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Quando si parla di trattamenti nanotecnologici per l’auto, l’attenzione finisce quasi sempre sul prodotto: quale coating, quanti strati, quale durezza. È naturale, ma è anche una visione parziale — perché un trattamento, per quanto evoluto, dà il meglio solo se la superficie su cui viene applicato è stata preparata come si deve. E la preparazione, in questo lavoro, è la parte che fa la differenza tra un risultato eccellente e uno mediocre.

In questo articolo, che fa parte del nostro approfondimento sulla nanotecnologia applicata all’auto, a cui puoi tornare per il quadro d’insieme, entriamo proprio in quella parte meno raccontata: cosa serve, concretamente, perché un trattamento nanotecnologico venga eseguito a regola d’arte. Non è un elenco di prodotti, ma il percorso di lavoro che precede e accompagna l’applicazione.

Perché la superficie va preparata

L’adesione di un rivestimento nanoceramico alla superficie da proteggere non avviene, come nel caso delle pellicole PPF (Paint Protection Film), attraverso un adesivo, bensì grazie a uno specifico processo chimico che crea un legame energetico tra le molecole nanotecnologiche e quelle del materiale su cui vengono applicate.

I composti nanotecnologici più evoluti contengono molecole programmate in funzione delle caratteristiche del supporto su cui verranno applicate. La presenza di altre particelle di natura diversa — tipicamente i contaminanti ossidati sulla superficie, non più eliminabili tramite il semplice lavaggio — può ostacolare e compromettere la corretta adesione e quindi la tenuta, nel tempo, del rivestimento.

Requisiti per una bellezza senza compromessi: l’effetto lente

Più è elevata la qualità del prodotto nanotecnologico applicato, più elevati saranno gli effetti di brillantezza, riflettenza e vivacità del colore.

L’altro lato della medaglia, però, è rappresentato dal cosiddetto «effetto lente»: tutti gli eventuali difetti non rimossi prima dell’applicazione del rivestimento saranno più visibili dopo, anche quelli che, in precedenza, non erano facilmente identificabili a occhio nudo. Provate, a casa, ad applicare la cera su un pavimento sporco…

Il perfetto trattamento estetico della superficie, definito nel linguaggio comune “lucidatura” — concetto limitativo e fuorviante — svolge quindi un ruolo fondamentale ai fini del risultato finale.

In cosa consiste la preparazione della superficie?

 L’attività di preparazione della superficie, da manuale, avviene in cinque fasi successive. Sono tutte indispensabili e richiedono un elevato livello di professionalità ed esperienza. In ordine cronologico:

  • Prelavaggio e lavaggio
  • Decontaminazione
  • Correzione dei difetti
  • Finitura della superficie
  • Sgrassaggio e controllo finale

Le cinque fasi della preparazione: di che cosa si tratta

1. PRELAVAGGIO E LAVAGGIO

Un’attività apparentemente semplice, che comunque richiede preparazione e accortezza. Da eseguire in due fasi, cominciando con un’azione preliminare emolliente e sgrassante, mirata a eliminare le impurità grossolane al fine di ridurre gli attriti e il rischio di graffiare il veicolo durante il lavaggio vero e proprio.

Le tecniche utilizzate, così come i prodotti, possono variare in funzione di diverse variabili, a cominciare dallo stato della superficie, dal tipo di sporcizia accumulato, dal materiale e dalla sua finitura. Ad esempio, le superfici con vernice opaca richiedono di essere trattate con modalità specifiche, soprattutto quando presentano contaminazioni difficili da rimuovere.

In ogni caso, la regola che vale sempre è quella di limitare il più possibile l’utilizzo di prodotti chimici aggressivi, così come il contatto e la forza di abrasione sulle superfici. Inutile spiegare perché i supporti utilizzati sia per il lavaggio che per l’asciugatura devono essere di qualità professionale e in perfette condizioni d’uso.

2. DECONTAMINAZIONE

Provate a lavare l’auto, quindi a calzare in una mano uno di quei guanti di plastica che si utilizzano al supermercato nei reparti frutta e verdura, e passatela sulla vostra auto. Vi accorgerete che ciò che appare liscio al contatto diretto con le dita non lo è affatto. La ruvidità che sentirete è materia contaminante ossidata sulla superficie. Per eliminarla occorrono specifici prodotti a PH acido e un’azione abrasiva con tamponi in argilla o dischi in silicone. Abbiamo dedicato a questo passaggio un approfondimento specifico, la decontaminazione della carrozzeria.

Si tratta di un lavoro da svolgere con molta attenzione e cautela. In alcuni casi è un processo che, per produrre un perfetto risultato, richiede più passaggi, molta pazienza e altrettanto tempo. Anche 4 o 5 ore.

Una corretta manutenzione con lavaggi frequenti e accurati può contenere questo fenomeno, ma mai eliminarlo. D’altro canto, si può dire che la contaminazione è un buon alleato dell’automobilista: pur riducendo il livello di riflettenza della superficie — e anzi, proprio per questo — ne nasconde anche molti difetti.

Anche noi professionisti, pure a fronte di un’accurata analisi preliminare del veicolo, fino a quando la decontaminazione non sarà completata non avremo mai un quadro assolutamente preciso delle condizioni del supporto da trattare.

3. CORREZIONE DEI DIFETTI

C’è un solo modo per eliminare i difetti: azzerarli. Nella sostanza si tratta di un’azione abrasiva che riduce lo spessore della superficie circostante. Parliamo di pochi micron, normalmente, ma comunque sempre di un processo di asportazione da contenere al minimo indispensabile.

In funzione delle condizioni di partenza, si lavora su più passaggi successivi con intensità e capacità mordente progressivamente inferiore. Ogni step elimina i segni più grandi, generandone altri meno profondi, fino alla completa eliminazione che avverrà nella fase successiva.

Qui la differenza tra un professionista e un altro è data, oltre che dalle abilità individuali, dalla competenza sui materiali. Le vernici non sono tutte uguali: durezza, spessore, reazione molecolare alle sollecitazioni possono richiedere strategie, processi e strumenti differenti, al fine di produrre il migliore risultato. È un tema che abbiamo approfondito nell’articolo dedicato alla correzione dei difetti della vernice.

Questa fase non è applicabile alle vernici con finitura opaca: ne abbiamo spiegato il perché, nell’articolo dedicato alle vernici opache.

4. FINITURA SUPERFICIE

Gli amanti del «fai da te» conoscono questa attività col nome di «polishing», in cui tendono spesso ad applicare prodotti che contengono elementi riempitivi e brillantanti che un professionista eviterà invece accuratamente.

In questa fase viene completato il processo di livellamento della superficie e di pulizia dei “pori” del trasparente, per ottimizzare le condizioni del supporto ai fini dell’applicazione del protettivo nanotecnologico.

Vengono utilizzati tamponi e prodotti con capacità di asporto molto limitata, ma si tratta comunque di un’attività abrasiva e, in quanto tale, così come quella precedente, non si può effettuare su vernici opache.

5. SGRASSAGGIO E CONTROLLO FINALE

Una volta terminato il lavoro di correzione della superficie, ci sono ancora due operazioni molto importanti da compiere.

Per prima cosa si devono eliminare tutti i residui dei prodotti utilizzati in precedenza e, soprattutto, gli olii lubrificanti contenuti negli abrasivi e rilasciati durante il processo di lavorazione. Solo quando la superficie sarà perfettamente pulita si potrà valutare nel dettaglio e con precisione la qualità del lavoro svolto.

Il controllo di qualità finale viene effettuato con lampade progettate appositamente, a luce naturale e in grado di variare l’intensità luminosa. È un’operazione minuziosa in cui la superficie viene “scannerizzata” centimetro per centimetro, illuminandola da diverse angolazioni, perché la maggior parte delle imperfezioni — soprattutto dopo un buon lavoro di rimozione dei difetti — saranno visibili solo attraverso specifici angoli di rifrazione della luce.

Prima di proseguire con l’applicazione del protettivo nanotecnologico, è però una buona pratica, ogni qualvolta ciò sia possibile, sottoporre la superficie a un ultimo controllo, il più semplice e naturale. Tecnicamente è chiamato “solar check”, perché consiste nel posizionare il veicolo sotto la luce diretta del sole, possibilmente in orario di elevato irraggiamento. Perché per quanto si possa disporre di lampade di elevata qualità, nessuno strumento è in grado di riprodurre esattamente l’effetto sulla nostra retina dell’insieme di colori dello spettro solare. E se ci pensate, una volta che il mezzo sarà in strada, quello del sole sarà il test a cui verrà sottoposto con maggiore frequenza.

Conclusioni

Quando si approccia il mondo della nanotecnologia per auto, si tende a focalizzarsi molto sulla tecnologia del prodotto, che certamente è molto importante, sottovalutando il processo, che lo è altrettanto. In particolare sono fondamentali le fasi descritte in questo articolo. Questo ci capita di verificarlo spesso, soprattutto quando si tratta di veicoli nuovi: esiste un consolidato ed erroneo pregiudizio nel pensare che, appena uscita dalla concessionaria, la propria auto sia perfetta. Tutt’altro.

I requisiti che una superficie deve avere per garantire un risultato qualitativamente ineccepibile, sia dal punto di vista tecnico (durata e livello di protezione) che estetico (brillantezza, riflettenza, assenza di difetti visibili), richiedono molto lavoro preliminare. Il processo di preparazione, per quelli che sono i nostri standard, richiede mediamente dalle 8 alle 16 ore di lavoro. Perché dal nostro punto di vista non è ragionevole spendere per un composto nanotecnologico estremamente performante senza investire adeguatamente in ciò che è determinante per renderlo efficace.

Quando si parla di trattamenti nanotecnologici per l’auto, l’attenzione finisce quasi sempre sul prodotto: quale coating, quanti strati, quale durezza. È naturale, ma è anche una visione parziale — perché un trattamento, per quanto evoluto, dà il meglio solo se la superficie su cui viene applicato è stata preparata come si deve. E la preparazione, in questo lavoro, è la parte che fa la differenza tra un risultato eccellente e uno mediocre.

In questo articolo, che fa parte del nostro approfondimento sulla nanotecnologia applicata all’auto, a cui puoi tornare per il quadro d’insieme, entriamo proprio in quella parte meno raccontata: cosa serve, concretamente, perché un trattamento nanotecnologico venga eseguito a regola d’arte. Non è un elenco di prodotti, ma il percorso di lavoro che precede e accompagna l’applicazione.

Perché la superficie va preparata

L’adesione di un rivestimento nanoceramico alla superficie da proteggere non avviene, come nel caso delle pellicole PPF (Paint Protection Film), attraverso un adesivo, bensì grazie a uno specifico processo chimico che crea un legame energetico tra le molecole nanotecnologiche e quelle del materiale su cui vengono applicate.

I composti nanotecnologici più evoluti contengono molecole programmate in funzione delle caratteristiche del supporto su cui verranno applicate. La presenza di altre particelle di natura diversa — tipicamente i contaminanti ossidati sulla superficie, non più eliminabili tramite il semplice lavaggio — può ostacolare e compromettere la corretta adesione e quindi la tenuta, nel tempo, del rivestimento.

L’effetto lente

Più è elevata la qualità del prodotto nanotecnologico applicato, più elevati saranno gli effetti di brillantezza, riflettenza e vivacità del colore.

L’altro lato della medaglia, però, è rappresentato dal cosiddetto «effetto lente»: tutti gli eventuali difetti non rimossi prima dell’applicazione del rivestimento saranno più visibili dopo, anche quelli che, in precedenza, non erano facilmente identificabili a occhio nudo. Provate, a casa, ad applicare la cera su un pavimento sporco…

Il perfetto trattamento estetico della superficie, definito nel linguaggio comune “lucidatura” — concetto limitativo e fuorviante — svolge quindi un ruolo fondamentale ai fini del risultato finale.

In cosa consiste la preparazione della superficie?

L’attività di preparazione della superficie, da manuale, avviene in cinque fasi successive. Sono tutte indispensabili e richiedono un elevato livello di professionalità ed esperienza. In ordine cronologico:

  • Prelavaggio e lavaggio
  • Decontaminazione
  • Correzione dei difetti
  • Finitura della superficie
  • Sgrassaggio e controllo finale

Le cinque fasi della preparazione: di che cosa si tratta

1. PRELAVAGGIO E LAVAGGIO

Un’attività apparentemente semplice, che comunque richiede preparazione e accortezza. Da eseguire in due fasi, cominciando con un’azione preliminare emolliente e sgrassante, mirata a eliminare le impurità grossolane al fine di ridurre gli attriti e il rischio di graffiare il veicolo durante il lavaggio vero e proprio.

Le tecniche utilizzate, così come i prodotti, possono variare in funzione di diverse variabili, a cominciare dallo stato della superficie, dal tipo di sporcizia accumulato, dal materiale e dalla sua finitura. Ad esempio, le superfici con vernice opaca richiedono di essere trattate con modalità specifiche, soprattutto quando presentano contaminazioni difficili da rimuovere.

In ogni caso, la regola che vale sempre è quella di limitare il più possibile l’utilizzo di prodotti chimici aggressivi, così come il contatto e la forza di abrasione sulle superfici. Inutile spiegare perché i supporti utilizzati sia per il lavaggio che per l’asciugatura devono essere di qualità professionale e in perfette condizioni d’uso.

2. DECONTAMINAZIONE

Provate a lavare l’auto, quindi a calzare in una mano uno di quei guanti di plastica che si utilizzano al supermercato nei reparti frutta e verdura, e passatela sulla vostra auto. Vi accorgerete che ciò che appare liscio al contatto diretto con le dita non lo è affatto. La ruvidità che sentirete è materia contaminante ossidata sulla superficie. Per eliminarla occorrono specifici prodotti a PH acido e un’azione abrasiva con tamponi in argilla o dischi in silicone. Abbiamo dedicato a questo passaggio un approfondimento specifico, la decontaminazione della carrozzeria.

Si tratta di un lavoro da svolgere con molta attenzione e cautela. In alcuni casi è un processo che, per produrre un perfetto risultato, richiede più passaggi, molta pazienza e altrettanto tempo. Anche 4 o 5 ore.

Una corretta manutenzione con lavaggi frequenti e accurati può contenere questo fenomeno, ma mai eliminarlo. D’altro canto, si può dire che la contaminazione è un buon alleato dell’automobilista: pur riducendo il livello di riflettenza della superficie — e anzi, proprio per questo — ne nasconde anche molti difetti.

Anche noi professionisti, pure a fronte di un’accurata analisi preliminare del veicolo, fino a quando la decontaminazione non sarà completata non avremo mai un quadro assolutamente preciso delle condizioni del supporto da trattare.

3. CORREZIONE DEI DIFETTI

C’è un solo modo per eliminare i difetti: azzerarli. Nella sostanza si tratta di un’azione abrasiva che riduce lo spessore della superficie circostante. Parliamo di pochi micron, normalmente, ma comunque sempre di un processo di asportazione da contenere al minimo indispensabile.

In funzione delle condizioni di partenza, si lavora su più passaggi successivi con intensità e capacità mordente progressivamente inferiore. Ogni step elimina i segni più grandi, generandone altri meno profondi, fino alla completa eliminazione che avverrà nella fase successiva.

Qui la differenza tra un professionista e un altro è data, oltre che dalle abilità individuali, dalla competenza sui materiali. Le vernici non sono tutte uguali: durezza, spessore, reazione molecolare alle sollecitazioni possono richiedere strategie, processi e strumenti differenti, al fine di produrre il migliore risultato. È un tema che abbiamo approfondito nell’articolo dedicato alla correzione dei difetti della vernice.

Questa fase non è applicabile alle vernici con finitura opaca: ne abbiamo spiegato il perché, nell’articolo dedicato alle vernici opache.

4. FINITURA SUPERFICIE

Gli amanti del «fai da te» conoscono questa attività col nome di «polishing», in cui tendono spesso ad applicare prodotti che contengono elementi riempitivi e brillantanti che un professionista eviterà invece accuratamente.

In questa fase viene completato il processo di livellamento della superficie e di pulizia dei “pori” del trasparente, per ottimizzare le condizioni del supporto ai fini dell’applicazione del protettivo nanotecnologico.

Vengono utilizzati tamponi e prodotti con capacità di asporto molto limitata, ma si tratta comunque di un’attività abrasiva e, in quanto tale, così come quella precedente, non si può effettuare su vernici opache.

5. SGRASSAGGIO E CONTROLLO FINALE

Una volta terminato il lavoro di correzione della superficie, ci sono ancora due operazioni molto importanti da compiere.

Per prima cosa si devono eliminare tutti i residui dei prodotti utilizzati in precedenza e, soprattutto, gli olii lubrificanti contenuti negli abrasivi e rilasciati durante il processo di lavorazione. Solo quando la superficie sarà perfettamente pulita si potrà valutare nel dettaglio e con precisione la qualità del lavoro svolto.

Il controllo di qualità finale viene effettuato con lampade progettate appositamente, a luce naturale e in grado di variare l’intensità luminosa. È un’operazione minuziosa in cui la superficie viene “scannerizzata” centimetro per centimetro, illuminandola da diverse angolazioni, perché la maggior parte delle imperfezioni — soprattutto dopo un buon lavoro di rimozione dei difetti — saranno visibili solo attraverso specifici angoli di rifrazione della luce.

Prima di proseguire con l’applicazione del protettivo nanotecnologico, è però una buona pratica, ogni qualvolta ciò sia possibile, sottoporre la superficie a un ultimo controllo, il più semplice e naturale. Tecnicamente è chiamato “solar check”, perché consiste nel posizionare il veicolo sotto la luce diretta del sole, possibilmente in orario di elevato irraggiamento. Perché per quanto si possa disporre di lampade di elevata qualità, nessuno strumento è in grado di riprodurre esattamente l’effetto sulla nostra retina dell’insieme di colori dello spettro solare. E se ci pensate, una volta che il mezzo sarà in strada, quello del sole sarà il test a cui verrà sottoposto con maggiore frequenza.

Conclusioni

Quando si approccia il mondo della nanotecnologia per auto, si tende a focalizzarsi molto sulla tecnologia del prodotto, che certamente è molto importante, sottovalutando il processo, che lo è altrettanto. In particolare sono fondamentali le fasi descritte in questo articolo. Questo ci capita di verificarlo spesso, soprattutto quando si tratta di veicoli nuovi: esiste un consolidato ed erroneo pregiudizio nel pensare che, appena uscita dalla concessionaria, la propria auto sia perfetta. Tutt’altro.

I requisiti che una superficie deve avere per garantire un risultato qualitativamente ineccepibile, sia dal punto di vista tecnico (durata e livello di protezione) che estetico (brillantezza, riflettenza, assenza di difetti visibili), richiedono molto lavoro preliminare. Il processo di preparazione, per quelli che sono i nostri standard, richiede mediamente dalle 8 alle 16 ore di lavoro. Perché dal nostro punto di vista non è ragionevole spendere per un composto nanotecnologico estremamente performante senza investire adeguatamente in ciò che è determinante per renderlo efficace.

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FAQ

LEGGI QUI LE RISPOSTE AD ALCUNE TRA LE DOMANDE PIU’ FREQUENTI:

Cos’è la nanotecnologia?

E’ un ramo della scienza che si occupa del controllo e della manipolazione della materia su scala dimensionale nanometrica (un miliardesimo di metro). A livello “nano”,  i comportamenti e le caratteristiche della materia si modificano in modo notevole con proprietà e funzionalità che vanno fondamentalmente in due direzioni: o sono notevolmente migliorate o sono completamente nuove.

Cos’è Ceramic Pro?

E’ un liquido trasparente a base di biossido di silicio composto di nanomolecole. Una volta applicato, le nanomolecole riempiono gli spazi vuoti esistenti sulla superficie fino a formare una barriera che isola il substrato originale dai contaminanti del mondo esterno. 

Ceramic Pro può danneggiare la mia auto?

No. Ceramic Pro è assolutamente sicuro, per qualsiasi superficie. Non danneggia vernice o trasparente e non inficia la garanzia originale della tua auto.

Ceramic Pro può nel tempo crepare, pelare o ingiallire?

No. Tutti i prodotti Ceramic Pro sono sottoposti a severi test da parte di SGS, che ne garantiscono l’assoluta affidabilità anche in questo senso.

Ceramic Pro è un’alternativa alla cera?

Sì, una alternativa di gran lunga più performante, sotto tutti i punti di vista, e durevole. Una volta applicato il Ceramic Pro non c’è più bisogno di alcuna cera o altro protettivo. La manutenzione a tuo carico richiede solo lavaggio con acqua e detersivo neutro.

Posso acquistare e applicare da solo Ceramic Pro?

No. Il Ceramic Pro può essere venduto ed applicato esclusivamente da centri certificati ed autorizzati. Ogni altra soluzione, oltre a rischiare di creare danni alla superficie e compromettere il risultato finale, fa decadere ogni diritto alla garanzia.

È applicabile anche su veicoli opachi?

Sì. Anzi, proprio perché i trasparenti opachi sono particolarmente problematici in tema di mantenimento e manutenzione, l’applicazione del Ceramic Pro è ancora più utile e funzionale.

La protezione contro i graffi è assoluta?

La durezza del Ceramic Pro è tre volte superiore a quella di un tradizionale trasparente. Ciò aumenta notevolmente la resistenza della superficie, ma, nonostante ciò, non è possibile fornire una garanzia assoluta contro graffi, scheggiature e abrasioni. Eventuali difetti eventualmente creatisi al di sopra dello strato di base verniciante, però, possono essere molto più facilmente ripristinati.

Che tipo di manutenzione è necessaria?

Per una corretta manutenzione è sufficiente lavare a mano periodicamente la vettura, con solo detergente neutro. Oltre a questo è necessario svolgere, presso il nostro centro, il ciclo di mantenimento annuale.

In cosa consiste l’attività di mantenimento?

Si tratta di un passaggio annuale presso il nostro centro al fine di una verifica dello stato della protezione ed il ripristino di eventuali particelle superficiali di prodotto deteriorate. Il prezzo di tale attività è già incluso nel costo del pacchetto acquistato.

Viene fornita una garanzia con Ceramic Pro?

Sì, per il periodo indicato in funzione del tipo di trattamento (da due anni fino a vita). La validità della garanzia è subordinata alla puntuale esecuzione del ciclo di mantenimento.

Quanto costa Ceramic Pro?

Dipende dal pacchetto scelto, dalle dimensioni e dalle condizioni del veicolo da trattare. Per dare comunque un riferimento, si parte dai 600 Euro fino ad arrivare a circa 3000 per la protezione a vita.

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FAQ

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Cos’è la nanotecnologia?

E’ un ramo della scienza che si occupa del controllo e della manipolazione della materia su scala dimensionale nanometrica (un miliardesimo di metro). A livello “nano”,  i comportamenti e le caratteristiche della materia si modificano in modo notevole con proprietà e funzionalità che vanno fondamentalmente in due direzioni: o sono notevolmente migliorate o sono completamente nuove.

Cos’è Ceramic Pro?

E’ un liquido trasparente a base di biossido di silicio composto di nanomolecole. Una volta applicato, le nanomolecole riempiono gli spazi vuoti esistenti sulla superficie fino a formare una barriera che isola il substrato originale dai contaminanti del mondo esterno. 

Ceramic Pro può danneggiare la mia auto?

No. Ceramic Pro è assolutamente sicuro, per qualsiasi superficie. Non danneggia vernice o trasparente e non inficia la garanzia originale della tua auto.

Ceramic Pro può nel tempo crepare, pelare o ingiallire?

No. Tutti i prodotti Ceramic Pro sono sottoposti a severi test da parte di SGS, che ne garantiscono l’assoluta affidabilità anche in questo senso.

Ceramic Pro è un’alternativa alla cera?

Sì, una alternativa di gran lunga più performante, sotto tutti i punti di vista, e durevole. Una volta applicato il Ceramic Pro non c’è più bisogno di alcuna cera o altro protettivo. La manutenzione a tuo carico richiede solo lavaggio con acqua e detersivo neutro.

Posso acquistare e applicare da solo Ceramic Pro?

No. Il Ceramic Pro può essere venduto ed applicato esclusivamente da centri certificati ed autorizzati. Ogni altra soluzione, oltre a rischiare di creare danni alla superficie e compromettere il risultato finale, fa decadere ogni diritto alla garanzia.

È applicabile anche su veicoli opachi?

Sì. Anzi, proprio perché i trasparenti opachi sono particolarmente problematici in tema di mantenimento e manutenzione, l’applicazione del Ceramic Pro è ancora più utile e funzionale.

La protezione contro i graffi è assoluta?

La durezza del Ceramic Pro è tre volte superiore a quella di un tradizionale trasparente. Ciò aumenta notevolmente la resistenza della superficie, ma, nonostante ciò, non è possibile fornire una garanzia assoluta contro graffi, scheggiature e abrasioni. Eventuali difetti eventualmente creatisi al di sopra dello strato di base verniciante, però, possono essere molto più facilmente ripristinati.

Che tipo di manutenzione è necessaria?

Per una corretta manutenzione è sufficiente lavare a mano periodicamente la vettura, con solo detergente neutro. Oltre a questo è necessario svolgere, presso il nostro centro, il ciclo di mantenimento annuale.

In cosa consiste l’attività di mantenimento?

Si tratta di un passaggio annuale presso il nostro centro al fine di una verifica dello stato della protezione ed il ripristino di eventuali particelle superficiali di prodotto deteriorate. Il prezzo di tale attività è già incluso nel costo del pacchetto acquistato.

Viene fornita una garanzia con Ceramic Pro?

Sì, per il periodo indicato in funzione del tipo di trattamento (da due anni fino a vita). La validità della garanzia è subordinata alla puntuale esecuzione del ciclo di mantenimento.

Quanto costa Ceramic Pro?

Dipende dal pacchetto scelto, dalle dimensioni e dalle condizioni del veicolo da trattare. Per dare comunque un riferimento, si parte dai 600 Euro fino ad arrivare a circa 3000 per la protezione a vita.