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Cambiare colore all’auto non vuol più dire una cosa sola. Avvolgere la vettura in una pellicola è una strada praticata da decenni, con un’industria alle spalle — e chi ci sta pensando lo sa già. Il problema, semmai, è un altro: quello che si trova cercando è molto contraddittorio. Chi dice che dura dieci anni e chi due, chi giura che protegge la vernice e chi che la rovina, preventivi che vanno dal molto poco al più di una verniciatura. Non è una materia oscura: è una materia raccontata male.

Questa pagina serve a orientarsi. Non entra a fondo in ogni tema — per quelli ci sono gli approfondimenti a cui rimandiamo di volta in volta — ma mette in fila le cose da sapere prima di decidere, e nell’ordine in cui in genere si presentano: cosa sta scegliendo davvero chi valuta un wrapping, cosa cambia rispetto alle alternative, quanto dura, quanto costa, cosa dice la legge, e come si riconosce un lavoro fatto bene.

Una premessa che cambia i termini di tutto il resto: le strade non sono due, sono tre. Da una parte la verniciatura, che è permanente. Dall’altra due tipi di pellicola che si assomigliano solo in apparenza: il vinile, che di anni ne ha trenta ed è nato per l’estetica, e il PPF colorato, che al colore è arrivato di recente e viene invece dal mondo della protezione. Questa sì è la novità degli ultimi anni, ed è anche la ragione per cui molte informazioni in circolazione sono datate: parlano di un mercato in cui la terza strada non esisteva.

Diciamo subito da dove parliamo, perché cambia cosa potete aspettarvi da questa pagina: facciamo wrapping, sia in vinile sia in PPF colorato. La verniciatura no — ma veniamo da lì, siamo nati come costola di una carrozzeria. Avere entrambe le prospettive è la ragione per cui, sui casi giusti, capita di dire a un cliente che gli conviene riverniciare — e in quel caso il lavoro va fuori, non lo facciamo noi. Non è un dettaglio: è ciò che rende questa una guida e non un catalogo.

Cosa si sceglie davvero, quando si sceglie il wrapping

La prima cosa da chiarire è cosa è un wrapping, perché intorno a questa parola circolano due aspettative che raramente corrispondono a com’è fatto.

Un wrapping è un rivestimento in pellicola adesiva che avvolge la carrozzeria. Il colore e la finitura sono quelli della pellicola; la vernice originale resta sotto, intatta, e alla rimozione ricompare. È questa reversibilità la caratteristica che definisce il wrapping — ed è anche la ragione del suo prezzo, come vedremo.

Le due aspettative che quasi sempre vanno corrette sono che duri per sempre e che protegga la vernice. Sul vinile — il materiale con cui si fa la maggior parte dei wrapping estetici — nessuna delle due è come sembra: il vinile fa un mestiere diverso da quello che gli viene attribuito, e chi lo sceglie sapendo cosa fa davvero di solito ne è soddisfatto per anni. Ci arriviamo tra poco.

C’è poi una domanda che blocca più decisioni di ogni altra, e conviene nominarla subito: quando toglierò la pellicola, troverò la vernice rovinata? È una paura sana, perché sotto c’è un valore da non compromettere, e la risposta non è né un sì né un no — dipende da cosa c’è sotto e da chi applica. È il tema di il wrapping rovina la vernice, dove lo trattiamo per esteso.

Applicazione pellicola wrapping gialla su fiancata auto

Tre strade, non due: wrapping, verniciatura, PPF colorato

Sul cambio colore circola un confronto standard: wrapping da una parte, verniciatura dall’altra, vantaggi e svantaggi in fila. Ha due difetti. Il primo è che le colonne sono due, e le strade tre. Il secondo è che sapere cosa fa ciascuna non basta a scegliere: lo stesso vantaggio può essere decisivo per un’auto e irrilevante per quella accanto.

Il criterio che mette ordine è un altro, ed è quello che conviene tenere in mano leggendo il resto: le tre strade si distinguono per cosa fanno alla vernice che avete adesso. Una la sostituisce, una la lascia stare, una la protegge. Da lì discende quasi tutto — il prezzo, la durata, la possibilità di tornare indietro.

La verniciatura è definitiva. Qualunque sia il risultato, quel colore diventa parte della vettura e non si torna indietro. Ha senso quando il cambiamento vuole essere permanente, quando non interessa conservare l’originale, e quando la vernice sotto è troppo compromessa perché una pellicola possa lavorarci: l’adesivo aderisce allo strato più esterno, e se quello è già in sofferenza — sfogliato, screpolato, con il trasparente che se ne va — la pellicola si aggrappa a qualcosa che sta cedendo. In quel caso il problema non si copre: si rimanda.

Il vinile la lascia stare. È la pellicola dell’estetica: reversibile, costa meno di una verniciatura fatta bene, e sulle finiture speciali — color-shift, cromature, olografici, texture — non ha rivali, perché nessun sistema di verniciatura ci arriva. Non aggiunge protezione alla vernice sotto, ma nemmeno la intacca: la mette da parte per qualche anno. È la strada di chi vuole cambiare aspetto, magari cambiarlo di nuovo più avanti, conservando intatto l’originale.

Il PPF colorato è la terza strada, ed è quella che quasi nessuno conosce. Nasce come pellicola protettiva — lo stesso mondo del PPF trasparente che si mette sui cofani contro i sassi — e in una seconda fase ha aggiunto il colore. Il risultato è un materiale che copre e protegge insieme: preserva la vernice sotto mentre la cambia, e dura più a lungo del vinile. Ha un prezzo più alto e chiede una posa più difficile, ma è l’unica delle tre che offre insieme colore nuovo e protezione di quello vecchio.

Quale delle tre convenga dipende dallo stato della vernice di partenza, dal tipo di colore che si ha in mente e da quanto a lungo si terrà l’auto — variabili che si influenzano a vicenda, e nessuna decide da sola. Le abbiamo messe in fila, con i casi concreti in cui ciascuna strada ha più senso, nell’approfondimento su wrapping o verniciatura; il confronto ravvicinato tra i due tipi di pellicola — dove il vinile vince e dove vince il colorato — è invece in pellicola in vinile o PPF colorato.

Quanto dura (e perché la domanda è mal posta)

“Quanto dura un wrapping” è la domanda che tutti fanno, e ha una risposta più interessante di un numero.

Le durate che si leggono nelle brochure — dieci anni e oltre — sono verificabili: i produttori pubblicano le proprie tabelle. Il punto è che nessuno le legge fino in fondo. Quei dieci anni valgono per il nero e il bianco, su superfici verticali. I colori pieni scendono; i metallizzati e i perlati scendono molto di più; le finiture speciali, quelle che fanno girare la testa in strada, si misurano in pochi anni e in certe combinazioni in mesi. E su cofano, tetto e portellone — le superfici orizzontali — i valori si dimezzano.

Ne esce una regola scomoda ma pulita: più il colore è desiderabile, meno dura. Non è una scelta commerciale, è fisica del pigmento — i colori coprenti fanno da schermo ai raggi UV, quelli che giocano con la luce no. C’è poi un fatto che spiega perché un wrapping tenuto benissimo invecchia comunque: il vinile invecchia anche da fermo, per una ragione che sta nella sua composizione.

Questo è il territorio del vinile. La durata del PPF colorato ha logiche in parte diverse, che si comprendono meglio una volta chiaro come funziona il vinile. Abbiamo raccolto tutto — le tabelle, il perché dell’invecchiamento, e soprattutto cosa dicono e cosa escludono le garanzie dei produttori, che è la parte che nessuno legge — in quanto dura un wrapping in vinile.

Quanto costa (e cosa determina davvero il prezzo)

Sul costo circolano cifre molto distanti tra loro, e la ragione principale non è quella che si immagina. Chi confronta due preventivi tende a pensare che la differenza stia tutta nella pellicola: una marca più cara, una più economica. Il materiale conta — tra due vinili costruiti sulla stessa tecnologia di base, su un’auto intera, ballano diverse centinaia di euro, e lo stesso vale tra i PPF — ma non basta a spiegare scarti ampi.

Su un preventivo, la voce che pesa di più è l’installazione. La giornata di preparazione, lo smontaggio dei componenti, la posa, la finitura sui bordi e nelle zone difficili, il rimontaggio: è lì che si concentra il grosso del costo, ed è lì che due preventivi divergono davvero. Quando la differenza è di poco, può essere il materiale. Quando è ampia, quasi sempre è il lavoro — o qualcosa che nel lavoro non è previsto.

Sul PPF colorato i pesi cambiano. Qui il materiale ha un’incidenza maggiore: la forbice di prezzo parte più in alto e arriva molto più in su, fino al doppio a parità di categoria. E si aggiunge il lavoro, perché il materiale è più spesso e chiudere i bordi richiede di smontare di più — nella nostra esperienza, circa una volta e mezza la manodopera di un cambio colore in vinile.

Quanto si spenda in totale, e perché la stessa richiesta possa ricevere risposte molto diverse, l’abbiamo spiegato in quanto costa il wrapping, insieme alle domande da fare al telefono per capire cosa comprende un preventivo. Con un avvertimento che vale la pena anticipare: il conto cambia parecchio a seconda di fin dove arriva il lavoro — e su questo torniamo tra poco.

Scaldare la pellicola wrapping per conformarla alla superficie dell'auto

Cosa dice la legge

Chi valuta un cambio colore arriva quasi sempre con la stessa domanda, e spesso non la fa per prima perché teme la risposta: devo dichiararlo da qualche parte?

La risposta breve è no. Il wrapping è una modifica legittima: non va comunicato alla Motorizzazione, non passa dal PRA, non richiede aggiornamento della carta di circolazione. La ragione è più netta di quanto ci si aspetti — sul libretto italiano il colore non è nemmeno un dato registrato, quindi non c’è nulla da allineare. I limiti veri esistono, ma riguardano altro: vetri, targa, dispositivi luminosi, e le livree che imitano i veicoli di emergenza. Li abbiamo ricostruiti sulle fonti primarie in il wrapping è legale.

Come si riconosce un lavoro di qualità

Qui si chiude il cerchio con il prezzo. Abbiamo detto che sull’installazione si concentra il grosso del costo: vale la pena spiegare cosa significa in concreto, perché è ciò che distingue un preventivo dall’altro e un risultato dall’altro.

Un wrapping non è “attaccare una pellicola”. Un lavoro fatto come si deve prevede una giornata di sola preparazione — lavaggio tecnico, decontaminazione, asciugatura — prima ancora di aprire il rotolo, perché la pellicola aderisce a ciò che trova e ogni impurità sotto diventa un difetto sopra. Prevede lo smontaggio dei componenti: maniglie, gruppi ottici, a volte paraurti e specchietti, perché la pellicola va portata sotto i bordi e non semplicemente tagliata a filo — è la differenza tra un lavoro che tiene e uno che inizia a sollevarsi dagli angoli dopo qualche mese. Prevede il post-riscaldamento delle zone stirate, quello che fissa la pellicola dove è stata tesa e le impedisce di ritirarsi. E prevede una finitura pulita nei recessi e nelle giunzioni, che è dove l’occhio inesperto non guarda e l’occhio esperto guarda per primo.

Nessuno di questi passaggi si vede nel risultato del primo giorno. Si vedono col tempo — o meglio, si vede la loro assenza, quando il wrapping economico comincia a cedere proprio nei punti in cui il lavoro era stato saltato. Ed è il motivo per cui la competenza necessaria non appartiene solo al detailing: portare la pellicola sotto i bordi, smontare senza danni componenti assemblati in modo diverso da modello a modello, è un sapere che viene dalla carrozzeria.

Sono anche cose che si possono chiedere, prima di affidare l’auto: cosa verrà smontato, se è prevista la preparazione, come vengono trattati i bordi. La qualità della risposta dice molto.

Fin dove arriva il lavoro

C’è un aspetto della posa che quasi nessuno considera prima di trovarselo davanti, e che sposta il preventivo in modo consistente: le superfici che si vedono solo aprendo le portiere — battute, montanti, battitacco, portellone. Il wrapping esterno non le tocca. Rivestirle è una scelta a parte, che aggiunge lavoro e costo, e che ha senso in certi casi e non in altri — dipende soprattutto da quanto il colore nuovo è distante dall’originale. È un tema che merita spazio suo, e lo abbiamo affrontato in fin dove arriva il wrapping: le battute.

Vinile o PPF colorato: perché il vinile ha più colori

Un’ultima cosa, che aiuta a scegliere tra le due pellicole. Il vinile offre una gamma di colori e finiture molto più ampia del PPF colorato, e non per caso: sono due tecnologie con età diverse. Il vinile per wrapping ha alle spalle circa trent’anni di catalogo e di ricerca sui colori; il PPF colorato è arrivato al colore da pochi anni, e la sua gamma è ancora in costruzione. A questo si aggiunge una ragione tecnica — il modo in cui i due materiali sono fatti rende più agile, sul vinile, aggiungere una tinta o una finitura nuova. Il risultato è che per gli effetti estremi il vinile resta, oggi, senza alternative; sulle tinte piene, invece, il vantaggio si assottiglia e contano di più durata e protezione.

In sintesi

Wrapping in vinile, verniciatura e PPF colorato non sono tre versioni della stessa cosa a prezzi diversi: sono tre strade, con logiche diverse. La domanda giusta non è quale sia la migliore in assoluto, ma quale risponde a ciò che serve alla vostra auto e a ciò che volete farne — e la risposta comincia sempre allo stesso modo: guardando l’auto e ascoltando cosa se ne vuole fare.

Cambiare colore all’auto non vuol più dire una cosa sola. Avvolgere la vettura in una pellicola è una strada praticata da decenni, con un’industria alle spalle — e chi ci sta pensando lo sa già. Il problema, semmai, è un altro: quello che si trova cercando è molto contraddittorio. Chi dice che dura dieci anni e chi due, chi giura che protegge la vernice e chi che la rovina, preventivi che vanno dal molto poco al più di una verniciatura. Non è una materia oscura: è una materia raccontata male.

Questa pagina serve a orientarsi. Non entra a fondo in ogni tema — per quelli ci sono gli approfondimenti a cui rimandiamo di volta in volta — ma mette in fila le cose da sapere prima di decidere, e nell’ordine in cui in genere si presentano: cosa sta scegliendo davvero chi valuta un wrapping, cosa cambia rispetto alle alternative, quanto dura, quanto costa, cosa dice la legge, e come si riconosce un lavoro fatto bene.

Una premessa che cambia i termini di tutto il resto: le strade non sono due, sono tre. Da una parte la verniciatura, che è permanente. Dall’altra due tipi di pellicola che si assomigliano solo in apparenza: il vinile, che di anni ne ha trenta ed è nato per l’estetica, e il PPF colorato, che al colore è arrivato di recente e viene invece dal mondo della protezione. Questa sì è la novità degli ultimi anni, ed è anche la ragione per cui molte informazioni in circolazione sono datate: parlano di un mercato in cui la terza strada non esisteva.

Diciamo subito da dove parliamo, perché cambia cosa potete aspettarvi da questa pagina: facciamo wrapping, sia in vinile sia in PPF colorato. La verniciatura no — ma veniamo da lì, siamo nati come costola di una carrozzeria. Avere entrambe le prospettive è la ragione per cui, sui casi giusti, capita di dire a un cliente che gli conviene riverniciare — e in quel caso il lavoro va fuori, non lo facciamo noi. Non è un dettaglio: è ciò che rende questa una guida e non un catalogo.

Cosa si sceglie davvero, quando si sceglie il wrapping

La prima cosa da chiarire è cosa è un wrapping, perché intorno a questa parola circolano due aspettative che raramente corrispondono a com’è fatto.

Un wrapping è un rivestimento in pellicola adesiva che avvolge la carrozzeria. Il colore e la finitura sono quelli della pellicola; la vernice originale resta sotto, intatta, e alla rimozione ricompare. È questa reversibilità la caratteristica che definisce il wrapping — ed è anche la ragione del suo prezzo, come vedremo.

Le due aspettative che quasi sempre vanno corrette sono che duri per sempre e che protegga la vernice. Sul vinile — il materiale con cui si fa la maggior parte dei wrapping estetici — nessuna delle due è come sembra: il vinile fa un mestiere diverso da quello che gli viene attribuito, e chi lo sceglie sapendo cosa fa davvero di solito ne è soddisfatto per anni. Ci arriviamo tra poco.

C’è poi una domanda che blocca più decisioni di ogni altra, e conviene nominarla subito: quando toglierò la pellicola, troverò la vernice rovinata? È una paura sana, perché sotto c’è un valore da non compromettere, e la risposta non è né un sì né un no — dipende da cosa c’è sotto e da chi applica. È il tema di il wrapping rovina la vernice, dove lo trattiamo per esteso.

Applicazione pellicola wrapping gialla su fiancata auto

Tre strade, non due: wrapping, verniciatura, PPF colorato

Sul cambio colore circola un confronto standard: wrapping da una parte, verniciatura dall’altra, vantaggi e svantaggi in fila. Ha due difetti. Il primo è che le colonne sono due, e le strade tre. Il secondo è che sapere cosa fa ciascuna non basta a scegliere: lo stesso vantaggio può essere decisivo per un’auto e irrilevante per quella accanto.

Il criterio che mette ordine è un altro, ed è quello che conviene tenere in mano leggendo il resto: le tre strade si distinguono per cosa fanno alla vernice che avete adesso. Una la sostituisce, una la lascia stare, una la protegge. Da lì discende quasi tutto — il prezzo, la durata, la possibilità di tornare indietro.

La verniciatura è definitiva. Qualunque sia il risultato, quel colore diventa parte della vettura e non si torna indietro. Ha senso quando il cambiamento vuole essere permanente, quando non interessa conservare l’originale, e quando la vernice sotto è troppo compromessa perché una pellicola possa lavorarci: l’adesivo aderisce allo strato più esterno, e se quello è già in sofferenza — sfogliato, screpolato, con il trasparente che se ne va — la pellicola si aggrappa a qualcosa che sta cedendo. In quel caso il problema non si copre: si rimanda.

Il vinile la lascia stare. È la pellicola dell’estetica: reversibile, costa meno di una verniciatura fatta bene, e sulle finiture speciali — color-shift, cromature, olografici, texture — non ha rivali, perché nessun sistema di verniciatura ci arriva. Non aggiunge protezione alla vernice sotto, ma nemmeno la intacca: la mette da parte per qualche anno. È la strada di chi vuole cambiare aspetto, magari cambiarlo di nuovo più avanti, conservando intatto l’originale.

Il PPF colorato è la terza strada, ed è quella che quasi nessuno conosce. Nasce come pellicola protettiva — lo stesso mondo del PPF trasparente che si mette sui cofani contro i sassi — e in una seconda fase ha aggiunto il colore. Il risultato è un materiale che copre e protegge insieme: preserva la vernice sotto mentre la cambia, e dura più a lungo del vinile. Ha un prezzo più alto e chiede una posa più difficile, ma è l’unica delle tre che offre insieme colore nuovo e protezione di quello vecchio.

Quale delle tre convenga dipende dallo stato della vernice di partenza, dal tipo di colore che si ha in mente e da quanto a lungo si terrà l’auto — variabili che si influenzano a vicenda, e nessuna decide da sola. Le abbiamo messe in fila, con i casi concreti in cui ciascuna strada ha più senso, nell’approfondimento su wrapping o verniciatura; il confronto ravvicinato tra i due tipi di pellicola — dove il vinile vince e dove vince il colorato — è invece in pellicola in vinile o PPF colorato.

Quanto dura (e perché la domanda è mal posta)

“Quanto dura un wrapping” è la domanda che tutti fanno, e ha una risposta più interessante di un numero.

Le durate che si leggono nelle brochure — dieci anni e oltre — sono verificabili: i produttori pubblicano le proprie tabelle. Il punto è che nessuno le legge fino in fondo. Quei dieci anni valgono per il nero e il bianco, su superfici verticali. I colori pieni scendono; i metallizzati e i perlati scendono molto di più; le finiture speciali, quelle che fanno girare la testa in strada, si misurano in pochi anni e in certe combinazioni in mesi. E su cofano, tetto e portellone — le superfici orizzontali — i valori si dimezzano.

Ne esce una regola scomoda ma pulita: più il colore è desiderabile, meno dura. Non è una scelta commerciale, è fisica del pigmento — i colori coprenti fanno da schermo ai raggi UV, quelli che giocano con la luce no. C’è poi un fatto che spiega perché un wrapping tenuto benissimo invecchia comunque: il vinile invecchia anche da fermo, per una ragione che sta nella sua composizione.

Questo è il territorio del vinile. La durata del PPF colorato ha logiche in parte diverse, che si comprendono meglio una volta chiaro come funziona il vinile. Abbiamo raccolto tutto — le tabelle, il perché dell’invecchiamento, e soprattutto cosa dicono e cosa escludono le garanzie dei produttori, che è la parte che nessuno legge — in quanto dura un wrapping in vinile.

Quanto costa (e cosa determina davvero il prezzo)

Sul costo circolano cifre molto distanti tra loro, e la ragione principale non è quella che si immagina. Chi confronta due preventivi tende a pensare che la differenza stia tutta nella pellicola: una marca più cara, una più economica. Il materiale conta — tra due vinili costruiti sulla stessa tecnologia di base, su un’auto intera, ballano diverse centinaia di euro, e lo stesso vale tra i PPF — ma non basta a spiegare scarti ampi.

Su un preventivo, la voce che pesa di più è l’installazione. La giornata di preparazione, lo smontaggio dei componenti, la posa, la finitura sui bordi e nelle zone difficili, il rimontaggio: è lì che si concentra il grosso del costo, ed è lì che due preventivi divergono davvero. Quando la differenza è di poco, può essere il materiale. Quando è ampia, quasi sempre è il lavoro — o qualcosa che nel lavoro non è previsto.

Sul PPF colorato i pesi cambiano. Qui il materiale ha un’incidenza maggiore: la forbice di prezzo parte più in alto e arriva molto più in su, fino al doppio a parità di categoria. E si aggiunge il lavoro, perché il materiale è più spesso e chiudere i bordi richiede di smontare di più — nella nostra esperienza, circa una volta e mezza la manodopera di un cambio colore in vinile.

Quanto si spenda in totale, e perché la stessa richiesta possa ricevere risposte molto diverse, l’abbiamo spiegato in quanto costa il wrapping, insieme alle domande da fare al telefono per capire cosa comprende un preventivo. Con un avvertimento che vale la pena anticipare: il conto cambia parecchio a seconda di fin dove arriva il lavoro — e su questo torniamo tra poco.

Scaldare la pellicola wrapping per conformarla alla superficie dell'auto

Cosa dice la legge

Chi valuta un cambio colore arriva quasi sempre con la stessa domanda, e spesso non la fa per prima perché teme la risposta: devo dichiararlo da qualche parte?

La risposta breve è no. Il wrapping è una modifica legittima: non va comunicato alla Motorizzazione, non passa dal PRA, non richiede aggiornamento della carta di circolazione. La ragione è più netta di quanto ci si aspetti — sul libretto italiano il colore non è nemmeno un dato registrato, quindi non c’è nulla da allineare. I limiti veri esistono, ma riguardano altro: vetri, targa, dispositivi luminosi, e le livree che imitano i veicoli di emergenza. Li abbiamo ricostruiti sulle fonti primarie in il wrapping è legale.

Come si riconosce un lavoro di qualità

Qui si chiude il cerchio con il prezzo. Abbiamo detto che sull’installazione si concentra il grosso del costo: vale la pena spiegare cosa significa in concreto, perché è ciò che distingue un preventivo dall’altro e un risultato dall’altro.

Un wrapping non è “attaccare una pellicola”. Un lavoro fatto come si deve prevede una giornata di sola preparazione — lavaggio tecnico, decontaminazione, asciugatura — prima ancora di aprire il rotolo, perché la pellicola aderisce a ciò che trova e ogni impurità sotto diventa un difetto sopra. Prevede lo smontaggio dei componenti: maniglie, gruppi ottici, a volte paraurti e specchietti, perché la pellicola va portata sotto i bordi e non semplicemente tagliata a filo — è la differenza tra un lavoro che tiene e uno che inizia a sollevarsi dagli angoli dopo qualche mese. Prevede il post-riscaldamento delle zone stirate, quello che fissa la pellicola dove è stata tesa e le impedisce di ritirarsi. E prevede una finitura pulita nei recessi e nelle giunzioni, che è dove l’occhio inesperto non guarda e l’occhio esperto guarda per primo.

Nessuno di questi passaggi si vede nel risultato del primo giorno. Si vedono col tempo — o meglio, si vede la loro assenza, quando il wrapping economico comincia a cedere proprio nei punti in cui il lavoro era stato saltato. Ed è il motivo per cui la competenza necessaria non appartiene solo al detailing: portare la pellicola sotto i bordi, smontare senza danni componenti assemblati in modo diverso da modello a modello, è un sapere che viene dalla carrozzeria.

Sono anche cose che si possono chiedere, prima di affidare l’auto: cosa verrà smontato, se è prevista la preparazione, come vengono trattati i bordi. La qualità della risposta dice molto.

Fin dove arriva il lavoro

C’è un aspetto della posa che quasi nessuno considera prima di trovarselo davanti, e che sposta il preventivo in modo consistente: le superfici che si vedono solo aprendo le portiere — battute, montanti, battitacco, portellone. Il wrapping esterno non le tocca. Rivestirle è una scelta a parte, che aggiunge lavoro e costo, e che ha senso in certi casi e non in altri — dipende soprattutto da quanto il colore nuovo è distante dall’originale. È un tema che merita spazio suo, e lo abbiamo affrontato in fin dove arriva il wrapping: le battute.

Vinile o PPF colorato: perché il vinile ha più colori

Un’ultima cosa, che aiuta a scegliere tra le due pellicole. Il vinile offre una gamma di colori e finiture molto più ampia del PPF colorato, e non per caso: sono due tecnologie con età diverse. Il vinile per wrapping ha alle spalle circa trent’anni di catalogo e di ricerca sui colori; il PPF colorato è arrivato al colore da pochi anni, e la sua gamma è ancora in costruzione. A questo si aggiunge una ragione tecnica — il modo in cui i due materiali sono fatti rende più agile, sul vinile, aggiungere una tinta o una finitura nuova. Il risultato è che per gli effetti estremi il vinile resta, oggi, senza alternative; sulle tinte piene, invece, il vantaggio si assottiglia e contano di più durata e protezione.

 

In sintesi

Wrapping in vinile, verniciatura e PPF colorato non sono tre versioni della stessa cosa a prezzi diversi: sono tre strade, con logiche diverse. La domanda giusta non è quale sia la migliore in assoluto, ma quale risponde a ciò che serve alla vostra auto e a ciò che volete farne — e la risposta comincia sempre allo stesso modo: guardando l’auto e ascoltando cosa se ne vuole fare.

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FAQ

LEGGI QUI LE RISPOSTE AD ALCUNE TRA LE DOMANDE PIU’ FREQUENTI:

Cos’è la nanotecnologia?

E’ un ramo della scienza che si occupa del controllo e della manipolazione della materia su scala dimensionale nanometrica (un miliardesimo di metro). A livello “nano”,  i comportamenti e le caratteristiche della materia si modificano in modo notevole con proprietà e funzionalità che vanno fondamentalmente in due direzioni: o sono notevolmente migliorate o sono completamente nuove.

Cos’è Ceramic Pro?

E’ un liquido trasparente a base di biossido di silicio composto di nanomolecole. Una volta applicato, le nanomolecole riempiono gli spazi vuoti esistenti sulla superficie fino a formare una barriera che isola il substrato originale dai contaminanti del mondo esterno. 

Ceramic Pro può danneggiare la mia auto?

No. Ceramic Pro è assolutamente sicuro, per qualsiasi superficie. Non danneggia vernice o trasparente e non inficia la garanzia originale della tua auto.

Ceramic Pro può nel tempo crepare, pelare o ingiallire?

No. Tutti i prodotti Ceramic Pro sono sottoposti a severi test da parte di SGS, che ne garantiscono l’assoluta affidabilità anche in questo senso.

Ceramic Pro è un’alternativa alla cera?

Sì, una alternativa di gran lunga più performante, sotto tutti i punti di vista, e durevole. Una volta applicato il Ceramic Pro non c’è più bisogno di alcuna cera o altro protettivo. La manutenzione a tuo carico richiede solo lavaggio con acqua e detersivo neutro.

Posso acquistare e applicare da solo Ceramic Pro?

No. Il Ceramic Pro può essere venduto ed applicato esclusivamente da centri certificati ed autorizzati. Ogni altra soluzione, oltre a rischiare di creare danni alla superficie e compromettere il risultato finale, fa decadere ogni diritto alla garanzia.

È applicabile anche su veicoli opachi?

Sì. Anzi, proprio perché i trasparenti opachi sono particolarmente problematici in tema di mantenimento e manutenzione, l’applicazione del Ceramic Pro è ancora più utile e funzionale.

La protezione contro i graffi è assoluta?

La durezza del Ceramic Pro è tre volte superiore a quella di un tradizionale trasparente. Ciò aumenta notevolmente la resistenza della superficie, ma, nonostante ciò, non è possibile fornire una garanzia assoluta contro graffi, scheggiature e abrasioni. Eventuali difetti eventualmente creatisi al di sopra dello strato di base verniciante, però, possono essere molto più facilmente ripristinati.

Che tipo di manutenzione è necessaria?

Per una corretta manutenzione è sufficiente lavare a mano periodicamente la vettura, con solo detergente neutro. Oltre a questo è necessario svolgere, presso il nostro centro, il ciclo di mantenimento annuale.

In cosa consiste l’attività di mantenimento?

Si tratta di un passaggio annuale presso il nostro centro al fine di una verifica dello stato della protezione ed il ripristino di eventuali particelle superficiali di prodotto deteriorate. Il prezzo di tale attività è già incluso nel costo del pacchetto acquistato.

Viene fornita una garanzia con Ceramic Pro?

Sì, per il periodo indicato in funzione del tipo di trattamento (da due anni fino a vita). La validità della garanzia è subordinata alla puntuale esecuzione del ciclo di mantenimento.

Quanto costa Ceramic Pro?

Dipende dal pacchetto scelto, dalle dimensioni e dalle condizioni del veicolo da trattare. Per dare comunque un riferimento, si parte dai 600 Euro fino ad arrivare a circa 3000 per la protezione a vita.

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Cos’è la nanotecnologia?

E’ un ramo della scienza che si occupa del controllo e della manipolazione della materia su scala dimensionale nanometrica (un miliardesimo di metro). A livello “nano”,  i comportamenti e le caratteristiche della materia si modificano in modo notevole con proprietà e funzionalità che vanno fondamentalmente in due direzioni: o sono notevolmente migliorate o sono completamente nuove.

Cos’è Ceramic Pro?

E’ un liquido trasparente a base di biossido di silicio composto di nanomolecole. Una volta applicato, le nanomolecole riempiono gli spazi vuoti esistenti sulla superficie fino a formare una barriera che isola il substrato originale dai contaminanti del mondo esterno. 

Ceramic Pro può danneggiare la mia auto?

No. Ceramic Pro è assolutamente sicuro, per qualsiasi superficie. Non danneggia vernice o trasparente e non inficia la garanzia originale della tua auto.

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No. Tutti i prodotti Ceramic Pro sono sottoposti a severi test da parte di SGS, che ne garantiscono l’assoluta affidabilità anche in questo senso.

Ceramic Pro è un’alternativa alla cera?

Sì, una alternativa di gran lunga più performante, sotto tutti i punti di vista, e durevole. Una volta applicato il Ceramic Pro non c’è più bisogno di alcuna cera o altro protettivo. La manutenzione a tuo carico richiede solo lavaggio con acqua e detersivo neutro.

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Sì. Anzi, proprio perché i trasparenti opachi sono particolarmente problematici in tema di mantenimento e manutenzione, l’applicazione del Ceramic Pro è ancora più utile e funzionale.

La protezione contro i graffi è assoluta?

La durezza del Ceramic Pro è tre volte superiore a quella di un tradizionale trasparente. Ciò aumenta notevolmente la resistenza della superficie, ma, nonostante ciò, non è possibile fornire una garanzia assoluta contro graffi, scheggiature e abrasioni. Eventuali difetti eventualmente creatisi al di sopra dello strato di base verniciante, però, possono essere molto più facilmente ripristinati.

Che tipo di manutenzione è necessaria?

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In cosa consiste l’attività di mantenimento?

Si tratta di un passaggio annuale presso il nostro centro al fine di una verifica dello stato della protezione ed il ripristino di eventuali particelle superficiali di prodotto deteriorate. Il prezzo di tale attività è già incluso nel costo del pacchetto acquistato.

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Sì, per il periodo indicato in funzione del tipo di trattamento (da due anni fino a vita). La validità della garanzia è subordinata alla puntuale esecuzione del ciclo di mantenimento.

Quanto costa Ceramic Pro?

Dipende dal pacchetto scelto, dalle dimensioni e dalle condizioni del veicolo da trattare. Per dare comunque un riferimento, si parte dai 600 Euro fino ad arrivare a circa 3000 per la protezione a vita.