Chi si avvicina al mondo dei trattamenti nanotecnologici per l’auto si trova davanti a un problema: tutti i prodotti sembrano promettere le stesse cose — durezza estrema, durata infinita, protezione totale. Districarsi tra le dichiarazioni di marketing è difficile, e la tentazione di scegliere in base al numero più alto o alla promessa più roboante è forte. Questa guida non serve a venderti un prodotto: serve a darti i criteri per valutarne uno.
Questo articolo fa parte del nostro approfondimento sulla nanotecnologia applicata all’auto, a cui puoi tornare per il quadro d’insieme.
Cosa differenzia i prodotti nanotecnologici per auto
A un primo sguardo molti trattamenti sembrano equivalenti, ma sotto l’apparenza si nascondono differenze concrete — nella formulazione, nelle prestazioni, nel modo di applicarli. Di seguito elenchiamo i principali elementi che caratterizzano questa categoria di prodotti e le variabili da valutare per effettuare una scelta informata e consapevole. Li affrontiamo uno per uno, cercando di limitare i giudizi e di lasciare a te la decisione, con più strumenti per prenderla.

TEMPORANEO, SEMI PERMANENTE O PERMANENTE
La prima distinzione riguarda la durata del legame con la vernice. I trattamenti temporanei durano poche settimane o mesi; i semipermanenti alcuni anni; i permanenti si legano stabilmente alla superficie e sono progettati per durare a lungo.
Una precisazione onesta, però: “permanente” non significa eterno. Indica un tipo di legame stabile, non una protezione che non richiede mai attenzione. Anche il trattamento più duraturo mantiene le sue proprietà nel tempo solo se accompagnato da una manutenzione corretta. È un criterio di categoria, utile per orientarsi, non una promessa di immortalità della vernice.

LA QUALITÀ DELLO STRATO: DUREZZA, SPESSORE E DENSITÀ
È il criterio più frainteso, perché il marketing lo ha ridotto a un solo numero — la durezza — quando in realtà la qualità di uno strato protettivo dipende da tre fattori che vanno letti insieme.
La durezza. Viene spesso indicata con la sigla “9H”, presa dalla scala delle matite (pencil hardness), e misura la resistenza del rivestimento al graffio superficiale. È un dato utile, ma va capito per quello che è: un riferimento indicativo, non il voto assoluto di qualità di un prodotto. Un dettaglio che aiuta a riconoscere le dichiarazioni gonfiate: capita di vedere prodotti pubblicizzati come “10H”. Sulla scala di riferimento questo valore non ha senso — non esiste un grado superiore che possa essere certificato in modo standard — ed è quindi un segnale di marketing più che di sostanza.
Lo spessore. È un altro parametro da considerare, ma anche qui con attenzione. La maggior parte dei coating in commercio è monostrato e realizza uno spessore minimo — indicativamente tra mezzo micron e un paio di micron. I prodotti più evoluti, grazie a formulazioni più dense, raggiungono spessori maggiori, fino a qualche micron. Attenzione però: uno spessore maggiore offre una resistenza superiore, ma da solo non è garanzia di qualità. Conta come lo spessore si combina con la densità e con la formulazione del prodotto.
La densità. È il fattore meno pubblicizzato ma spesso il più determinante. A parità di spessore, un rivestimento più denso — con una struttura molecolare più compatta — offre una protezione superiore. È la ragione per cui due prodotti che dichiarano lo stesso spessore possono comportarsi in modo molto diverso nel tempo.
Va anche chiarito un equivoco frequente sul multistrato: gli strati successivi al primo realizzano normalmente spessori leggermente minori, perché aderiscono su una superficie già trattata. Questo significa che il numero di strati non si traduce in una semplice moltiplicazione dello spessore — quattro strati non danno quattro volte lo spessore di uno solo. È un motivo in più per non valutare un coating dal solo numero di passaggi dichiarati.
Il messaggio, in sintesi: durezza, spessore e densità sono tre facce dello stesso criterio. Nessun numero, preso da solo, dice se un prodotto è buono. È il loro insieme — e la qualità della formulazione che li tiene insieme — a fare la differenza.

MONOSTRATO O MULTISTRATO
Alcuni trattamenti si applicano in un solo strato, altri in più passaggi sovrapposti. Il multistrato può offrire maggiore spessore e resistenza, ma — come abbiamo visto — non con la proporzione lineare che si potrebbe immaginare. Più strati non equivalgono automaticamente a “molto meglio”: contano la compatibilità tra gli strati, la densità del prodotto e la corretta esecuzione. Un multistrato applicato male rende meno di un monostrato di qualità applicato bene.

PRODOTTO SINGOLO O A PIÙ STADI
Diverso dal numero di strati è il numero di prodotti che compongono il trattamento. Alcuni sono costituiti da un unico prodotto; altri adottano un sistema a due stadi — un base coat e un top coat con funzioni distinte.
Un sistema a due stadi può rispondere a due logiche diverse. Nella prima, i due prodotti si specializzano: il base coat si concentra sull’adesione e sulla protezione, il top coat aggiunge brillantezza e migliora l’idrorepellenza — separare le funzioni permette di ottimizzare ciascuno strato per un compito preciso, invece di chiedere a un solo prodotto di fare tutto bene. Nella seconda, il top coat ha una funzione integrativa: non aggiunge una proprietà diversa, ma potenzia una caratteristica che il base coat già possiede — per esempio incrementandone lo spessore o la resistenza complessiva.
Anche qui, però, vale la regola dell’onestà: un sistema a due stadi non è automaticamente superiore a un buon prodotto singolo. Conta la qualità della formulazione di ciascun componente e, come sempre, dell’applicazione. È però una distinzione utile da conoscere, perché incide sul modo in cui il trattamento viene realizzato e sulle proprietà finali della superficie.

CON O SENZA PRIMER
Per capire il ruolo del primer è utile una premessa: i trattamenti nanotecnologici non aderiscono alla superficie grazie a sostanze adesive, ma attraverso un legame chimico — l’energia di legame che si forma tra il rivestimento e il materiale sottostante. È un’adesione di natura diversa da quella di una colla o di una cera.
In quest’ottica si capisce a cosa serve il primer: alcuni sistemi lo prevedono come prodotto che prepara la superficie a ricevere il rivestimento e ne favorisce il legame. Non è una scelta che rende un trattamento migliore o peggiore in assoluto, ma incide concretamente sul processo di applicazione e sulle proprietà finali. È quindi un elemento utile da conoscere quando valuti un trattamento: non per giudicarlo “con primer = meglio”, ma per capire come è costruito il sistema che stai considerando.

ANTI UV PARZIALE O TOTALE
I raggi ultravioletti sono tra i principali responsabili dell’opacizzazione e dello sbiadimento del colore nel tempo. Un buon trattamento dovrebbe offrire protezione dai UV — ma il grado varia. Vale la pena verificare se la protezione è totale o parziale, soprattutto se l’auto vive molto all’aperto ed è esposta al sole per lunghi periodi. È un criterio che pesa diversamente a seconda di come e dove usi l’auto.

MONO O MULTISUPERFICIE
Alcuni prodotti sono formulati per la sola vernice; altri sono pensati per essere applicati anche su vetri, cerchi, plastiche o altre superfici. Dietro questa distinzione c’è una ragione tecnica che vale la pena capire: superfici diverse hanno strutture molecolari diverse, e un coating aderisce formando un legame chimico con la superficie su cui è progettato per agire. La vernice è leggermente porosa e permette al composto di ancorarsi bene; il vetro è liscio e non poroso; le plastiche sono flessibili e si dilatano col calore; i cerchi affrontano temperature elevatissime dai freni. Sono condizioni molto diverse, e un composto ottimizzato per una di esse non è detto lavori altrettanto bene sulle altre.
Per questo un prodotto specifico per una superficie tende a offrire prestazioni migliori su quella superficie rispetto a un prodotto “universale”, che per coprire tutto deve scendere a compromessi. Un trattamento multisuperficie può semplificare la protezione complessiva del veicolo — ed è un vantaggio pratico reale — ma non è detto che sia sempre preferibile a soluzioni dedicate per ciascuna superficie. Dipende da cosa cerchi: la comodità di un solo prodotto, o l’ottimizzazione di ciascuna parte.

CERTIFICATO O NON CERTIFICATO
È uno dei criteri più importanti e meno considerati. Un prodotto le cui prestazioni sono verificate da certificazioni o test indipendenti offre una garanzia che le sole dichiarazioni del produttore non danno. In un settore dove i numeri vengono spesso gonfiati, la presenza di test terzi è uno dei pochi segnali oggettivi su cui fare affidamento. Quando valuti un trattamento, chiedere se e come le sue prestazioni sono state certificate è una delle domande più utili che puoi fare.

TRATTAMENTO PROFESSIONALE O FAI DA TE
Esistono prodotti destinati all’applicazione professionale e altri pensati per il fai-da-te. Questi ultimi sono in genere formulati per essere più semplici da applicare, con tempi di lavorazione più tolleranti, e non richiedono ambienti di lavoro controllati né strumenti specifici. È un vantaggio in termini di accessibilità — ma è anche il segno di un compromesso.
La ragione è che la differenza tra i due mondi non sta solo nel prodotto, ma in un fattore che pesa quanto il prodotto stesso: la preparazione della superficie. Un trattamento, anche il migliore, rende una frazione del suo potenziale se applicato su una superficie preparata male. E la preparazione della superficie — decontaminazione, correzione, controllo — è la parte più difficile da eseguire senza esperienza, strumenti adeguati e un ambiente idoneo. Un prodotto fai-da-te può anche avere una buona formula, ma difficilmente permette di curare quella fase come si dovrebbe: ed è lì, più che nell’applicazione in sé, che si gioca gran parte del risultato. È il motivo per cui, sui trattamenti professionali, la qualità dipende tanto dalle mani quanto dalla formula.
In sintesi
Scegliere un trattamento nanotecnologico non significa cercare il numero più alto o la promessa più forte. Significa leggere insieme più criteri — durata, qualità dello strato, protezione, certificazione, modalità di applicazione — e valutarli in base a come usi la tua auto e a cosa ti aspetti nel tempo. Se vuoi approfondire il lato più tecnico, trovi altri elementi nella nostra guida ai criteri tecnici per la scelta di un coating. Nessun singolo parametro racconta tutta la storia: è la loro combinazione, e l’onestà di chi te li presenta, a orientare una scelta consapevole.
Chi si avvicina al mondo dei trattamenti nanotecnologici per l’auto si trova davanti a un problema: tutti i prodotti sembrano promettere le stesse cose — durezza estrema, durata infinita, protezione totale. Districarsi tra le dichiarazioni di marketing è difficile, e la tentazione di scegliere in base al numero più alto o alla promessa più roboante è forte. Questa guida non serve a venderti un prodotto: serve a darti i criteri per valutarne uno.
Questo articolo fa parte del nostro approfondimento sulla nanotecnologia applicata all’auto, a cui puoi tornare per il quadro d’insieme.
Cosa differenzia i prodotti nanotecnologici per auto
A un primo sguardo molti trattamenti sembrano equivalenti, ma sotto l’apparenza si nascondono differenze concrete — nella formulazione, nelle prestazioni, nel modo di applicarli. Di seguito elenchiamo i principali elementi che caratterizzano questa categoria di prodotti e le variabili da valutare per effettuare una scelta informata e consapevole. Li affrontiamo uno per uno, cercando di limitare i giudizi e di lasciare a te la decisione, con più strumenti per prenderla.

TEMPORANEO, SEMI PERMANENTE O PERMANENTE
La prima distinzione riguarda la durata del legame con la vernice. I trattamenti temporanei durano poche settimane o mesi; i semipermanenti alcuni anni; i permanenti si legano stabilmente alla superficie e sono progettati per durare a lungo.
Una precisazione onesta, però: “permanente” non significa eterno. Indica un tipo di legame stabile, non una protezione che non richiede mai attenzione. Anche il trattamento più duraturo mantiene le sue proprietà nel tempo solo se accompagnato da una manutenzione corretta. È un criterio di categoria, utile per orientarsi, non una promessa di immortalità della vernice.

LA QUALITÀ DELLO STRATO: DUREZZA, SPESSORE E DENSITÀ
È il criterio più frainteso, perché il marketing lo ha ridotto a un solo numero — la durezza — quando in realtà la qualità di uno strato protettivo dipende da tre fattori che vanno letti insieme.
La durezza. Viene spesso indicata con la sigla “9H”, presa dalla scala delle matite (pencil hardness), e misura la resistenza del rivestimento al graffio superficiale. È un dato utile, ma va capito per quello che è: un riferimento indicativo, non il voto assoluto di qualità di un prodotto. Un dettaglio che aiuta a riconoscere le dichiarazioni gonfiate: capita di vedere prodotti pubblicizzati come “10H”. Sulla scala di riferimento questo valore non ha senso — non esiste un grado superiore che possa essere certificato in modo standard — ed è quindi un segnale di marketing più che di sostanza.
Lo spessore. È un altro parametro da considerare, ma anche qui con attenzione. La maggior parte dei coating in commercio è monostrato e realizza uno spessore minimo — indicativamente tra mezzo micron e un paio di micron. I prodotti più evoluti, grazie a formulazioni più dense, raggiungono spessori maggiori, fino a qualche micron. Attenzione però: uno spessore maggiore offre una resistenza superiore, ma da solo non è garanzia di qualità. Conta come lo spessore si combina con la densità e con la formulazione del prodotto.
La densità. È il fattore meno pubblicizzato ma spesso il più determinante. A parità di spessore, un rivestimento più denso — con una struttura molecolare più compatta — offre una protezione superiore. È la ragione per cui due prodotti che dichiarano lo stesso spessore possono comportarsi in modo molto diverso nel tempo.
Va anche chiarito un equivoco frequente sul multistrato: gli strati successivi al primo realizzano normalmente spessori leggermente minori, perché aderiscono su una superficie già trattata. Questo significa che il numero di strati non si traduce in una semplice moltiplicazione dello spessore — quattro strati non danno quattro volte lo spessore di uno solo. È un motivo in più per non valutare un coating dal solo numero di passaggi dichiarati.
Il messaggio, in sintesi: durezza, spessore e densità sono tre facce dello stesso criterio. Nessun numero, preso da solo, dice se un prodotto è buono. È il loro insieme — e la qualità della formulazione che li tiene insieme — a fare la differenza.

MONO O MULTISTRATO
Alcuni trattamenti si applicano in un solo strato, altri in più passaggi sovrapposti. Il multistrato può offrire maggiore spessore e resistenza, ma — come abbiamo visto — non con la proporzione lineare che si potrebbe immaginare. Più strati non equivalgono automaticamente a “molto meglio”: contano la compatibilità tra gli strati, la densità del prodotto e la corretta esecuzione. Un multistrato applicato male rende meno di un monostrato di qualità applicato bene.

PRODOTTO SINGOLO O A PIÙ STADI
Diverso dal numero di strati è il numero di prodotti che compongono il trattamento. Alcuni sono costituiti da un unico prodotto; altri adottano un sistema a due stadi — un base coat e un top coat con funzioni distinte.
Un sistema a due stadi può rispondere a due logiche diverse. Nella prima, i due prodotti si specializzano: il base coat si concentra sull’adesione e sulla protezione, il top coat aggiunge brillantezza e migliora l’idrorepellenza — separare le funzioni permette di ottimizzare ciascuno strato per un compito preciso, invece di chiedere a un solo prodotto di fare tutto bene. Nella seconda, il top coat ha una funzione integrativa: non aggiunge una proprietà diversa, ma potenzia una caratteristica che il base coat già possiede — per esempio incrementandone lo spessore o la resistenza complessiva.
Anche qui, però, vale la regola dell’onestà: un sistema a due stadi non è automaticamente superiore a un buon prodotto singolo. Conta la qualità della formulazione di ciascun componente e, come sempre, dell’applicazione. È però una distinzione utile da conoscere, perché incide sul modo in cui il trattamento viene realizzato e sulle proprietà finali della superficie.

CON O SENZA PRIMER
Per capire il ruolo del primer è utile una premessa: i trattamenti nanotecnologici non aderiscono alla superficie grazie a sostanze adesive, ma attraverso un legame chimico — l’energia di legame che si forma tra il rivestimento e il materiale sottostante. È un’adesione di natura diversa da quella di una colla o di una cera.
In quest’ottica si capisce a cosa serve il primer: alcuni sistemi lo prevedono come prodotto che prepara la superficie a ricevere il rivestimento e ne favorisce il legame. Non è una scelta che rende un trattamento migliore o peggiore in assoluto, ma incide concretamente sul processo di applicazione e sulle proprietà finali. È quindi un elemento utile da conoscere quando valuti un trattamento: non per giudicarlo “con primer = meglio”, ma per capire come è costruito il sistema che stai considerando.

ANTI UV PARZIALE O TOTALE
I raggi ultravioletti sono tra i principali responsabili dell’opacizzazione e dello sbiadimento del colore nel tempo. Un buon trattamento dovrebbe offrire protezione dai UV — ma il grado varia. Vale la pena verificare se la protezione è totale o parziale, soprattutto se l’auto vive molto all’aperto ed è esposta al sole per lunghi periodi. È un criterio che pesa diversamente a seconda di come e dove usi l’auto.

MONO O MULTISUPERFICIE
Alcuni prodotti sono formulati per la sola vernice; altri sono pensati per essere applicati anche su vetri, cerchi, plastiche o altre superfici. Dietro questa distinzione c’è una ragione tecnica che vale la pena capire: superfici diverse hanno strutture molecolari diverse, e un coating aderisce formando un legame chimico con la superficie su cui è progettato per agire. La vernice è leggermente porosa e permette al composto di ancorarsi bene; il vetro è liscio e non poroso; le plastiche sono flessibili e si dilatano col calore; i cerchi affrontano temperature elevatissime dai freni. Sono condizioni molto diverse, e un composto ottimizzato per una di esse non è detto lavori altrettanto bene sulle altre.
Per questo un prodotto specifico per una superficie tende a offrire prestazioni migliori su quella superficie rispetto a un prodotto “universale”, che per coprire tutto deve scendere a compromessi. Un trattamento multisuperficie può semplificare la protezione complessiva del veicolo — ed è un vantaggio pratico reale — ma non è detto che sia sempre preferibile a soluzioni dedicate per ciascuna superficie. Dipende da cosa cerchi: la comodità di un solo prodotto, o l’ottimizzazione di ciascuna parte.

CERTIFICATO O
NON CERTIFICATO
È uno dei criteri più importanti e meno considerati. Un prodotto le cui prestazioni sono verificate da certificazioni o test indipendenti offre una garanzia che le sole dichiarazioni del produttore non danno. In un settore dove i numeri vengono spesso gonfiati, la presenza di test terzi è uno dei pochi segnali oggettivi su cui fare affidamento. Quando valuti un trattamento, chiedere se e come le sue prestazioni sono state certificate è una delle domande più utili che puoi fare.

TRATTAMENTO PROFESSIONALE O FAI DA TE
Esistono prodotti destinati all’applicazione professionale e altri pensati per il fai-da-te. Questi ultimi sono in genere formulati per essere più semplici da applicare, con tempi di lavorazione più tolleranti, e non richiedono ambienti di lavoro controllati né strumenti specifici. È un vantaggio in termini di accessibilità — ma è anche il segno di un compromesso.
La ragione è che la differenza tra i due mondi non sta solo nel prodotto, ma in un fattore che pesa quanto il prodotto stesso: la preparazione della superficie. Un trattamento, anche il migliore, rende una frazione del suo potenziale se applicato su una superficie preparata male. E la preparazione della superficie — decontaminazione, correzione, controllo — è la parte più difficile da eseguire senza esperienza, strumenti adeguati e un ambiente idoneo. Un prodotto fai-da-te può anche avere una buona formula, ma difficilmente permette di curare quella fase come si dovrebbe: ed è lì, più che nell’applicazione in sé, che si gioca gran parte del risultato. È il motivo per cui, sui trattamenti professionali, la qualità dipende tanto dalle mani quanto dalla formula.
In sintesi
Scegliere un trattamento nanotecnologico non significa cercare il numero più alto o la promessa più forte. Significa leggere insieme più criteri — durata, qualità dello strato, protezione, certificazione, modalità di applicazione — e valutarli in base a come usi la tua auto e a cosa ti aspetti nel tempo. Se vuoi approfondire il lato più tecnico, trovi altri elementi nella nostra guida ai criteri tecnici per la scelta di un coating. Nessun singolo parametro racconta tutta la storia: è la loro combinazione, e l’onestà di chi te li presenta, a orientare una scelta consapevole.
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FAQ
LEGGI QUI LE RISPOSTE AD ALCUNE TRA LE DOMANDE PIU’ FREQUENTI:
Cos’è la nanotecnologia?
E’ un ramo della scienza che si occupa del controllo e della manipolazione della materia su scala dimensionale nanometrica (un miliardesimo di metro). A livello “nano”, i comportamenti e le caratteristiche della materia si modificano in modo notevole con proprietà e funzionalità che vanno fondamentalmente in due direzioni: o sono notevolmente migliorate o sono completamente nuove.
Cos’è Ceramic Pro?
E’ un liquido trasparente a base di biossido di silicio composto di nanomolecole. Una volta applicato, le nanomolecole riempiono gli spazi vuoti esistenti sulla superficie fino a formare una barriera che isola il substrato originale dai contaminanti del mondo esterno.
Ceramic Pro può danneggiare la mia auto?
No. Ceramic Pro è assolutamente sicuro, per qualsiasi superficie. Non danneggia vernice o trasparente e non inficia la garanzia originale della tua auto.
Ceramic Pro può nel tempo crepare, pelare o ingiallire?
No. Tutti i prodotti Ceramic Pro sono sottoposti a severi test da parte di SGS, che ne garantiscono l’assoluta affidabilità anche in questo senso.
Ceramic Pro è un’alternativa alla cera?
Sì, una alternativa di gran lunga più performante, sotto tutti i punti di vista, e durevole. Una volta applicato il Ceramic Pro non c’è più bisogno di alcuna cera o altro protettivo. La manutenzione a tuo carico richiede solo lavaggio con acqua e detersivo neutro.
Posso acquistare e applicare da solo Ceramic Pro?
No. Il Ceramic Pro può essere venduto ed applicato esclusivamente da centri certificati ed autorizzati. Ogni altra soluzione, oltre a rischiare di creare danni alla superficie e compromettere il risultato finale, fa decadere ogni diritto alla garanzia.
È applicabile anche su veicoli opachi?
Sì. Anzi, proprio perché i trasparenti opachi sono particolarmente problematici in tema di mantenimento e manutenzione, l’applicazione del Ceramic Pro è ancora più utile e funzionale.
La protezione contro i graffi è assoluta?
La durezza del Ceramic Pro è tre volte superiore a quella di un tradizionale trasparente. Ciò aumenta notevolmente la resistenza della superficie, ma, nonostante ciò, non è possibile fornire una garanzia assoluta contro graffi, scheggiature e abrasioni. Eventuali difetti eventualmente creatisi al di sopra dello strato di base verniciante, però, possono essere molto più facilmente ripristinati.
Che tipo di manutenzione è necessaria?
Per una corretta manutenzione è sufficiente lavare a mano periodicamente la vettura, con solo detergente neutro. Oltre a questo è necessario svolgere, presso il nostro centro, il ciclo di mantenimento annuale.
In cosa consiste l’attività di mantenimento?
Si tratta di un passaggio annuale presso il nostro centro al fine di una verifica dello stato della protezione ed il ripristino di eventuali particelle superficiali di prodotto deteriorate. Il prezzo di tale attività è già incluso nel costo del pacchetto acquistato.
Viene fornita una garanzia con Ceramic Pro?
Sì, per il periodo indicato in funzione del tipo di trattamento (da due anni fino a vita). La validità della garanzia è subordinata alla puntuale esecuzione del ciclo di mantenimento.
Quanto costa Ceramic Pro?
Dipende dal pacchetto scelto, dalle dimensioni e dalle condizioni del veicolo da trattare. Per dare comunque un riferimento, si parte dai 600 Euro fino ad arrivare a circa 3000 per la protezione a vita.
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FAQ
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Cos’è la nanotecnologia?
E’ un ramo della scienza che si occupa del controllo e della manipolazione della materia su scala dimensionale nanometrica (un miliardesimo di metro). A livello “nano”, i comportamenti e le caratteristiche della materia si modificano in modo notevole con proprietà e funzionalità che vanno fondamentalmente in due direzioni: o sono notevolmente migliorate o sono completamente nuove.
Cos’è Ceramic Pro?
E’ un liquido trasparente a base di biossido di silicio composto di nanomolecole. Una volta applicato, le nanomolecole riempiono gli spazi vuoti esistenti sulla superficie fino a formare una barriera che isola il substrato originale dai contaminanti del mondo esterno.
Ceramic Pro può danneggiare la mia auto?
No. Ceramic Pro è assolutamente sicuro, per qualsiasi superficie. Non danneggia vernice o trasparente e non inficia la garanzia originale della tua auto.
Ceramic Pro può nel tempo crepare, pelare o ingiallire?
No. Tutti i prodotti Ceramic Pro sono sottoposti a severi test da parte di SGS, che ne garantiscono l’assoluta affidabilità anche in questo senso.
Ceramic Pro è un’alternativa alla cera?
Sì, una alternativa di gran lunga più performante, sotto tutti i punti di vista, e durevole. Una volta applicato il Ceramic Pro non c’è più bisogno di alcuna cera o altro protettivo. La manutenzione a tuo carico richiede solo lavaggio con acqua e detersivo neutro.
Posso acquistare e applicare da solo Ceramic Pro?
No. Il Ceramic Pro può essere venduto ed applicato esclusivamente da centri certificati ed autorizzati. Ogni altra soluzione, oltre a rischiare di creare danni alla superficie e compromettere il risultato finale, fa decadere ogni diritto alla garanzia.
È applicabile anche su veicoli opachi?
Sì. Anzi, proprio perché i trasparenti opachi sono particolarmente problematici in tema di mantenimento e manutenzione, l’applicazione del Ceramic Pro è ancora più utile e funzionale.
La protezione contro i graffi è assoluta?
La durezza del Ceramic Pro è tre volte superiore a quella di un tradizionale trasparente. Ciò aumenta notevolmente la resistenza della superficie, ma, nonostante ciò, non è possibile fornire una garanzia assoluta contro graffi, scheggiature e abrasioni. Eventuali difetti eventualmente creatisi al di sopra dello strato di base verniciante, però, possono essere molto più facilmente ripristinati.
Che tipo di manutenzione è necessaria?
Per una corretta manutenzione è sufficiente lavare a mano periodicamente la vettura, con solo detergente neutro. Oltre a questo è necessario svolgere, presso il nostro centro, il ciclo di mantenimento annuale.
In cosa consiste l’attività di mantenimento?
Si tratta di un passaggio annuale presso il nostro centro al fine di una verifica dello stato della protezione ed il ripristino di eventuali particelle superficiali di prodotto deteriorate. Il prezzo di tale attività è già incluso nel costo del pacchetto acquistato.
Viene fornita una garanzia con Ceramic Pro?
Sì, per il periodo indicato in funzione del tipo di trattamento (da due anni fino a vita). La validità della garanzia è subordinata alla puntuale esecuzione del ciclo di mantenimento.
Quanto costa Ceramic Pro?
Dipende dal pacchetto scelto, dalle dimensioni e dalle condizioni del veicolo da trattare. Per dare comunque un riferimento, si parte dai 600 Euro fino ad arrivare a circa 3000 per la protezione a vita.
