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Passi la mano sulla carrozzeria appena lavata e senti una superficie ruvida, simile a carta vetrata leggera. La vernice è pulita, eppure non è liscia. Quella sensazione è il segnale di una contaminazione ancorata al trasparente che lo shampoo non rimuove — ed è il motivo per cui esiste la clay bar, lo strumento con cui si restituisce alla vernice la scorrevolezza originale. È uno dei passaggi più citati nel mondo del detailing e, allo stesso tempo, uno dei più fraintesi: usato male, invece di pulire la vernice la segna.

Questa guida spiega cos’è davvero la clay bar, come lavora, qual è la sequenza corretta in cui si inserisce e quali sono gli errori che fanno la differenza tra una superficie perfetta e una piena di micrograffi.

Questo articolo fa parte del nostro approfondimento sulla lucidatura e correzione della vernice, a cui puoi tornare per il quadro d’insieme.

Cos’è la clay bar

La clay bar è un panetto di materiale elastico e modellabile, simile a una plastilina morbida. La versione classica è in argilla naturale caricata con abrasivi finissimi; oggi esistono anche versioni sintetiche in resina o gomma poliuretanica, oltre a supporti alternativi con la stessa funzione — guanti, dischi e pad da applicare alla lucidatrice — in genere più rapidi e riutilizzabili.

Il suo scopo è la decontaminazione meccanica: rimuovere fisicamente dalla vernice i contaminanti che restano ancorati anche dopo un lavaggio accurato. Il principio è semplice. La superficie della vernice, anche quando è pulita, non è perfettamente liscia: i contaminanti incastrati — particelle ferrose ossidate, catrame, resine arboree, overspray di vernice, polline indurito, residui industriali — sporgono dal trasparente come microscopiche asperità. La clay, fatta scorrere sulla superficie con un lubrificante, “taglia” e cattura queste sporgenze inglobandole al proprio interno, lasciando il trasparente di nuovo liscio.

Vernice contaminata

Come capire se la tua auto ne ha bisogno

Il segnale più affidabile è tattile. Una superficie pulita e asciutta che risulta ruvida al tatto, “tipo carta vetro”, è quasi sempre contaminata. Il metodo per verificarlo è la cosiddetta prova del sacchetto (plastic bag test): si infila la mano in un comune sacchetto di plastica sottile e si accarezza con delicatezza la carrozzeria già lavata. Il sacchetto amplifica la sensibilità delle dita e rende percepibili le particelle ancorate che a mani nude non si sentono. Se la vernice è liscia come vetro, è decontaminata; se senti granuli e ruvidità, è il momento della clay.

A volte i segnali sono anche visivi: puntini scuri o marroni sulla carrozzeria, soprattutto sulle auto chiare, o un colore che appare spento e poco profondo sotto luce diretta nonostante il lavaggio.

Decontaminazione chimica e meccanica: due fasi che si completano

Qui sta il punto più frainteso. La clay bar non lavora da sola: è la seconda metà di un processo che inizia con la decontaminazione chimica. Capire la differenza evita errori e fatica inutile.

La decontaminazione chimica si fa con l’iron remover (detto anche fallout remover), un prodotto che reagisce selettivamente con le particelle di ferro e le converte in un composto solubile, risciacquabile con sola acqua. Non è un detergente più forte: agisce chimicamente sul ferro senza contatto meccanico. Il segnale che sta lavorando è il viraggio di colore — a contatto con il ferro il prodotto diventa viola-rossastro. Quel “sanguinamento” non è un effetto scenico, ma la prova che la reazione è in corso.

La decontaminazione meccanica è la clay bar, e interviene dopo: rimuove per contatto fisico tutto ciò che il chimico non scioglie — catrame, resine, overspray, colla, residui organici induriti.

Per questo la sequenza professionale è ordinata e non si inverte:

  • Prelavaggio — un trattamento senza contatto, con schiuma attiva o prodotto a pH neutro nebulizzato e risciacquato, che rimuove lo sporco grosso e abrasivo prima di toccare la vernice. È il passaggio che previene gran parte dei micrograffi da lavaggio.
  • Lavaggio — rimuove lo sporco residuo, così i passaggi successivi lavorano sui contaminanti ancorati e non sulla terra.
  • Iron remover — scioglie chimicamente il ferro, riducendo la quantità di lavoro della clay e quindi il rischio di micrograffi.
  • Risciacquo.
  • Clay bar con lubrificazione — rimuove meccanicamente ciò che resta.
  • Risciacquo e asciugatura.
  • Sgrassaggio — un passaggio con alcol isopropilico diluito o un panel prep dedicato rimuove i residui di lubrificante della clay, oli e tracce di prodotto, lasciando il trasparente chimicamente nudo. È la condizione indispensabile perché un’eventuale protezione aderisca davvero.

Saltare l’iron remover e affidare tutto alla clay significa farle catturare molto più ferro del necessario, aumentando l’attrito e il rischio di segnare la vernice. E saltare lo sgrassaggio finale significa far legare la protezione sopra un velo di oli: adesione scarsa e durata compromessa.

Come si usa la clay bar, passo per passo

Il punto critico è uno solo, ma è decisivo: la clay non va mai passata a secco. Senza un velo di lubrificante che la faccia scivolare, l’argilla trascina i contaminanti sulla vernice e genera micrograffi e marring, quell’opacità a ragnatela che poi va corretta in lucidatura. Il lubrificante — un clay lube dedicato o una soluzione di shampoo molto diluita — è ciò che permette allo strumento di scorrere invece di sfregare.

Il procedimento corretto:

  • Lava e decontamina chimicamente prima. La clay è l’ultimo passaggio della decontaminazione, su superficie già pulita, fredda e all’ombra. Mai al sole o su pannello caldo.
  • Lubrifica abbondantemente la sezione su cui lavori, procedendo per aree piccole, pannello per pannello.
  • Fai scorrere la clay con pressione leggera, con movimenti rettilinei avanti-indietro, mai circolari. All’inizio senti una resistenza ruvida: è la clay che aggancia i contaminanti. Quando la superficie diventa liscia e silenziosa sotto lo strumento, quella zona è decontaminata.
  • Ripiega e rigenera la clay spesso. Man mano che cattura sporco, la faccia a contatto si carica di particelle. Va ripiegata per esporre una superficie pulita: una faccia sporca rimette in circolo ciò che ha appena raccolto e graffia.
  • Se cade per terra, si butta. Raccoglie all’istante sabbia e graniglia che la trasformano in un abrasivo grossolano: non è recuperabile.
  • Asciuga e verifica con la prova del sacchetto. La superficie deve risultare perfettamente liscia.

Un’avvertenza che pochi spiegano

La clay bar lascia la vernice “nuda”: rimuove anche eventuali cere e sigillanti presenti. Per questo è sempre un passaggio preparatorio, mai finale e andrebbe seguito da una protezione e prima ancora, come vedremo nel prossimo paragrafo, da una correzione dei difetti di superficie.

Lo stesso vale per l’iron remover: i decontaminanti ferrosi di qualità sono a pH bilanciato e sicuri su vernice, plastiche e vetri, ma non vanno usati su metalli nudi non verniciati o su pinze freno in metallo scoperto o ghisa, dove la reazione che dissolve il ferro può macchiare o ossidare in modo irreversibile.

Perché dopo la decontaminazione la vernice, a volte, mostra più difetti

C’è un effetto che spiazza chi vede la propria auto appena passata con la clay: la carrozzeria sembra mostrare più graffi e swirl di prima. È un’osservazione corretta, ma il significato è opposto a quello che sembra. La decontaminazione non crea difetti: li rende visibili.

Una superficie contaminata è coperta da una patina diffusa di particelle e residui che opacizza la vernice e ne uniforma l’aspetto. Quel velo spegne il riflesso e, così facendo, nasconde i micrograffi: ci sono già, ma annegano in una superficie poco lucida, come graffi su un vetro smerigliato. Quando si rimuove la contaminazione, il trasparente torna liscio e riflettente — e una superficie che riflette meglio restituisce immagini più nitide della luce. I difetti, che altro non sono se non interruzioni di quel riflesso, diventano improvvisamente leggibili.

In altre parole, la clay ha fatto esattamente il suo lavoro: ha riportato la vernice al suo stato reale, mostrando ciò che la patina nascondeva. Questo è anche il motivo per cui la decontaminazione precede sempre l’eventuale lucidatura di correzione: solo su una superficie pulita si può valutare cosa ci sia davvero sotto. A volte i difetti emersi sono leggeri e una protezione li gestisce senza bisogno di correggere; altre volte giustificano una lucidatura mirata.

I rischi del fai-da-te e quando conviene il professionista

La clay bar è alla portata di un appassionato metodico, ma resta un’azione meccanica con un margine d’errore concreto. Aggressività eccessiva, lubrificazione scarsa o una clay troppo dura possono lasciare marring, soprattutto sulle vernici morbide. Su un’auto poco contaminata, una clay morbida usata bene non lascia segni; su una molto contaminata, qualche ritocco in lucidatura è normale ed è previsto.

C’è poi un limite oggettivo: la clay decontamina, ma non corregge. Se sotto la patina emergono swirl e graffi diffusi, serve una lucidatura — un intervento che richiede esperienza, strumenti e lettura della vernice. Ed è proprio per questo che, in un percorso serio, la decontaminazione meccanica non è quasi mai un gesto isolato, ma la fase preparatoria di un processo più ampio che porta alla protezione.

Se stai valutando un coating o una pellicola, questo aspetto diventa decisivo: applicare una protezione su una superficie non decontaminata significa sigillare i contaminanti sotto il trattamento, comprometterne adesione e durata. La preparazione corretta — prelavaggio, lavaggio, decontaminazione chimica e meccanica, sgrassaggio ed eventuale correzione — è ciò che distingue una protezione che dura da una che delude. È un tema che approfondiamo nella nostra guida alla decontaminazione della carrozzeria prima della protezione.

Domande frequenti

A cosa serve la clay bar? Serve a rimuovere meccanicamente dalla vernice i contaminanti ancorati che il lavaggio non toglie: particelle ferrose, catrame, resine, overspray. Restituisce alla superficie la scorrevolezza originale ed è il passaggio che precede protezione o lucidatura.

Come capisco se la mia auto ha bisogno della clay? Con la prova del sacchetto: mano dentro un sacchetto di plastica sottile, accarezzando la carrozzeria pulita. Se senti ruvidità simile a carta vetrata, la vernice è contaminata. A volte la contaminazione è anche visibile come puntini scuri, soprattutto sulle auto chiare.

La clay bar rovina la vernice? Se usata correttamente no. Il rischio nasce dall’uso a secco, da lubrificazione insufficiente o da pressione eccessiva, che possono lasciare marring. Va sempre usata con abbondante lubrificante, con movimenti rettilinei e su superficie fredda e all’ombra.

Devo usare prima l’iron remover o la clay bar? Prima l’iron remover, che scioglie chimicamente il ferro, poi la clay, che rimuove ciò che resta. Questo ordine riduce il lavoro meccanico della clay e quindi il rischio di micrograffi.

Cosa faccio dopo aver passato la clay bar? La clay rimuove anche cere e sigillanti, lasciando la vernice non protetta. Va quindi sempre seguita da una protezione — cera, sigillante o coating — ed eventualmente, se emergono difetti, da una lucidatura di correzione.

La clay bar si può riutilizzare? Sì, finché resta pulita: va ripiegata spesso per esporre una faccia nuova. Ma se cade a terra va buttata, perché raccoglie graniglia che la rende abrasiva.

Passi la mano sulla carrozzeria appena lavata e senti una superficie ruvida, simile a carta vetrata leggera. La vernice è pulita, eppure non è liscia. Quella sensazione è il segnale di una contaminazione ancorata al trasparente che lo shampoo non rimuove — ed è il motivo per cui esiste la clay bar, lo strumento con cui si restituisce alla vernice la scorrevolezza originale. È uno dei passaggi più citati nel mondo del detailing e, allo stesso tempo, uno dei più fraintesi: usato male, invece di pulire la vernice la segna.

Questa guida spiega cos’è davvero la clay bar, come lavora, qual è la sequenza corretta in cui si inserisce e quali sono gli errori che fanno la differenza tra una superficie perfetta e una piena di micrograffi.

Questo articolo fa parte del nostro approfondimento sulla lucidatura e correzione della vernice, a cui puoi tornare per il quadro d’insieme.

Cos’è la clay bar

La clay bar è un panetto di materiale elastico e modellabile, simile a una plastilina morbida. La versione classica è in argilla naturale caricata con abrasivi finissimi; oggi esistono anche versioni sintetiche in resina o gomma poliuretanica, oltre a supporti alternativi con la stessa funzione — guanti, dischi e pad da applicare alla lucidatrice — in genere più rapidi e riutilizzabili.

Il suo scopo è la decontaminazione meccanica: rimuovere fisicamente dalla vernice i contaminanti che restano ancorati anche dopo un lavaggio accurato. Il principio è semplice. La superficie della vernice, anche quando è pulita, non è perfettamente liscia: i contaminanti incastrati — particelle ferrose ossidate, catrame, resine arboree, overspray di vernice, polline indurito, residui industriali — sporgono dal trasparente come microscopiche asperità. La clay, fatta scorrere sulla superficie con un lubrificante, “taglia” e cattura queste sporgenze inglobandole al proprio interno, lasciando il trasparente di nuovo liscio.

Vernice contaminata

Come capire se la tua auto ne ha bisogno

Il segnale più affidabile è tattile. Una superficie pulita e asciutta che risulta ruvida al tatto, “tipo carta vetro”, è quasi sempre contaminata. Il metodo per verificarlo è la cosiddetta prova del sacchetto (plastic bag test): si infila la mano in un comune sacchetto di plastica sottile e si accarezza con delicatezza la carrozzeria già lavata. Il sacchetto amplifica la sensibilità delle dita e rende percepibili le particelle ancorate che a mani nude non si sentono. Se la vernice è liscia come vetro, è decontaminata; se senti granuli e ruvidità, è il momento della clay.

A volte i segnali sono anche visivi: puntini scuri o marroni sulla carrozzeria, soprattutto sulle auto chiare, o un colore che appare spento e poco profondo sotto luce diretta nonostante il lavaggio.

Decontaminazione chimica e meccanica: due fasi che si completano

Qui sta il punto più frainteso. La clay bar non lavora da sola: è la seconda metà di un processo che inizia con la decontaminazione chimica. Capire la differenza evita errori e fatica inutile.

La decontaminazione chimica si fa con l’iron remover (detto anche fallout remover), un prodotto che reagisce selettivamente con le particelle di ferro e le converte in un composto solubile, risciacquabile con sola acqua. Non è un detergente più forte: agisce chimicamente sul ferro senza contatto meccanico. Il segnale che sta lavorando è il viraggio di colore — a contatto con il ferro il prodotto diventa viola-rossastro. Quel “sanguinamento” non è un effetto scenico, ma la prova che la reazione è in corso.

La decontaminazione meccanica è la clay bar, e interviene dopo: rimuove per contatto fisico tutto ciò che il chimico non scioglie — catrame, resine, overspray, colla, residui organici induriti.

Per questo la sequenza professionale è ordinata e non si inverte:

  • Prelavaggio — un trattamento senza contatto, con schiuma attiva o prodotto a pH neutro nebulizzato e risciacquato, che rimuove lo sporco grosso e abrasivo prima di toccare la vernice. È il passaggio che previene gran parte dei micrograffi da lavaggio.
  • Lavaggio — rimuove lo sporco residuo, così i passaggi successivi lavorano sui contaminanti ancorati e non sulla terra.
  • Iron remover — scioglie chimicamente il ferro, riducendo la quantità di lavoro della clay e quindi il rischio di micrograffi.
  • Risciacquo.
  • Clay bar con lubrificazione — rimuove meccanicamente ciò che resta.
  • Risciacquo e asciugatura.
  • Sgrassaggio — un passaggio con alcol isopropilico diluito o un panel prep dedicato rimuove i residui di lubrificante della clay, oli e tracce di prodotto, lasciando il trasparente chimicamente nudo. È la condizione indispensabile perché un’eventuale protezione aderisca davvero.

Saltare l’iron remover e affidare tutto alla clay significa farle catturare molto più ferro del necessario, aumentando l’attrito e il rischio di segnare la vernice. E saltare lo sgrassaggio finale significa far legare la protezione sopra un velo di oli: adesione scarsa e durata compromessa.

Come si usa la clay bar, passo per passo

Il punto critico è uno solo, ma è decisivo: la clay non va mai passata a secco. Senza un velo di lubrificante che la faccia scivolare, l’argilla trascina i contaminanti sulla vernice e genera micrograffi e marring, quell’opacità a ragnatela che poi va corretta in lucidatura. Il lubrificante — un clay lube dedicato o una soluzione di shampoo molto diluita — è ciò che permette allo strumento di scorrere invece di sfregare.

Il procedimento corretto:

  • Lava e decontamina chimicamente prima. La clay è l’ultimo passaggio della decontaminazione, su superficie già pulita, fredda e all’ombra. Mai al sole o su pannello caldo.
  • Lubrifica abbondantemente la sezione su cui lavori, procedendo per aree piccole, pannello per pannello.
  • Fai scorrere la clay con pressione leggera, con movimenti rettilinei avanti-indietro, mai circolari. All’inizio senti una resistenza ruvida: è la clay che aggancia i contaminanti. Quando la superficie diventa liscia e silenziosa sotto lo strumento, quella zona è decontaminata.
  • Ripiega e rigenera la clay spesso. Man mano che cattura sporco, la faccia a contatto si carica di particelle. Va ripiegata per esporre una superficie pulita: una faccia sporca rimette in circolo ciò che ha appena raccolto e graffia.
  • Se cade per terra, si butta. Raccoglie all’istante sabbia e graniglia che la trasformano in un abrasivo grossolano: non è recuperabile.
  • Asciuga e verifica con la prova del sacchetto. La superficie deve risultare perfettamente liscia.

Un’avvertenza che pochi spiegano

La clay bar lascia la vernice “nuda”: rimuove anche eventuali cere e sigillanti presenti. Per questo è sempre un passaggio preparatorio, mai finale e andrebbe seguito da una protezione e prima ancora, come vedremo nel prossimo paragrafo, da una correzione dei difetti di superficie.

Lo stesso vale per l’iron remover: i decontaminanti ferrosi di qualità sono a pH bilanciato e sicuri su vernice, plastiche e vetri, ma non vanno usati su metalli nudi non verniciati o su pinze freno in metallo scoperto o ghisa, dove la reazione che dissolve il ferro può macchiare o ossidare in modo irreversibile.

Perché dopo la decontaminazione la vernice, a volte, mostra più difetti

C’è un effetto che spiazza chi vede la propria auto appena passata con la clay: la carrozzeria sembra mostrare più graffi e swirl di prima. È un’osservazione corretta, ma il significato è opposto a quello che sembra. La decontaminazione non crea difetti: li rende visibili.

Una superficie contaminata è coperta da una patina diffusa di particelle e residui che opacizza la vernice e ne uniforma l’aspetto. Quel velo spegne il riflesso e, così facendo, nasconde i micrograffi: ci sono già, ma annegano in una superficie poco lucida, come graffi su un vetro smerigliato. Quando si rimuove la contaminazione, il trasparente torna liscio e riflettente — e una superficie che riflette meglio restituisce immagini più nitide della luce. I difetti, che altro non sono se non interruzioni di quel riflesso, diventano improvvisamente leggibili.

In altre parole, la clay ha fatto esattamente il suo lavoro: ha riportato la vernice al suo stato reale, mostrando ciò che la patina nascondeva. Questo è anche il motivo per cui la decontaminazione precede sempre l’eventuale lucidatura di correzione: solo su una superficie pulita si può valutare cosa ci sia davvero sotto. A volte i difetti emersi sono leggeri e una protezione li gestisce senza bisogno di correggere; altre volte giustificano una lucidatura mirata.

I rischi del fai-da-te e quando conviene il professionista

La clay bar è alla portata di un appassionato metodico, ma resta un’azione meccanica con un margine d’errore concreto. Aggressività eccessiva, lubrificazione scarsa o una clay troppo dura possono lasciare marring, soprattutto sulle vernici morbide. Su un’auto poco contaminata, una clay morbida usata bene non lascia segni; su una molto contaminata, qualche ritocco in lucidatura è normale ed è previsto.

C’è poi un limite oggettivo: la clay decontamina, ma non corregge. Se sotto la patina emergono swirl e graffi diffusi, serve una lucidatura — un intervento che richiede esperienza, strumenti e lettura della vernice. Ed è proprio per questo che, in un percorso serio, la decontaminazione meccanica non è quasi mai un gesto isolato, ma la fase preparatoria di un processo più ampio che porta alla protezione.

Se stai valutando un coating o una pellicola, questo aspetto diventa decisivo: applicare una protezione su una superficie non decontaminata significa sigillare i contaminanti sotto il trattamento, comprometterne adesione e durata. La preparazione corretta — prelavaggio, lavaggio, decontaminazione chimica e meccanica, sgrassaggio ed eventuale correzione — è ciò che distingue una protezione che dura da una che delude. È un tema che approfondiamo nella nostra guida alla decontaminazione della carrozzeria prima della protezione.

Domande frequenti

A cosa serve la clay bar?
Serve a rimuovere meccanicamente dalla vernice i contaminanti ancorati che il lavaggio non toglie: particelle ferrose, catrame, resine, overspray. Restituisce alla superficie la scorrevolezza originale ed è il passaggio che precede protezione o lucidatura.

Come capisco se la mia auto ha bisogno della clay?
Con la prova del sacchetto: mano dentro un sacchetto di plastica sottile, accarezzando la carrozzeria pulita. Se senti ruvidità simile a carta vetrata, la vernice è contaminata. A volte la contaminazione è anche visibile come puntini scuri, soprattutto sulle auto chiare.

La clay bar rovina la vernice?
Se usata correttamente no. Il rischio nasce dall’uso a secco, da lubrificazione insufficiente o da pressione eccessiva, che possono lasciare marring. Va sempre usata con abbondante lubrificante, con movimenti rettilinei e su superficie fredda e all’ombra.

Devo usare prima l’iron remover o la clay bar?
Prima l’iron remover, che scioglie chimicamente il ferro, poi la clay, che rimuove ciò che resta. Questo ordine riduce il lavoro meccanico della clay e quindi il rischio di micrograffi.

Cosa faccio dopo aver passato la clay bar?
La clay rimuove anche cere e sigillanti, lasciando la vernice non protetta. Va quindi sempre seguita da una protezione — cera, sigillante o coating — ed eventualmente, se emergono difetti, da una lucidatura di correzione.

La clay bar si può riutilizzare?
Sì, finché resta pulita: va ripiegata spesso per esporre una faccia nuova. Ma se cade a terra va buttata, perché raccoglie graniglia che la rende abrasiva.

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FAQ

LEGGI QUI LE RISPOSTE AD ALCUNE TRA LE DOMANDE PIU’ FREQUENTI:

Cos’è la nanotecnologia?

E’ un ramo della scienza che si occupa del controllo e della manipolazione della materia su scala dimensionale nanometrica (un miliardesimo di metro). A livello “nano”,  i comportamenti e le caratteristiche della materia si modificano in modo notevole con proprietà e funzionalità che vanno fondamentalmente in due direzioni: o sono notevolmente migliorate o sono completamente nuove.

Cos’è Ceramic Pro?

E’ un liquido trasparente a base di biossido di silicio composto di nanomolecole. Una volta applicato, le nanomolecole riempiono gli spazi vuoti esistenti sulla superficie fino a formare una barriera che isola il substrato originale dai contaminanti del mondo esterno. 

Ceramic Pro può danneggiare la mia auto?

No. Ceramic Pro è assolutamente sicuro, per qualsiasi superficie. Non danneggia vernice o trasparente e non inficia la garanzia originale della tua auto.

Ceramic Pro può nel tempo crepare, pelare o ingiallire?

No. Tutti i prodotti Ceramic Pro sono sottoposti a severi test da parte di SGS, che ne garantiscono l’assoluta affidabilità anche in questo senso.

Ceramic Pro è un’alternativa alla cera?

Sì, una alternativa di gran lunga più performante, sotto tutti i punti di vista, e durevole. Una volta applicato il Ceramic Pro non c’è più bisogno di alcuna cera o altro protettivo. La manutenzione a tuo carico richiede solo lavaggio con acqua e detersivo neutro.

Posso acquistare e applicare da solo Ceramic Pro?

No. Il Ceramic Pro può essere venduto ed applicato esclusivamente da centri certificati ed autorizzati. Ogni altra soluzione, oltre a rischiare di creare danni alla superficie e compromettere il risultato finale, fa decadere ogni diritto alla garanzia.

È applicabile anche su veicoli opachi?

Sì. Anzi, proprio perché i trasparenti opachi sono particolarmente problematici in tema di mantenimento e manutenzione, l’applicazione del Ceramic Pro è ancora più utile e funzionale.

La protezione contro i graffi è assoluta?

La durezza del Ceramic Pro è tre volte superiore a quella di un tradizionale trasparente. Ciò aumenta notevolmente la resistenza della superficie, ma, nonostante ciò, non è possibile fornire una garanzia assoluta contro graffi, scheggiature e abrasioni. Eventuali difetti eventualmente creatisi al di sopra dello strato di base verniciante, però, possono essere molto più facilmente ripristinati.

Che tipo di manutenzione è necessaria?

Per una corretta manutenzione è sufficiente lavare a mano periodicamente la vettura, con solo detergente neutro. Oltre a questo è necessario svolgere, presso il nostro centro, il ciclo di mantenimento annuale.

In cosa consiste l’attività di mantenimento?

Si tratta di un passaggio annuale presso il nostro centro al fine di una verifica dello stato della protezione ed il ripristino di eventuali particelle superficiali di prodotto deteriorate. Il prezzo di tale attività è già incluso nel costo del pacchetto acquistato.

Viene fornita una garanzia con Ceramic Pro?

Sì, per il periodo indicato in funzione del tipo di trattamento (da due anni fino a vita). La validità della garanzia è subordinata alla puntuale esecuzione del ciclo di mantenimento.

Quanto costa Ceramic Pro?

Dipende dal pacchetto scelto, dalle dimensioni e dalle condizioni del veicolo da trattare. Per dare comunque un riferimento, si parte dai 600 Euro fino ad arrivare a circa 3000 per la protezione a vita.

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Cos’è la nanotecnologia?

E’ un ramo della scienza che si occupa del controllo e della manipolazione della materia su scala dimensionale nanometrica (un miliardesimo di metro). A livello “nano”,  i comportamenti e le caratteristiche della materia si modificano in modo notevole con proprietà e funzionalità che vanno fondamentalmente in due direzioni: o sono notevolmente migliorate o sono completamente nuove.

Cos’è Ceramic Pro?

E’ un liquido trasparente a base di biossido di silicio composto di nanomolecole. Una volta applicato, le nanomolecole riempiono gli spazi vuoti esistenti sulla superficie fino a formare una barriera che isola il substrato originale dai contaminanti del mondo esterno. 

Ceramic Pro può danneggiare la mia auto?

No. Ceramic Pro è assolutamente sicuro, per qualsiasi superficie. Non danneggia vernice o trasparente e non inficia la garanzia originale della tua auto.

Ceramic Pro può nel tempo crepare, pelare o ingiallire?

No. Tutti i prodotti Ceramic Pro sono sottoposti a severi test da parte di SGS, che ne garantiscono l’assoluta affidabilità anche in questo senso.

Ceramic Pro è un’alternativa alla cera?

Sì, una alternativa di gran lunga più performante, sotto tutti i punti di vista, e durevole. Una volta applicato il Ceramic Pro non c’è più bisogno di alcuna cera o altro protettivo. La manutenzione a tuo carico richiede solo lavaggio con acqua e detersivo neutro.

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No. Il Ceramic Pro può essere venduto ed applicato esclusivamente da centri certificati ed autorizzati. Ogni altra soluzione, oltre a rischiare di creare danni alla superficie e compromettere il risultato finale, fa decadere ogni diritto alla garanzia.

È applicabile anche su veicoli opachi?

Sì. Anzi, proprio perché i trasparenti opachi sono particolarmente problematici in tema di mantenimento e manutenzione, l’applicazione del Ceramic Pro è ancora più utile e funzionale.

La protezione contro i graffi è assoluta?

La durezza del Ceramic Pro è tre volte superiore a quella di un tradizionale trasparente. Ciò aumenta notevolmente la resistenza della superficie, ma, nonostante ciò, non è possibile fornire una garanzia assoluta contro graffi, scheggiature e abrasioni. Eventuali difetti eventualmente creatisi al di sopra dello strato di base verniciante, però, possono essere molto più facilmente ripristinati.

Che tipo di manutenzione è necessaria?

Per una corretta manutenzione è sufficiente lavare a mano periodicamente la vettura, con solo detergente neutro. Oltre a questo è necessario svolgere, presso il nostro centro, il ciclo di mantenimento annuale.

In cosa consiste l’attività di mantenimento?

Si tratta di un passaggio annuale presso il nostro centro al fine di una verifica dello stato della protezione ed il ripristino di eventuali particelle superficiali di prodotto deteriorate. Il prezzo di tale attività è già incluso nel costo del pacchetto acquistato.

Viene fornita una garanzia con Ceramic Pro?

Sì, per il periodo indicato in funzione del tipo di trattamento (da due anni fino a vita). La validità della garanzia è subordinata alla puntuale esecuzione del ciclo di mantenimento.

Quanto costa Ceramic Pro?

Dipende dal pacchetto scelto, dalle dimensioni e dalle condizioni del veicolo da trattare. Per dare comunque un riferimento, si parte dai 600 Euro fino ad arrivare a circa 3000 per la protezione a vita.