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Chi vuole cambiare colore alla propria auto trova quasi sempre lo stesso schema: due colonne, i pro di qua, i contro di là. Il wrapping è reversibile e più economico, la verniciatura è permanente e dura di più. Tutto vero, e quasi sempre inutile — perché la decisione non si prende confrontando due elenchi, ma capendo in quale situazione ci si trova.

Noi facciamo wrapping. La verniciatura no — ma veniamo da lì: siamo nati come costola di una carrozzeria, e quel mestiere lo abbiamo imparato dall’interno. Capita, non di rado, che a un cliente arrivato per un cambio colore in pellicola finiamo per dire che gli conviene riverniciare.

Vale la pena essere chiari sul punto: quando lo diciamo, quel lavoro va fuori. Non è un servizio che offriamo, e da quella strada non ricaviamo nulla — possiamo solo indicarla, sulla base dell’esperienza e di quello che conosciamo del mercato. È solo che, avendo entrambe le prospettive, sappiamo riconoscere i casi in cui la nostra non è quella giusta.

Questo articolo mette in fila le variabili che contano davvero. Non sono verdetti: sono le domande da cui parte una valutazione seria, quella che poi va fatta sulla singola auto, con la singola storia e le singole intenzioni di chi la possiede.

Una premessa necessaria, perché cambia i termini del confronto: le strade non sono due, sono tre. Oltre alla verniciatura e al wrapping in vinile esiste il PPF colorato — una pellicola che cambia colore ma nasce per proteggere. Su alcuni dei criteri che seguono si comporta come il vinile; su altri si avvicina molto di più alla verniciatura. Lo segnaliamo di volta in volta, perché è proprio nelle differenze che si decide.

Wrapping o verniciatura è la domanda con cui quasi tutti cominciano, ed è quella giusta — a patto di sapere che le strade non sono due, ma tre. Qui entriamo nel merito del confronto; se cerchi prima il quadro d’insieme, lo trovi in cosa sapere prima di cambiare colore all’auto.

Prima di tutto: com’è la vernice sotto

Questa non è una preferenza, è un vincolo. Viene prima di ogni altra considerazione perché in alcuni casi decide da sola.

Una pellicola adesiva aderisce a ciò che trova. Se la vernice sotto è instabile, il film può reggere solo quanto regge lo strato a cui è attaccato: si può usare il materiale migliore del mondo, ma è ancorato a qualcosa che sta già cedendo.

Ci sono tre condizioni in cui il wrapping è sconsigliabile a prescindere dalle intenzioni:

La ruggine. Non si riveste. Il film trattiene l’umidità e la corrosione continua a lavorare sotto, dove non si vede — quindi non solo non si ferma, ma peggiora indisturbata fino a sollevare la pellicola.

Il trasparente che cede. Quando lo strato superficiale si sfoglia o si opacizza a chiazze, non c’è una base stabile a cui il film possa aggrapparsi. Ed è il caso in cui la rimozione, anni dopo, rischia di portare via la vernice insieme alla pellicola.

Le riverniciature precedenti mal eseguite. Sono il caso più insidioso perché non sempre si vedono. Una vernice non originale applicata male può staccarsi al momento della rimozione, e il danno emerge alla fine, non all’inizio.

Un’osservazione che sorprende chi se lo sente dire: una vernice spenta ma integra è un’ottima base. Quello che conta è la stabilità, non l’aspetto. Un’auto che sembra messa male può essere perfettamente adatta al wrapping; una che sembra a posto ma ha il trasparente in sofferenza, no.

C’è poi un fatto che vale la pena sapere: una pellicola sottile non nasconde, rivela. Ogni difetto sotto diventa un rilievo visibile in controluce. Chi spera che il wrapping copra i problemi della carrozzeria scoprirà che li mette in evidenza — ed è lo stesso motivo per cui, alla rimozione, emerge quello che c’era già: ne abbiamo parlato a fondo in il wrapping rovina la vernice?.

Misurazione spessore vernice

Cinque situazioni in cui la verniciatura ha più senso

Superato il vincolo tecnico, il wrapping diventa una strada percorribile. Il che non significa che sia sempre la scelta migliore.

Le situazioni che seguono hanno un tratto in comune, ed è il criterio che le tiene insieme: il wrapping costa quello che costa perché è reversibile. Quando la reversibilità non serve a nessuno, si sta pagando per una caratteristica che non verrà usata.

1. Non voglio compromessi: del vecchio colore non deve restare nulla

Il wrapping ha un limite che non dipende dall’esecuzione, ma dalla natura del procedimento. E vale la pena capire da dove nasce, perché non è un dettaglio tecnico: è la differenza sostanziale tra il verniciare e il rivestire.

La vernice si applica allo stato liquido. Arriva ovunque — dentro un recesso, in una piega, in un punto che nessuna mano potrebbe raggiungere con un foglio. Segue la forma perché non ha una forma propria.

La pellicola è un foglio che deve conformarsi. Si tende, si scalda, si adatta — ma resta un materiale con una geometria di partenza che va costretta su una superficie che ne ha un’altra. E questo comporta due conseguenze.

La prima: si ferma dove finisce il pannello. Anche con lo smontaggio più accurato ci sono punti dove il colore originale rimane — dietro un componente non rimovibile, in una giunzione, in un recesso troppo stretto. Un lavoro fatto bene li riduce al minimo e li porta dove non si guarda. Ma li riduce, non li elimina.

La seconda, meno intuitiva: non tutte le superfici sono adatte a riceverla. Servono continuità e una geometria che consenta al film di aderire davvero. Dove la forma è troppo tormentata, o il supporto non offre una presa adeguata, il risultato può non essere all’altezza — né per tenuta né per resa estetica. La vernice quel problema non ce l’ha.

Chi pone come condizione che del vecchio colore non resti traccia sta chiedendo una cosa che il wrapping, per come funziona, non può dare. Non è una questione di quanto si è disposti a spendere.

E qui il PPF colorato non aiuta, semmai complica. Essendo più spesso e meno conformabile del vinile, si adatta con più fatica alle geometrie difficili: la copertura totale diventa più impegnativa da ottenere, e la qualità estetica nei punti critici è più difficile da garantire. Se il criterio è “non voglio compromessi”, il PPF colorato è la pellicola meno indicata, non la più indicata.

2. Possiedo l’auto da anni e non penso di cambiarla

È il caso più frequente, e vale la pena guardarlo da vicino.

Un’auto di alta gamma tenuta a lungo, che ha bisogno di una rinfrescata, e magari con la voglia di cambiare colore. Il ragionamento spontaneo è: allora facciamo il wrapping, così se cambio idea torno indietro.

Ma chi arriva dopo anni con la stessa auto, e non pensa di cambiarla, quella strada del ritorno non la percorrerà: sta cercando un’auto che gli piaccia di più per gli anni che verranno, non un colore da cui poter tornare indietro.

E allora la reversibilità — la cosa che il wrapping fa meglio di chiunque, e che ne giustifica il prezzo — resta lì inutilizzata.

C’è un secondo elemento: se l’auto ha vissuto abbastanza da meritare una rinfrescata, spesso siamo già vicini al vincolo tecnico. Vale la pena controllarlo prima, non dopo.

È però il caso in cui il PPF colorato merita di stare sul tavolo. Chi tiene l’auto a lungo cerca un risultato che duri, e il PPF colorato dura più del vinile — che invecchia in modo dipendente dal colore e dalla superficie, come abbiamo visto in quanto dura un wrapping in vinile. Ma soprattutto fa una cosa che né il vinile né la verniciatura fanno: protegge la vernice che sta sotto mentre la copre. Chi vuole tenersi l’auto ancora per anni sta comprando qualcosa di più di un colore nuovo.

Attenzione a non trasformarlo in una promessa che non è: il PPF colorato non azzera i costi futuri, perché prima o poi va sostituito anche lui. Quello che cambia è cosa devi rifare quando arriva un danno. Se un urto o un’abrasione intacca la pellicola ma la vernice sotto ne esce indenne — che è precisamente il lavoro che il PPF fa e il vinile no — allora si sostituisce la pellicola e basta. Con il vinile, spesso, ci sono da rifare entrambe le cose: la vernice e poi il rivestimento.

Pellicola wrapping che si strappa in fase di rimozione e rilascia residui di colla sulla superficie

3. Il conto va fatto sull’intero ciclo, non sull’installazione

Qui si annida il malinteso più costoso, e riguarda una voce di cui quasi nessuno parla.

Il confronto che si fa di solito è tra il prezzo del wrapping e quello della verniciatura. Ma il wrapping, prima o poi, va rimosso — e la rimozione ha un costo che nel preventivo iniziale non compare.

Sommando posa completa, copertura estesa alle parti interne e rimozione futura, un wrapping di alta qualità può avvicinarsi sensibilmente al costo di una verniciatura completa. Non sempre: dipende dall’auto, dall’estensione del lavoro, dal materiale. Ma è un calcolo da fare prima, non da scoprire dopo. Le variabili che determinano il preventivo, e perché due proposte possono divergere tanto, le abbiamo analizzate in quanto costa il wrapping di un’auto.

Con il PPF colorato la forbice si stringe ulteriormente, e a volte si chiude. Costa di più del vinile in partenza, quindi il confronto con la verniciatura non è più una questione di risparmio: diventa una scelta tra due investimenti confrontabili, che vanno valutati per quello che danno, non per quello che costano.

E c’è un punto ancora più scomodo. Noi abbiamo smesso di occuparci della rimozione di pellicole applicate da altri, e non per ragioni tecniche: perché spesso non riuscivamo a fare un preventivo che fossimo certi di rispettare.

Un vinile posato bene, con buon materiale, viene via in modo ragionevole. Un altro si strappa, lascia residui di adesivo su superfici estese, e trasforma il lavoro in un numero di ore che nessuno può stimare prima di cominciare. La differenza tra i due casi non si vede a pellicola montata.

Anche qui il PPF colorato si comporta meglio: si rimuove più agevolmente del vinile, naturalmente rispettando i tempi indicati dal produttore. È un vantaggio reale, ma vale solo se qualcuno tiene il conto di quei tempi — cioè se il lavoro è tracciato.

Il che porta alla conseguenza pratica: il costo della verniciatura lo conosci il primo giorno. Il costo complessivo di una pellicola contiene una voce che nessuno può quantificare finché non si inizia a staccare — e quella voce arriva alla fine, quando non si può più scegliere.

Un’annotazione utile per chi sta scegliendo adesso. La rimuovibilità futura si decide oggi, con il materiale e con chi lo posa. Ma nella nostra esperienza, chi arriva con una pellicola già addosso quasi mai sa quale marca gli sia stata applicata. Per questo, tra le cose da chiedere a chi vi farà il lavoro, ce n’è una che sembra burocratica e non lo è: che il film usato sia scritto nel preventivo. Non serve a voi oggi. Serve tra cinque anni, magari a qualcun altro.

4. Le riparazioni: cosa succede dopo un danno

Questa variabile è diversa dalle altre, perché non dipende da cosa volete: dipende dalla statistica. Un’auto tenuta molti anni, prima o poi, prende un colpo.

La vernice è riproducibile. Esiste un codice colore, si rifà il pannello, il colore torna quello.

Le pellicole meno. Quelle colorate possono avere una leggera variazione di tono tra un lotto di produzione e l’altro — è una caratteristica fisica della produzione del colore, presente anche nei film migliori, e si gestisce usando lo stesso lotto per tutta la vettura. Ma quel lotto, due o tre anni dopo, non esiste più. Il pannello riparato può risultare leggermente diverso dagli altri, e non per un errore di chi ha riparato. Le differenze costruttive tra pellicola wrapping e PPF colorato spiegano perché il fenomeno esiste.

C’è poi il doppio intervento. Su un’auto rivestita, un danno alla carrozzeria può richiedere due lavori invece di uno: prima si ripara la lamiera e la vernice sotto, poi si riapplica la pellicola.

Quando questo succeda dipende dalla gravità, e la scala ha tre livelli. I micrograffi: un PPF colorato di qualità si auto-rigenera, sul vinile restano e col tempo opacizzano la superficie.

I danni intermedi — un’abrasione, una scheggia, un urto leggero: è qui che le due pellicole si separano davvero. Il PPF è spesso e assorbe l’impatto: si danneggia lui, la vernice sotto resta intatta, e si sostituisce solo il pezzo di pellicola. Il vinile è sottile e non fa da schermo: spesso la scheggia lo attraversa e arriva alla vernice comunque. In quel caso ti ritrovi con due danni invece di uno — il rivestimento da rifare e la vernice sotto pure.

I danni veri, quelli che deformano la lamiera: lì nessuna pellicola può fare niente, e il doppio lavoro è inevitabile per entrambe.

Ed è il punto in cui il vantaggio si rovescia. La pellicola la si sceglie perché sotto resta la vernice originale — e proprio per questo, quando il danno arriva davvero, quella vernice va comunque rifatta, e in più c’è il rivestimento da rimettere. Su un’auto verniciata il lavoro sarebbe stato uno solo.

5. Voglio una tinta precisa, non un colore che le somiglia

Il wrapping viene raccontato come la strada del colore libero, e in parte è vero: sugli effetti — cromature, olografici, color-shift, texture — il vinile fa cose che la verniciatura non replica.

Sulle tinte però il rapporto si inverte, e questo si tende a darlo per scontato. I sistemi di miscelazione partono da tinte base e ne compongono qualunque tonalità: la gamma non è ampia, è praticamente illimitata. Le pellicole invece esistono nei colori che il produttore ha messo a catalogo. Sono molti, ma sono un elenco finito.

La differenza diventa decisiva in un caso preciso, e frequente sulle auto di valore: chi vuole cambiare colore restando dentro la gamma ufficiale del proprio marchio. Un blu di listino, il grigio di una serie speciale, la tinta di un allestimento che sulla propria vettura non c’era. Sono colori identificati da un codice, e quel codice in verniciatura si riproduce.

In pellicola quella tinta specifica quasi sempre non esiste. Si trova qualcosa che le somiglia — e “somiglia”, su un’auto di pregio e per chi quel colore lo conosce, di solito non basta.

Qui la verniciatura non ha alternative. Non è una preferenza: è l’unica strada che porta a quel risultato.

E quando invece il wrapping è la scelta giusta

Perché il quadro sia onesto, va detto anche il contrario. Ci sono situazioni in cui la verniciatura è la scelta peggiore, e riguardano soprattutto il valore dell’auto.

Quando conta restare nell’originale. Su vetture premium, sportive e da collezione il colore di fabbrica è parte del valore, e questo è noto. Ma il ragionamento vale, in forma più attenuata, anche fuori da quel mondo: ogni modello ha una gamma di colori che il mercato è abituato a vedergli addosso, e uscire da quel territorio restringe la platea di chi lo cercherà. Non è una questione di gusto — è che l’acquirente di un usato tende a scegliere ciò che riconosce.

La verniciatura è definitiva: qualunque sia il risultato, quel colore resta e diventa parte della vettura. Il wrapping no — sotto la pellicola la vernice originale è ancora lì, e si può tornare indietro. Chi non vuole rinunciare all’originalità ha una sola delle due strade.

Quando l’auto è a noleggio o in leasing. È evidente, ma è giusto comunque citarlo come caso. Il wrapping consente un aspetto personale senza modificare il veicolo, e si rimuove alla restituzione.

Quando si vuole cambiare ancora. Chi cambia colore ogni due o tre anni sta usando esattamente la caratteristica per cui il wrapping esiste.

Quando si cercano effetti che la vernice non fa. Color-shift, cromature, olografici, texture: qui il vinile è imbattibile, e nessun sistema di miscelazione ci arriva. Vale però la distinzione fatta sopra tra effetti e tinte: sulle tonalità piene il rapporto si inverte.

Quando si vuole anche protezione. È il terreno del PPF colorato: preserva la vernice sotto mentre la copre, e dura più a lungo del vinile. Ha un prezzo più alto e chiede una posa più difficile, ma è l’unica delle tre strade che offre insieme colore nuovo e protezione di quello vecchio.

Le domande da porsi (e da porre)

Non esiste una risposta valida per tutti, e chi ve la dà senza aver visto l’auto sta semplificando. Ma esistono le domande giuste:

Sullo stato di partenza. In che condizioni è la vernice, davvero? Ci sono state riverniciature? Chi valuta il lavoro le ha cercate e ve lo ha documentato?

Sull’orizzonte. Per quanti anni terrete l’auto? Pensate di rivenderla? Vi interessa poter tornare al colore originale, o è un’ipotesi che non farete mai?

Sul livello di finitura. Vi basta un ottimo risultato dove si guarda, o volete che del vecchio colore non resti traccia da nessuna parte?

Sul conto complessivo. Il preventivo comprende le parti interne? È stata considerata la rimozione futura? Il film usato è indicato per iscritto?

Sul colore che avete in mente. È una tonalità precisa — magari un colore ufficiale del vostro marchio — oppure un effetto particolare? Nel primo caso la vernice non ha rivali; nel secondo ce l’ha solo la pellicola.

Sulla protezione. Vi interessa solo il colore nuovo, o anche preservare la vernice sotto? È la domanda che separa il vinile dal PPF colorato, e in molti casi è quella che sposta la decisione.

Queste domande hanno una caratteristica: le risposte si influenzano a vicenda. Un’auto tenuta a lungo, con vernice perfetta e nessun desiderio di tornare indietro, porta in una direzione; la stessa auto che si pensa di rivendere, con il colore di fabbrica ancora integro, porta in quella opposta. Nessuna variabile decide da sola.

Ed è il motivo per cui una valutazione fatta bene comincia sempre allo stesso modo: guardando l’auto e ascoltando cosa se ne vuole fare

Chi vuole cambiare colore alla propria auto trova quasi sempre lo stesso schema: due colonne, i pro di qua, i contro di là. Il wrapping è reversibile e più economico, la verniciatura è permanente e dura di più. Tutto vero, e quasi sempre inutile — perché la decisione non si prende confrontando due elenchi, ma capendo in quale situazione ci si trova.

Noi facciamo wrapping. La verniciatura no — ma veniamo da lì: siamo nati come costola di una carrozzeria, e quel mestiere lo abbiamo imparato dall’interno. Capita, non di rado, che a un cliente arrivato per un cambio colore in pellicola finiamo per dire che gli conviene riverniciare.

Vale la pena essere chiari sul punto: quando lo diciamo, quel lavoro va fuori. Non è un servizio che offriamo, e da quella strada non ricaviamo nulla — possiamo solo indicarla, sulla base dell’esperienza e di quello che conosciamo del mercato. È solo che, avendo entrambe le prospettive, sappiamo riconoscere i casi in cui la nostra non è quella giusta.

Questo articolo mette in fila le variabili che contano davvero. Non sono verdetti: sono le domande da cui parte una valutazione seria, quella che poi va fatta sulla singola auto, con la singola storia e le singole intenzioni di chi la possiede.

Una premessa necessaria, perché cambia i termini del confronto: le strade non sono due, sono tre. Oltre alla verniciatura e al wrapping in vinile esiste il PPF colorato — una pellicola che cambia colore ma nasce per proteggere. Su alcuni dei criteri che seguono si comporta come il vinile; su altri si avvicina molto di più alla verniciatura. Lo segnaliamo di volta in volta, perché è proprio nelle differenze che si decide.

Wrapping o verniciatura è la domanda con cui quasi tutti cominciano, ed è quella giusta — a patto di sapere che le strade non sono due, ma tre. Qui entriamo nel merito del confronto; se cerchi prima il quadro d’insieme, lo trovi in cosa sapere prima di cambiare colore all’auto.

Prima di tutto: com’è la vernice sotto

Questa non è una preferenza, è un vincolo. Viene prima di ogni altra considerazione perché in alcuni casi decide da sola.

Una pellicola adesiva aderisce a ciò che trova. Se la vernice sotto è instabile, il film può reggere solo quanto regge lo strato a cui è attaccato: si può usare il materiale migliore del mondo, ma è ancorato a qualcosa che sta già cedendo.

Ci sono tre condizioni in cui il wrapping è sconsigliabile a prescindere dalle intenzioni:

La ruggine. Non si riveste. Il film trattiene l’umidità e la corrosione continua a lavorare sotto, dove non si vede — quindi non solo non si ferma, ma peggiora indisturbata fino a sollevare la pellicola.

Il trasparente che cede. Quando lo strato superficiale si sfoglia o si opacizza a chiazze, non c’è una base stabile a cui il film possa aggrapparsi. Ed è il caso in cui la rimozione, anni dopo, rischia di portare via la vernice insieme alla pellicola.

Le riverniciature precedenti mal eseguite. Sono il caso più insidioso perché non sempre si vedono. Una vernice non originale applicata male può staccarsi al momento della rimozione, e il danno emerge alla fine, non all’inizio.

Un’osservazione che sorprende chi se lo sente dire: una vernice spenta ma integra è un’ottima base. Quello che conta è la stabilità, non l’aspetto. Un’auto che sembra messa male può essere perfettamente adatta al wrapping; una che sembra a posto ma ha il trasparente in sofferenza, no.

C’è poi un fatto che vale la pena sapere: una pellicola sottile non nasconde, rivela. Ogni difetto sotto diventa un rilievo visibile in controluce. Chi spera che il wrapping copra i problemi della carrozzeria scoprirà che li mette in evidenza — ed è lo stesso motivo per cui, alla rimozione, emerge quello che c’era già: ne abbiamo parlato a fondo in il wrapping rovina la vernice?.

Misurazione spessore vernice

Cinque situazioni in cui la verniciatura ha più senso

Superato il vincolo tecnico, il wrapping diventa una strada percorribile. Il che non significa che sia sempre la scelta migliore.

Le situazioni che seguono hanno un tratto in comune, ed è il criterio che le tiene insieme: il wrapping costa quello che costa perché è reversibile. Quando la reversibilità non serve a nessuno, si sta pagando per una caratteristica che non verrà usata.

1. Non voglio compromessi: del vecchio colore non deve restare nulla

Il wrapping ha un limite che non dipende dall’esecuzione, ma dalla natura del procedimento. E vale la pena capire da dove nasce, perché non è un dettaglio tecnico: è la differenza sostanziale tra il verniciare e il rivestire.

La vernice si applica allo stato liquido. Arriva ovunque — dentro un recesso, in una piega, in un punto che nessuna mano potrebbe raggiungere con un foglio. Segue la forma perché non ha una forma propria.

La pellicola è un foglio che deve conformarsi. Si tende, si scalda, si adatta — ma resta un materiale con una geometria di partenza che va costretta su una superficie che ne ha un’altra. E questo comporta due conseguenze.

La prima: si ferma dove finisce il pannello. Anche con lo smontaggio più accurato ci sono punti dove il colore originale rimane — dietro un componente non rimovibile, in una giunzione, in un recesso troppo stretto. Un lavoro fatto bene li riduce al minimo e li porta dove non si guarda. Ma li riduce, non li elimina.

La seconda, meno intuitiva: non tutte le superfici sono adatte a riceverla. Servono continuità e una geometria che consenta al film di aderire davvero. Dove la forma è troppo tormentata, o il supporto non offre una presa adeguata, il risultato può non essere all’altezza — né per tenuta né per resa estetica. La vernice quel problema non ce l’ha.

Chi pone come condizione che del vecchio colore non resti traccia sta chiedendo una cosa che il wrapping, per come funziona, non può dare. Non è una questione di quanto si è disposti a spendere.

E qui il PPF colorato non aiuta, semmai complica. Essendo più spesso e meno conformabile del vinile, si adatta con più fatica alle geometrie difficili: la copertura totale diventa più impegnativa da ottenere, e la qualità estetica nei punti critici è più difficile da garantire. Se il criterio è “non voglio compromessi”, il PPF colorato è la pellicola meno indicata, non la più indicata.

2. Possiedo l’auto da anni e non penso di cambiarla

È il caso più frequente, e vale la pena guardarlo da vicino.

Un’auto di alta gamma tenuta a lungo, che ha bisogno di una rinfrescata, e magari con la voglia di cambiare colore. Il ragionamento spontaneo è: allora facciamo il wrapping, così se cambio idea torno indietro.

Ma chi arriva dopo anni con la stessa auto, e non pensa di cambiarla, quella strada del ritorno non la percorrerà: sta cercando un’auto che gli piaccia di più per gli anni che verranno, non un colore da cui poter tornare indietro.

E allora la reversibilità — la cosa che il wrapping fa meglio di chiunque, e che ne giustifica il prezzo — resta lì inutilizzata.

C’è un secondo elemento: se l’auto ha vissuto abbastanza da meritare una rinfrescata, spesso siamo già vicini al vincolo tecnico. Vale la pena controllarlo prima, non dopo.

È però il caso in cui il PPF colorato merita di stare sul tavolo. Chi tiene l’auto a lungo cerca un risultato che duri, e il PPF colorato dura più del vinile — che invecchia in modo dipendente dal colore e dalla superficie, come abbiamo visto in quanto dura un wrapping in vinile. Ma soprattutto fa una cosa che né il vinile né la verniciatura fanno: protegge la vernice che sta sotto mentre la copre. Chi vuole tenersi l’auto ancora per anni sta comprando qualcosa di più di un colore nuovo.

Attenzione a non trasformarlo in una promessa che non è: il PPF colorato non azzera i costi futuri, perché prima o poi va sostituito anche lui. Quello che cambia è cosa devi rifare quando arriva un danno. Se un urto o un’abrasione intacca la pellicola ma la vernice sotto ne esce indenne — che è precisamente il lavoro che il PPF fa e il vinile no — allora si sostituisce la pellicola e basta. Con il vinile, spesso, ci sono da rifare entrambe le cose: la vernice e poi il rivestimento.

Pellicola wrapping che si strappa in fase di rimozione e rilascia residui di colla sulla superficie

3. Il conto va fatto sull’intero ciclo, non sull’installazione

Qui si annida il malinteso più costoso, e riguarda una voce di cui quasi nessuno parla.

Il confronto che si fa di solito è tra il prezzo del wrapping e quello della verniciatura. Ma il wrapping, prima o poi, va rimosso— e la rimozione ha un costo che nel preventivo iniziale non compare.

Sommando posa completa, copertura estesa alle parti interne e rimozione futura, un wrapping di alta qualità può avvicinarsi sensibilmente al costo di una verniciatura completa. Non sempre: dipende dall’auto, dall’estensione del lavoro, dal materiale. Ma è un calcolo da fare prima, non da scoprire dopo. Le variabili che determinano il preventivo, e perché due proposte possono divergere tanto, le abbiamo analizzate in quanto costa il wrapping di un’auto.

Con il PPF colorato la forbice si stringe ulteriormente, e a volte si chiude. Costa di più del vinile in partenza, quindi il confronto con la verniciatura non è più una questione di risparmio: diventa una scelta tra due investimenti confrontabili, che vanno valutati per quello che danno, non per quello che costano.

E c’è un punto ancora più scomodo. Noi abbiamo smesso di occuparci della rimozione di pellicole applicate da altri, e non per ragioni tecniche: perché spesso non riuscivamo a fare un preventivo che fossimo certi di rispettare.

Un vinile posato bene, con buon materiale, viene via in modo ragionevole. Un altro si strappa, lascia residui di adesivo su superfici estese, e trasforma il lavoro in un numero di ore che nessuno può stimare prima di cominciare. La differenza tra i due casi non si vede a pellicola montata.

Anche qui il PPF colorato si comporta meglio: si rimuove più agevolmente del vinile, naturalmente rispettando i tempi indicati dal produttore. È un vantaggio reale, ma vale solo se qualcuno tiene il conto di quei tempi — cioè se il lavoro è tracciato.

Il che porta alla conseguenza pratica: il costo della verniciatura lo conosci il primo giorno. Il costo complessivo di una pellicola contiene una voce che nessuno può quantificare finché non si inizia a staccare — e quella voce arriva alla fine, quando non si può più scegliere.

Un’annotazione utile per chi sta scegliendo adesso. La rimuovibilità futura si decide oggi, con il materiale e con chi lo posa. Ma nella nostra esperienza, chi arriva con una pellicola già addosso quasi mai sa quale marca gli sia stata applicata. Per questo, tra le cose da chiedere a chi vi farà il lavoro, ce n’è una che sembra burocratica e non lo è: che il film usato sia scritto nel preventivo. Non serve a voi oggi. Serve tra cinque anni, magari a qualcun altro.

4. Le riparazioni: cosa succede dopo un danno

Questa variabile è diversa dalle altre, perché non dipende da cosa volete: dipende dalla statistica. Un’auto tenuta molti anni, prima o poi, prende un colpo.

La vernice è riproducibile. Esiste un codice colore, si rifà il pannello, il colore torna quello.

Le pellicole meno. Quelle colorate possono avere una leggera variazione di tono tra un lotto di produzione e l’altro — è una caratteristica fisica della produzione del colore, presente anche nei film migliori, e si gestisce usando lo stesso lotto per tutta la vettura. Ma quel lotto, due o tre anni dopo, non esiste più. Il pannello riparato può risultare leggermente diverso dagli altri, e non per un errore di chi ha riparato. Le differenze costruttive tra pellicola wrapping e PPF colorato spiegano perché il fenomeno esiste.

C’è poi il doppio intervento. Su un’auto rivestita, un danno alla carrozzeria può richiedere due lavori invece di uno: prima si ripara la lamiera e la vernice sotto, poi si riapplica la pellicola.

Quando questo succeda dipende dalla gravità, e la scala ha tre livelli. I micrograffi: un PPF colorato di qualità si auto-rigenera, sul vinile restano e col tempo opacizzano la superficie.

I danni intermedi — un’abrasione, una scheggia, un urto leggero: è qui che le due pellicole si separano davvero. Il PPF è spesso e assorbe l’impatto: si danneggia lui, la vernice sotto resta intatta, e si sostituisce solo il pezzo di pellicola. Il vinile è sottile e non fa da schermo: spesso la scheggia lo attraversa e arriva alla vernice comunque. In quel caso ti ritrovi con due danni invece di uno — il rivestimento da rifare e la vernice sotto pure.

I danni veri, quelli che deformano la lamiera: lì nessuna pellicola può fare niente, e il doppio lavoro è inevitabile per entrambe.

Ed è il punto in cui il vantaggio si rovescia. La pellicola la si sceglie perché sotto resta la vernice originale — e proprio per questo, quando il danno arriva davvero, quella vernice va comunque rifatta, e in più c’è il rivestimento da rimettere. Su un’auto verniciata il lavoro sarebbe stato uno solo.

5. Voglio una tinta precisa, non un colore che le somiglia

Il wrapping viene raccontato come la strada del colore libero, e in parte è vero: sugli effetti — cromature, olografici, color-shift, texture — il vinile fa cose che la verniciatura non replica.

Sulle tinte però il rapporto si inverte, e questo si tende a darlo per scontato. I sistemi di miscelazione partono da tinte base e ne compongono qualunque tonalità: la gamma non è ampia, è praticamente illimitata. Le pellicole invece esistono nei colori che il produttore ha messo a catalogo. Sono molti, ma sono un elenco finito.

La differenza diventa decisiva in un caso preciso, e frequente sulle auto di valore: chi vuole cambiare colore restando dentro la gamma ufficiale del proprio marchio. Un blu di listino, il grigio di una serie speciale, la tinta di un allestimento che sulla propria vettura non c’era. Sono colori identificati da un codice, e quel codice in verniciatura si riproduce.

In pellicola quella tinta specifica quasi sempre non esiste. Si trova qualcosa che le somiglia — e “somiglia”, su un’auto di pregio e per chi quel colore lo conosce, di solito non basta.

Qui la verniciatura non ha alternative. Non è una preferenza: è l’unica strada che porta a quel risultato.

E quando invece il wrapping è la scelta giusta

Perché il quadro sia onesto, va detto anche il contrario. Ci sono situazioni in cui la verniciatura è la scelta peggiore, e riguardano soprattutto il valore dell’auto.

Quando conta restare nell’originale. Su vetture premium, sportive e da collezione il colore di fabbrica è parte del valore, e questo è noto. Ma il ragionamento vale, in forma più attenuata, anche fuori da quel mondo: ogni modello ha una gamma di colori che il mercato è abituato a vedergli addosso, e uscire da quel territorio restringe la platea di chi lo cercherà. Non è una questione di gusto — è che l’acquirente di un usato tende a scegliere ciò che riconosce.

La verniciatura è definitiva: qualunque sia il risultato, quel colore resta e diventa parte della vettura. Il wrapping no — sotto la pellicola la vernice originale è ancora lì, e si può tornare indietro. Chi non vuole rinunciare all’originalità ha una sola delle due strade.

Quando l’auto è a noleggio o in leasing. È evidente, ma è giusto comunque citarlo come caso. Il wrapping consente un aspetto personale senza modificare il veicolo, e si rimuove alla restituzione.

Quando si vuole cambiare ancora. Chi cambia colore ogni due o tre anni sta usando esattamente la caratteristica per cui il wrapping esiste.

Quando si cercano effetti che la vernice non fa. Color-shift, cromature, olografici, texture: qui il vinile è imbattibile, e nessun sistema di miscelazione ci arriva. Vale però la distinzione fatta sopra tra effetti e tinte: sulle tonalità piene il rapporto si inverte.

Quando si vuole anche protezione. È il terreno del PPF colorato: preserva la vernice sotto mentre la copre, e dura più a lungo del vinile. Ha un prezzo più alto e chiede una posa più difficile, ma è l’unica delle tre strade che offre insieme colore nuovo e protezione di quello vecchio.

Le domande da porsi (e da porre)

Non esiste una risposta valida per tutti, e chi ve la dà senza aver visto l’auto sta semplificando. Ma esistono le domande giuste:

Sullo stato di partenza. In che condizioni è la vernice, davvero? Ci sono state riverniciature? Chi valuta il lavoro le ha cercate e ve lo ha documentato?

Sull’orizzonte. Per quanti anni terrete l’auto? Pensate di rivenderla? Vi interessa poter tornare al colore originale, o è un’ipotesi che non farete mai?

Sul livello di finitura. Vi basta un ottimo risultato dove si guarda, o volete che del vecchio colore non resti traccia da nessuna parte?

Sul conto complessivo. Il preventivo comprende le parti interne? È stata considerata la rimozione futura? Il film usato è indicato per iscritto?

Sul colore che avete in mente. È una tonalità precisa — magari un colore ufficiale del vostro marchio — oppure un effetto particolare? Nel primo caso la vernice non ha rivali; nel secondo ce l’ha solo la pellicola.

Sulla protezione. Vi interessa solo il colore nuovo, o anche preservare la vernice sotto? È la domanda che separa il vinile dal PPF colorato, e in molti casi è quella che sposta la decisione.

Queste domande hanno una caratteristica: le risposte si influenzano a vicenda. Un’auto tenuta a lungo, con vernice perfetta e nessun desiderio di tornare indietro, porta in una direzione; la stessa auto che si pensa di rivendere, con il colore di fabbrica ancora integro, porta in quella opposta. Nessuna variabile decide da sola.

Ed è il motivo per cui una valutazione fatta bene comincia sempre allo stesso modo: guardando l’auto e ascoltando cosa se ne vuole fare

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FAQ

LEGGI QUI LE RISPOSTE AD ALCUNE TRA LE DOMANDE PIU’ FREQUENTI:

Cos’è la nanotecnologia?

E’ un ramo della scienza che si occupa del controllo e della manipolazione della materia su scala dimensionale nanometrica (un miliardesimo di metro). A livello “nano”,  i comportamenti e le caratteristiche della materia si modificano in modo notevole con proprietà e funzionalità che vanno fondamentalmente in due direzioni: o sono notevolmente migliorate o sono completamente nuove.

Cos’è Ceramic Pro?

E’ un liquido trasparente a base di biossido di silicio composto di nanomolecole. Una volta applicato, le nanomolecole riempiono gli spazi vuoti esistenti sulla superficie fino a formare una barriera che isola il substrato originale dai contaminanti del mondo esterno. 

Ceramic Pro può danneggiare la mia auto?

No. Ceramic Pro è assolutamente sicuro, per qualsiasi superficie. Non danneggia vernice o trasparente e non inficia la garanzia originale della tua auto.

Ceramic Pro può nel tempo crepare, pelare o ingiallire?

No. Tutti i prodotti Ceramic Pro sono sottoposti a severi test da parte di SGS, che ne garantiscono l’assoluta affidabilità anche in questo senso.

Ceramic Pro è un’alternativa alla cera?

Sì, una alternativa di gran lunga più performante, sotto tutti i punti di vista, e durevole. Una volta applicato il Ceramic Pro non c’è più bisogno di alcuna cera o altro protettivo. La manutenzione a tuo carico richiede solo lavaggio con acqua e detersivo neutro.

Posso acquistare e applicare da solo Ceramic Pro?

No. Il Ceramic Pro può essere venduto ed applicato esclusivamente da centri certificati ed autorizzati. Ogni altra soluzione, oltre a rischiare di creare danni alla superficie e compromettere il risultato finale, fa decadere ogni diritto alla garanzia.

È applicabile anche su veicoli opachi?

Sì. Anzi, proprio perché i trasparenti opachi sono particolarmente problematici in tema di mantenimento e manutenzione, l’applicazione del Ceramic Pro è ancora più utile e funzionale.

La protezione contro i graffi è assoluta?

La durezza del Ceramic Pro è tre volte superiore a quella di un tradizionale trasparente. Ciò aumenta notevolmente la resistenza della superficie, ma, nonostante ciò, non è possibile fornire una garanzia assoluta contro graffi, scheggiature e abrasioni. Eventuali difetti eventualmente creatisi al di sopra dello strato di base verniciante, però, possono essere molto più facilmente ripristinati.

Che tipo di manutenzione è necessaria?

Per una corretta manutenzione è sufficiente lavare a mano periodicamente la vettura, con solo detergente neutro. Oltre a questo è necessario svolgere, presso il nostro centro, il ciclo di mantenimento annuale.

In cosa consiste l’attività di mantenimento?

Si tratta di un passaggio annuale presso il nostro centro al fine di una verifica dello stato della protezione ed il ripristino di eventuali particelle superficiali di prodotto deteriorate. Il prezzo di tale attività è già incluso nel costo del pacchetto acquistato.

Viene fornita una garanzia con Ceramic Pro?

Sì, per il periodo indicato in funzione del tipo di trattamento (da due anni fino a vita). La validità della garanzia è subordinata alla puntuale esecuzione del ciclo di mantenimento.

Quanto costa Ceramic Pro?

Dipende dal pacchetto scelto, dalle dimensioni e dalle condizioni del veicolo da trattare. Per dare comunque un riferimento, si parte dai 600 Euro fino ad arrivare a circa 3000 per la protezione a vita.

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E’ un ramo della scienza che si occupa del controllo e della manipolazione della materia su scala dimensionale nanometrica (un miliardesimo di metro). A livello “nano”,  i comportamenti e le caratteristiche della materia si modificano in modo notevole con proprietà e funzionalità che vanno fondamentalmente in due direzioni: o sono notevolmente migliorate o sono completamente nuove.

Cos’è Ceramic Pro?

E’ un liquido trasparente a base di biossido di silicio composto di nanomolecole. Una volta applicato, le nanomolecole riempiono gli spazi vuoti esistenti sulla superficie fino a formare una barriera che isola il substrato originale dai contaminanti del mondo esterno. 

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No. Ceramic Pro è assolutamente sicuro, per qualsiasi superficie. Non danneggia vernice o trasparente e non inficia la garanzia originale della tua auto.

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No. Tutti i prodotti Ceramic Pro sono sottoposti a severi test da parte di SGS, che ne garantiscono l’assoluta affidabilità anche in questo senso.

Ceramic Pro è un’alternativa alla cera?

Sì, una alternativa di gran lunga più performante, sotto tutti i punti di vista, e durevole. Una volta applicato il Ceramic Pro non c’è più bisogno di alcuna cera o altro protettivo. La manutenzione a tuo carico richiede solo lavaggio con acqua e detersivo neutro.

Posso acquistare e applicare da solo Ceramic Pro?

No. Il Ceramic Pro può essere venduto ed applicato esclusivamente da centri certificati ed autorizzati. Ogni altra soluzione, oltre a rischiare di creare danni alla superficie e compromettere il risultato finale, fa decadere ogni diritto alla garanzia.

È applicabile anche su veicoli opachi?

Sì. Anzi, proprio perché i trasparenti opachi sono particolarmente problematici in tema di mantenimento e manutenzione, l’applicazione del Ceramic Pro è ancora più utile e funzionale.

La protezione contro i graffi è assoluta?

La durezza del Ceramic Pro è tre volte superiore a quella di un tradizionale trasparente. Ciò aumenta notevolmente la resistenza della superficie, ma, nonostante ciò, non è possibile fornire una garanzia assoluta contro graffi, scheggiature e abrasioni. Eventuali difetti eventualmente creatisi al di sopra dello strato di base verniciante, però, possono essere molto più facilmente ripristinati.

Che tipo di manutenzione è necessaria?

Per una corretta manutenzione è sufficiente lavare a mano periodicamente la vettura, con solo detergente neutro. Oltre a questo è necessario svolgere, presso il nostro centro, il ciclo di mantenimento annuale.

In cosa consiste l’attività di mantenimento?

Si tratta di un passaggio annuale presso il nostro centro al fine di una verifica dello stato della protezione ed il ripristino di eventuali particelle superficiali di prodotto deteriorate. Il prezzo di tale attività è già incluso nel costo del pacchetto acquistato.

Viene fornita una garanzia con Ceramic Pro?

Sì, per il periodo indicato in funzione del tipo di trattamento (da due anni fino a vita). La validità della garanzia è subordinata alla puntuale esecuzione del ciclo di mantenimento.

Quanto costa Ceramic Pro?

Dipende dal pacchetto scelto, dalle dimensioni e dalle condizioni del veicolo da trattare. Per dare comunque un riferimento, si parte dai 600 Euro fino ad arrivare a circa 3000 per la protezione a vita.