile anche su veicoli opachi?

Sì. Anzi, proprio perché i trasparenti opachi sono particolarmente problematici in tema di mantenimento e manutenzione, l’applicazione del Ceramic Pro è ancora più utile e funzionale.

La protezione contro i graffi è assoluta?

La durezza del Ceramic Pro è tre volte superiore a quella di un tradizionale trasparente. Ciò aumenta notevolmente la resistenza della superficie, ma, nonostante ciò, non è possibile fornire una garanzia assoluta contro graffi, scheggiature e abrasioni. Eventuali difetti eventualmente creatisi al di sopra dello strato di base verniciante, però, possono essere molto più facilmente ripristinati.

Che tipo di manutenzione è necessaria?

Per una corretta manutenzione è sufficiente lavare a mano periodicamente la vettura, con solo detergente neutro. Oltre a questo è necessario svolgere, presso il nostro centro, il ciclo di mantenimento annuale.

In cosa consiste l’attività di mantenimento?

Si tratta di un passaggio annuale presso il nostro centro al fine di una verifica dello stato della protezione ed il ripristino di eventuali particelle superficiali di prodotto deteriorate. Il prezzo di tale attività è già incluso nel costo del pacchetto acquistato.

Viene fornita una garanzia con Ceramic Pro?

Sì, per il periodo indicato in funzione del tipo di trattamento (da due anni fino a vita). La validità della garanzia è subordinata alla puntuale esecuzione del ciclo di mantenimento.

Quanto costa Ceramic Pro?

Dipende dal pacchetto scelto, dalle dimensioni e dalle condizioni del veicolo da trattare. Per dare comunque un riferimento, si parte dai 600 Euro fino ad arrivare a circa 3000 per la protezione a vita.